E’ sempre la stessa storia.

Mi stò stufando. Sono sempre le stesse cose ripetute all’jnfinito, e inutilmente a quanto pare. I “buoni” parolai imperversano, personaggi ipocriti e stupidi che raccolgono l’approvazione di ipocriti imbecilli come loro.

I “buoni, sempre loro. Quelli Europei, che condannano l’Italia per discriminazione contro gli omosessuali, http://www.repubblica.it/esteri/2016/06/30/news/niente_ricongiungimento_a_coppia_gay_la_corte_europea_condanna_l_italia-143113395/ , evidentemente l’Europa non ha molti problemi seri a cui stare dietro, e poi si lamentano se c’è chi vuole uscire.

Tra l’altro, sarei curioso di sapere per quale motivo a più di 50 anni sono rientrati in Italia; sarò maligno, ma sono pronto a scommettere che è per motivi medici, secondo me l’italiano aveva bisogno di cure (quale altro motivo potrebbe avere per rientrare nell’orrida, omofoba e arretrata Italia? Se fosse per un tempo breve, non sarebbe nato il caso, quindi la ragione doveva essere un’altra e l’unica che mi sembra plausibile è questa); perchè l’Italia è un paese omofobo,cattivo e retrogrado, ma con una buona sanità gratuita; in fondo meglio avere a che fare con omofobi generosi, che con libertari a pagamento, vero? Ma quegli stronzi che fanno i “buoni” se ne guardano bene da verificare queste cose, condannano l’Italia a pagare 20.000 euro, ma di quanto l’Italia spende per curare lo stronzo, che lavora, paga le tasse e spende in Nuova Zelanda non se ne parla.

Nota: non vale solo per gli omosessuali, ma anche per i “poveri” pensionati che vanno a vivere all’estero e i “cervelli”, che come già detto spesso sono diventati tali a nostre spese, in fuga: io gli toglierei il diritto di usufruire gratuitamente della sanità. Giovani brillanti laureati abbandonate il paese? D’accordo, ma prima ci ripagate parte delle spese sostenute a prepararvi, poi andate dove cazzo volete, e la poi rimanete, e qui tornate solo per le ferie.

E poi sempre la solita manfrina dello stato ladro, ladro , ladro, Giannino dixit, che deruba i poveri Italiani sulle cui spalle ricade il sempre più grande debito pubblico. Ma chi cazzo lo ha fatto questo debito pubblico, se non gli Italiani? O forse sti giornalisti del piffero, populisti e imbroglioni, che si guardano bene dal ricordare che i miliardi di debiti lo stato li ha creati regalando diritti a cani e porci senza pretendere nulla in cambio? Sanità, pensioni, casse integrazioni, lavori pubblici, pubblica amministrazione, finanziamenti, welfare, corruzione, scuola, tutto ciò ha creato il debito, si è creato perché si è speso di più di quel che si è guadagnato, cioè non si è lavorato abbastanza, o meglio alcuni hanno lavorato anche troppo, altri, molti altri, molto meno, e costoro di solito sono anche quelli che allo stato costano di più. Anche il business dell’assistenza agli extracomunitari rientra in questa filosofia di inventarsi un lavoro per distribuire reddito a pioggia, ma un lavoro se non è veramente utile, non è vero lavoro, non crea vera ricchezza ma è solo altro debito mimetizzato.

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_maggio_25/atac-dossier-procura-9b6e5808-22a9-11e6-889d-0e478b0d5f56.shtml   Troverete decine di scandali che riguardano l’ATAC di Roma, una  delle centinaia di aziende dove GLI ITALIANI rubano allo stato,  uno dei mille esempi di ruberie VERSO LO STATO, BREBEMI, MOSE, mafia Capitale, banche, , furbetti del cartellino, corrotti e corruttori di ogni genere e tipo;  dove sono i cittadini che rubano allo stato, gli stessi che poi vanno in televisione a lamentarsi dello stato ladro. Ma chi, cosa è lo Stato se non la comunità?  O forse credono che li hanno rubati tutti i “politici” i 2300 MILIARDI di euro del debito pubblico? Cavolo, sarebbero tutti davvero ricchissimi.Ma no, meglio considerare lo stato un mostro impersonale, un’entità astratta su cui scaricare tutte le colpe, assolvendo cosi le nostre, un essere perfido attaccando il quale si può fare carriera, politica o giornalistica.

