Debito privato e debito pubblico.

Trovo curioso questo modo strabico di vedere il debito. Ora, i debiti sono, o dovrebbero essere, tutti uguali, sia che si parli di stati, di banche o di privati. Invece se si parla di debiti verso banche, centrali o meno, il punto di vista cambia; proviamo allora a portare il ragionamento su un livello più consono, cioè al nostro livello.

Immaginiamo che un nostro cugino, sapendo che abbiamo disponibilità, ci  chieda un prestito, come ci comporteremmo? Personalmente farei alcune valutazioni/domande:

  1. A cosa ti serve il prestito? Investimento o spesa? Cioè