Si chiama tagliare il ramo su cui si è seduti, ma siamo cosi scemi, ma cosi scemi, da non capirlo.

 

 

Risparmi, mercati, debiti e crediti.

Articolo interessante, un pò complesso ma interessante.http://www.rischiocalcolato.it/2016/06/viale-del-tramonto.html Premesso che io non sono uno studioso, però personalmente credo che il nocciolo della questione stà in quel “ i risparmi sono consumo differito”, affermazione che mi trova solo parzialmente d’accordo. Cosi è come dovrebbe essere, lo scopo del risparmio  dovrebbe proprio essere quello, lavorare, ottenerne un reddito e accumularlo fino ad averne la quantità sufficente all’acquisto del bene desiderato; invece non è cosi. I grossi potentati economici  hanno creato (radunandole) grandi masse di risparmi per usarle come fonte di profitto, prestandolo, in una forma di autoriproduzione.

Per poterlo fare hanno creato anche i loro clienti, i debitori,cioè consumatori che consumavano  PRIMA DI DIMOSTRARE la loro effettiva capacità di “meritarsi” i beni che consumavano, ovvero prima di produrre a loro volta quei prodotti , merci o servizi, con cui barattare. La storia, purtroppo anche quella quotidiana,  ci insegna che purtroppo molti non sono stati in grado, o non hanno voluto, produrre totalmente ciò che ci si aspettava da loro  da qui gli enormi crediti accumulati che sappiamo non saranno mai ripagati. Curioso, un credito non ripagato si trasforma in debito per chi l’ha erogato. IL CREDITO NON ESISTE, C’E’ SOLO IL DEBITO CHE SI NASCONDE.

A costo di essere noioso e ripetitivo, ricordo che gran parte dei prestatori di denaro, banche e finanziarie, gestiscono il denaro, cioè non usano il PROPRIO di denaro, questi li rende molto meno selettivi.

Quando si parla di mercati, occorrerebbe dividere in maniera netta la finanza dall’economia reale, il denaro dalle merci, il falso dal vero. A mio modestissimo parere, chi sostiene che i mercati si autoregolano sbaglia; Say https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Say   sbagliava sostenendo che tutto il reddito viene, prima o poi, consumato; non è affatto cosi, specie in un mondo dove vi è qualcuno ( o molti) il cui reddito supera abbondantemente i bisogni, per cui troverà normale accumulare denaro, specie avendo LA POSSIBILITA’ DI TRASFORMARLO IN UN’ULTERIORE FORMA DI REDDITO, a fatica zero. Say, o era un povero, o un gran spendaccione :-). Sarebbe diverso se il risparmio fosse accumulato sotto forma di merci, allora si che in un modo o nell’altro queste verrebbero o utilizzate, o destinate a deperire nel tempo, evitando cosi l’accumulo inoperoso o speculativo.

Finchè non si accetta il fatto che il denaro è solo un accessorio dell’economia, anzichè il mezzo di riferimento, le disastrose crisi finanziarie saranno inevitabili, e tanto più disastrose quanto grosse sono le masse di moneta fiat circolante. Il baratto è l’unica vera economia, merci e servizi che produciamo in cambio di altre merci e servizi di cui necessitiamo e che non possiamo o sappiamo produrre; invece che senso, che utilità avrebbe scambiare denaro con altro denaro? Nessuno . Perchè è cosi difficile da capire?

Ricchi, Poveri e Superciuk

Mi spiace dover ritornare su questo discorso, ma ciò che leggo e sento mi costringe a farlo.

Qualcuno ricorda Superciuk? Era un personaggio di un fumetto, Alan Ford, che rappresentava un “supereroe” un pò particolare, rubava ai poveri per donare ai ricchi, difendeva i ricchi “dall’arroganza dei poveri”. Beh, comincio a domandarmi se non avesse ragione, almeno in parte. Penserete che io sia impazzito, ma , anche se adesso stò chiaramente esagerando, rimane il fatto che si stà diffondendo un modo di pensare piuttosto strano, cioè che i poveri abbiano dei diritti solo perchè poveri; sempre più spesso non è che chiedano aiuto, ma lo pretendono, e questo mi sembra pericoloso.

Essere poveri è diventato uno stato che da, o almeno cosi si vorrebbe, accesso ad un sacco di “privilegi”, case gratis, redditi di cittadinanza, cure e studi gratuiti e chi più ne ha più ne metta, e tutto questo a spese di chi? MA SOPRATUTTO, IN CAMBIO DI COSA?

E’ questo che non sopporto, non capisco perchè chi aiuta i poveri, soprattutto lo stato, lo debba fare, a “fondo perduto”. Perchè io stato non posso pretendere, ad esempio, che i poveri disoccupati che vivono in case popolari contribuiscano alla manutenzione delle stesse con la prestazione di manod’opera? Migliaia di disoccupati che si lamentano delle condizioni fatiscenti dei palazzi pubblici in cui vivono, ma perchè nessuno chiede che si diano da fare per mantenere in condizioni dignitose gli stabili dove abitano?

No, centinaia di migliaia di persone chiedono, anzi, PRETENDONO che lo stato provveda a loro, ma senza che si sentano in dovere di dare qualcosa in cambio ne tantomeno si aspettano che lo stato gli chieda qualcosa, e tutto ciò nel generale silenzio dei media; è assurdo.

Essere poveri non è un merito, non da nessun diritto se non quello di avere la possibilità REALE di poter migliorare la propria condizione, e questo si può fare solo lavorando e impegnandosi. Questo è ciò che devono pretendere i poveri: la possibilità di riscattare la propria posizione, e questo può succedere solo se smettono di aspettare il pesce dal cielo, ma chiedano che gli venga data la possibilità di pescare.  Queste masse di persone giovani che si stanno abituando a vivere di welfare cosi da poter coltivare i propri interessi e la propria libertà stanno distruggendo dall’interno il nostro sistema e creando la situazione che porterà alla caduta della classe media, e non verseremo, verseranno, abbastanza lacrime per le conseguenze di questo spaventoso enorme errore.

superciuk

 

 

Cara vecchia locomotiva.

A forza di ignorare la manutenzione della locomotiva per occuparsi dei vagoni, questa stà tirando gli ultimi.images

In questi giorni il Giannino di radio 24 ha parlato dei “furbetti del cartellino” a proposito della nuova “stretta” del governo Renzi. La cosa che mi ha fatto, tanto per cambiare, andare in bestia è un tizio che telefona, un calabrese che lavora nella P.A. che dice che a volte è meglio che certe persone anzichè stare in sei in un ufficio a non fare nulla, e magari a litigare,è meglio che vadano a fare la spesa. (devo decidermi a segnare data e ora cosi da fornirvi il link al podcast). Mi ricorda una bella battuta di un comico che diceva di aver lavorato alle ferrovie a reggio calabria, che più o meno era cosi: ieri il mio capo mi ha visto uscire con il timbra cartellino, e mi ha chiesto cosa stavo facendo: “mi porto il lavoro a casa”. Ma nessuno si ricorda che costoro SONO PAGATI?

E quelli dei 5stelle vogliono il reddito di cittadinanza? Ma quanti sono in Italia coloro che di fatto ce l’hanno già da anni, e anche un buon reddito, che da anche una buona, se non ottima, pensione? Ma dove crediamo di poter arrivare così? Nota che Giannino non ha commentato, spero che lo abbia fatto per ragioni di opportunità. La stessa opportunità che giornalisti, ovviamente, negano agli altri, ad esempio ai candidati sindaci di Roma, dove un giornalista , mi sembra vicedirettore del Messaggero, rimproverava i due candidati sindaci di non aver accennato al problema dello stipendio accessorio che  viene dato ai dipendenti del comune di Roma. In campagna elettorale? In una città che tra dipendenti diretti e indotto vive al 80% sulla burocrazia?

O questo giornalista è completamente coglione, o probabilmente il solito ipocrita italico che si fa bello a spese degli altri. Immagino che costui in una trasmissione televisiva mattutina chiederebbe di verificare se tutti i pensionati che prendono la minima siano poveri, o sosterrebbe la revisione contributiva delle pensioni o parlerebbe contro le casalinghe. Non lo farebbe dite?  Chissà perchè. Povera Italia. A già, comunque è colpa dell’Europa e dei Tedeschi.

Ps, una curiosità: ma secondo voi, l’anno horribilis è quello in cui ci si ammala, o quello in cui si muore? E’ l’anno della Fornero o quando hanno fatto leggi pensionistiche insostenibili economicamente? E’ l’anno in cui le banche danno mutui a cani e porci, o quello in cui saltano travolte dai crediti non riscossi? O l’anno horribilis è quello pieno di imbecilli, cioè ogni anno?

Partita doppia.

Mi scuso se ultimamente ho un pò trascurato il blog, ma ho un periodo complicato.

Detto questo, vorrei parlarvi di alcune cose, cominciando dalla partita doppia, che in questi giorni mi hanno spiegato (stò facendo un corso) e che ho capito con una certa difficoltà, lo ammetto, ma poi ci sono arrivato. In effetti non capivo perchè complicarsi cosi la vita, ma poi sono arrivato alla conclusione che  se anche se il ragionamento che ne alla base è sensato, la partita doppia è di scarsa utilità reale; non serve, come io superficialmente pensavo, per dire se un’azienda “funziona” o meno, ma per poter controllare i bilanci, i movimenti economici di una azienda. Ora, questo mi dice che la contabilità appartiene a quelle materie che hanno un loro fascino, che non è sicuramente minore della loro discutibile utilità, ma che servono a poco, fatto questo provato dalla altrettanto discutibile utilità dei revisori contabili, .come le ripetute traversie di grandi aziende e banche hanno sempre dimostrato.

Semplicemente se la contabilità fosse davvero utile, non ci sarebbero fallimenti ne truffe:  mi spiego meglio, non è che sia la contabilità di per se non serva, ma la sua utilità dipende dalla validità dei dati che gli vengono consegnati, e già qui si discute dell’onestà dei soggetti coinvolti, ma e come c’insegna la storia, la variabilità di questi dati è talmente alta e soggetta a, perdonate il gioco di parole, a valutazioni soggettive, che alla fine tende a diventare tutto molto aleatorio. Come ho detto all’inizio, anzi è scritto sulla foto “di copertina”, l’economia si basa sul concetto di “valore”, e questo è soggetto ad innumerevoli, individuali, variazioni , che rendono assai difficile, se non impossibile, fare un vero bilancio.

Un esempio banalissimo per spiegarmi meglio: in fase d’inventario avere in magazzino delle scarpe vecchie, fuori moda di quanto se ne abbassa il valore? Avendo un immobile, quanto lo si valuta? Se gli affari vanno bene vale 10 , ma se gli affari vanno male e devo svendere? Crediti? Qualcuno ha parlato di crediti? SSSSSSSSSHHHHHHHHHHHHH. dogo-canario-el_1

Non svegliate il can ( banche? chi ha parlato di banche? io no. Cosa sono le banche?)che dorme (che non è un pincher nano, ma un dogo da presa canario).

 

PS. Non nego che la contabilità ha una sua utilità, qualche conto bisogna pur farlo, ma come possano certe società contabili e di revisione essere cosi ricche, non lo capisco.

 

Sono stanco

Non so se sono io che non capisco nulla, o cosa. Sembra che pochissimi vedano i pericoli che vedo io, la tensione economica, la nuova corsa agli armamenti, le truffe in tutti i settori, le continue contraddizioni insensate, la sovrappopolazione, il ritorno dei fanatismi religiosi il ripristino delle oligarchie plutocratiche e il caos che stà dilagando a causa di tutto ciò. Forse è normale, forse è sempre stato cosi, lo capisco, ma non capisco come non ci si renda conto dei rischi esponenzialmente più grandi che stiamo correndo. Eppure è semplice, è una questione di misura, di situazioni: certo che si è sempre caduti, ma la domanda importante per me non è SE o COME si cade, ma da quale ALTEZZA, e oggi siamo mooolto in alto. Per questo non capisco la tranquillità con cui tanti parlano di guerra, di crollo economico, di scontro sociale, d’immigrazione, con un tono tipo “ma si, succede sempre è normale”: sono diverse le forze in gioco, e quindi i rischi. Una bomba che esplode uccide, ma è diverso se è una bomba normale o una bomba atomica, o no?

Che ci crediate o no, io non ho paura di morire, ho paura del dolore, della malattia, della miseria, ma della morte no; sono ateo, per cui la morte non esiste per me, o meglio, dopo morto non esisto io, quindi il problema non sussiste;però vorrei avere una vita normale, ragionevolmente comoda e questo dipende da me solo in minima parte, per cui io mi sforzo di far capire a coloro che frequento cosa stà succedendo, cosi che insieme si possa cercare di fare qualcosa; ma non ottengo nulla, anzi, ottengo solo di essere considerato un rompiballe e isolato, ognuno perso dietro le proprie piccole miserie. Sembra che io abbia una visione distorta del mondo mentre i media mostrano esperti di ogni tipo che spesso prospettano soluzioni ai problemi talmente assurde, che io rimango stupito che il giornalista che l’intervista non gli sputi in un’occhio e li cacci a pedate, invece li prendono sul serio, e immagino lo facciano milioni di spettatori.

Non capisco, è più forte di me, ma a me sembra che si abbia una visione della realtà talmente di parte da essere totalmente distorta: faccio un esempio scemo, i telefilm americani: ora, sono solo io che osservo che al di la dei continui attentati che si vedono nelle serie e nei film americani nella realtà non succede quasi mai nulla? Perlomeno da noi in occidente? Com’è possibile che ci si immedesimi cosi nell’eroe di turno che muore, di solito occidentale, senza porsi la questione che accade a 8000 km da casa sua? CIOE’ che è lui l’invasore, e che stà combattendo, quindi presumibilmente uccidendo, in casa d’altri? Non che lo accusi, stà facendo un lavoro, ma come si può considerarlo la vittima? O se lo è, di chi è la vittima? Dei “cattivi” o del suo governo? O, cambiando ambito, perchè ce la si prende con i governi se il nostro bancario ci truffa? Come si può pretendere che il governo possa sorvegliare ogni singolo bancario? Fare le leggi serve a poco, se non forse se si facesse una legge che condanni all’impalamento i vari truffatori, ma dicono che non è civile, che c’è la presunzione d’innocenza, i tre gradi di giudizio e il ragionevole dubbio. E torniamo su uno dei miei (azzoppati) cavalli di battaglia e cioè: ma se una punizione non è esemplare, a cosa serve? Se io perdo una gamba, il fatto di tagliare la gamba a chi mi ha ferito, mi permetterebbe di correre? Se non serve a scoraggiare gli altri è solo vendetta.

Bah, basta per adesso, tanto non serve a niente, tantomeno scrivere questo blog, che non so neppure se qualcuno lo legge. Forse ho sbagliato tutto io, e non ho capito nulla, anche se la storia da ragione a me, o almeno cosi mi sembra. Beh, se avrò sbagliato, meglio per tutti, se avrò ragione almeno potrò dirmi che ci ho provato, inutilmente, ma credo che capiti a molti altri, per cui non mi piango troppo addosso. Per Gandhi è stata molto più dura.:-)

Povero Stato.

Cavolo, il prezzo del latte è crollato, colpa dello stato, deve intervenire. Hanno rapito mio marito in Libia, lo stato deve intervenire. Mio marito è soldato in afghanistan, lo stato deve intervenire. Arrivano milioni di immigranti, lo stato deve intervenire. Le case popolari dove abito sono in pessime condizioni, lo stato deve intervenire, stò perdendo il lavoro, lo stato deve intervenire, la mia azienda stà fallendo, lo stato deve intervenire. Perchè  lo stato deve intervenire?

In Italia ci lamentiamo tutti, e politici e giornalisti bastardi alimentano questa tendenza per fare audience, e nessuno ha il coraggio di rispondere che lo stato non è Dio, e che ognuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità, se vado a lavorare in Libia adesso, o volontario in Siria o afghanistan, lo faccio per mia scelta, quindi perchè lo stato dovrebbe essere OBBLIGATO ad intervenire? Se in Europa c’è sovrapproduzione di latte, e tu hai creato una stalla dove ogni mucca fa 50.000 litri di latte al giorno, io stato cosa c’entro? Se ti sei ammalato, sei rimasto paralizzato in un incidente, hai avuto un figlio con gravi handicapp, è colpa dello stato? Se la tua azienda non è stata capace di aggiornarsi ed ha perso mercato, è colpa dello stato? Forse che siamo in un sistema comunista dove è lo stato a dirti cosa e quanto devi produrre? Se avere figli o no? Che lavoro devi fare? No. E allora? Perchè tutti PRETENDONO dallo stato interventi fuori di quelli che sono i servizi standard, sanità, scuola, pensioni, ecc.? Perchè quando le cose vanno bene è merito nostro, quando vanno male è colpa dello stato, che DEVE intervenire, mentre quando andiamo bene, meno si fa vedere meglio è?

Sia chiaro, è giusto che lo stato intervenga, ma non sopporto che lo si pretenda come dovuto. Se io ho scelto di fare il volontario, perchè mi pagano molto bene, dovrei anche accettarne i rischi, percui, se mi rapiscono, com’è successo alle due cretine in Siria, io posso sperare che lo stato mi paghi il riscatto, ma non ho il MINIMO DIRITTO di pretenderlo. Se io vedo che qualcuno ha bisogno di aiuto, posso decidere di darglielo, ma se lo pretendesse, probabilmente glielo negherei a meno che, ovviamente, non fossi io la causa del problema. L’aiuto è una richiesta, se la raccolgono, dobbiamo solo essere grati.

Dimenticavo, per molti Italiani, lo stato italiano è una merda, ma solo quando (e se) mi fa comodo, deve intervenire, in quel caso anche la merda è buona.

PS. Sarebbe interessante sapere con quanto vengono risarciti i parenti delle varie vittime, altro argomento totalmente tabù , da noi i parenti finiscono in tv a piangere ed a lamentarsi della loro perdita, a chiedere di sapere  “la verità” e la “giustizia” ( ma se si va a lavorare in Libia oggi, o a fare ricerca sociale in Egitto, che giustizia vai cercando?) Magari però poi sopra queste disgrazie alcuni si costruiscono carriere, ma nessuno chiede con quanto hanno risarcito la perdita del congiunto. O come certi scrittori “anticrimine”, che andrànno anche in giro con la scorta, ma quanto si sono arricchiti? A già, è vero sono il solito cinico, i soldi non risarciranno mai una vita, non hanno nessun valore… . Però scommetto che nessuno ci ha mai rinunciato a questi indennizzi, in cambio della verità; ma forse mi sbaglio.

Dio mio.

Dico anch’io la mia. La religione non è altro che la risposta al bisogno di spiritualità dell’essere umano, e questo a sua volta è il tentativo di dare una risposta ad una domanda istintivamente logica: che senso ha la nostra vita? Perchè è questa la questione ultima, perchè siamo qui? Se Dio non esiste, se non esiste un “disegno” di cui noi siamo una parte “piccola ma necessaria”, la nostra vita non ha senso. Si nasce, si vive, si muore. Non contiamo nulla, e sottolineo NULLA. Non è facile da accettare. Infatti, tutte le religioni hanno in comune una cosa, la speranza d’immortalità, sia essa il paradiso, l’inferno, il nirvana o altro, in realtà il senso è solo quello, non morire, non chiudere il cerchio, non credo che sia solo una questione di paura della morte, quanto proprio il desiderio di dare un senso alla propria vita, caisco che è difficile da accettare per moltissimi il fatto che in realtà non contiamo nulla, che tutto il nostro vivere, impegnarsi, soffrire, non fa NESSUNA differenza e cerchiamo di illuderci che non sia cosi; da qui il Dio che considera tutti, il grande disegno di cui ognuno di noi conta, l’importanza della vita umana, ipocrisia piu o meno inconscia dietro la quale ci nascondiamo, ma intendendo in realtà la nostra di vita, mentre quella degli altri ha peso assai diverso.

Questo diffusissimo bisogno di spiritualità è stato utilizzato da alcuni furboni per creare le religioni, un metodo assai efficace per controllare le masse costruito insieme ( il termine corretto sarebbe “con la complicità) al potere temporale per giustificare e legalizzale il potere e la peggiore, e la più ingiusta di tutte le pretese, il suo  “diritto di nascita”, il “Deus vult, Inshallah” che è la catena con cui miliardi di persone sono state , e sono tuttora, schiacciate alla terra (e a milioni sepolte) che non devono lasciare.

E queste regole sono state fissate grazie al “peccato”, che non esiste,una serie di regole di comportamento che variano a seconda dei tempi e delle situazioni: uccidere il tuo vicino è peccato, uccidere migliaia di persone con un missile non lo è, e anzi vieni premiato, e per non parlare del furto, che se piccolo viene punito, se è enorme è diventa grande finanza.
Ricordo inoltre che la religione cattolica è comunque minoritaria, per cui non ha molto senso parlare di religione usando solo i concetti delle “nostra”.
Concludendo, la religione è una stronzata, ma assai utile a molti .
Non è Dio che ha creato l’uomo, è l’uomo che ha creato Dio per avere qualcuno che giustificasse i suoi “peccati” e li potesse perdonare.

Beh, se non altro ….

vedo che le mie teorie spesso sono valide. Non che sia una grandissima soddisfazione, ma meglio di niente; a cosa mi riferisco? Ieri in una trasmissione tv hanno chiesto ad un pò di persone quanto era il nostro debito pubblico, ma a romani, gente di classe media, non nei bassifondi e quasi nessuno ne aveva idea. Ora, anche mettendoci il fatto che probabilmente  il servizio, era ” guidato” rimane il fatto che, come sempre sostenuto, l’Italiano medio non capisce un cavolo di economia, sente parlare di debito pubblico, ma non sa neppure quanto è, a cosa corrisponde: e questo è ciò che ci stà colando a picco, insieme ai sindacati. Ho davanti a me Barbagallo, uno dei tre dirigenti sindacali, e stà sparando fuori di quelle cazzate indegne, ma si capisce che non ha mai lavorato davvero negli ultimi 35 anni (se c’è qualcosa che non sopporto, sono coloro che non si rendono conto che c’è lavoro e lavoro, e che tra fare il commercialista, il muratore, fare le pulizie,  l’artigiano, o il sindacalista c’è un’enorme differenza, anche se sono tutti lavori, differenza di fatica, impegno, stress, rischio, soddisfazione, riconoscimento, guadagno ecc.ecc.)

Perchè vedete, chi davvero lavora è l’imprenditore, piccolo o grande che sia, non perchè gli operai o i dipendenti non lavorino, sia chiaro, ma perchè a differenza di questi, il suo lavoro non finisce mai, non ha orari ne ferie, ed è quasi sempre con la testa sul lavoro, perchè tranne casi fortunati, i problemi ci sono sempre e comunque, se c’è lavoro di solito è troppo, se non c’è bisogna trovarlo . Molti contesteranno questa mia affermazione, ma sono convinto che, con le debite eccezioni, (ci sono dipendenti che pensano al lavoro sempre,mentre l’imprenditore che non ci pensa di solito fallisce) e senza estremizzare,sia vera, e chiunque sia stato autonomo lo sa.

Comunque ascolto tutti, giornalisti, esperti, gente comune,ma mi sembra che sia sempre la stessa cosa, lo stato paghi, ma non facendoci pagare le tasse. Ci credo che non capiamo quanto è il nostro debito pubblico.

Tasse.

Non ho ancora capito bene cosa s’intende per pressione fiscale. La somma di tutte le tasse e le imposte? Perchè la verità è che se intendiamo entrambe le cose, una parte del peso fiscale diventa variabile, se non spendo, non pago l’IVA, se non ho casa, barca o auto non pago le tasse relative, e la pressione fiscale cala. Certo è una stronzata, se non li spendo, a cosa servono i miei soldi? Inoltre, se io non pago le tasse, le mie “parcelle” sarebbero le stesse? Mi spiego, il prezzo di ciò che io vendo, siano manufatti o servizi, è COMPRENSIVO delle tasse che io ci pago sopra; se non si pagassero, il prezzo di vendita dei miei prodotti sul mercato sarebbe lo stesso? Direi di no, è ovvio che se non c’è l’IVA, anche il consumatore finale non la paga, quindi il bene costerebbe il 22% in meno, stesso discorso vale per tutte le tasse, o no? Perchè io titolare dovrei pagare per dipendente la stessa cifra che pago oggi per tasse contributi + paga se non fossi obbligato a farlo? Che ci guadagnerei? E se non si pagassero tasse, quanto mi costerebbero i vari servizi tipo sanità, trasporti, strade ecc.ecc.?
Ciò che stò cercando di spiegare, è che è difficile stabilire il giusto livello di tasse, anche perchè dipende dalla qualità e quantità dei servizi che grazie ad esse vengono forniti, non è tanto importante quanto incidono le tasse, ma cosa viene dato in cambio di esse, se vengono utilizzate bene, per creare mercato o solo spreco. La ricchezza diffusa dipende da come viene ridistribuito il monte ricchezza, e se oggi da noi in occidente ci sono molti più ricchi e benestanti di un secolo fa, compresi i lettori di questo blog, è perchè la ricchezza è stata ridistribuita, questo ha allargato il mercato e con esso è stata data la possibilità di arricchire a molti più individui. Se sono in cento a poter comprare camicie, solo 1 si arricchirà a farle e a venderle, se sono milioni a poterle comprare serviranno migliaia x poterle produrre e quindi ad arricchirsi grazie a esse.
Concludendo, non occorre essere un professore americano per capire che l’eccesso di tasse uccide l’economia, il problema è proprio trovare il punto mediano, quale è la pressione fiscale corretta sulla produzione, e quella sui consumi. Di sicuro io sarei ben felice di pagare 100 milioni di irpef all’anno.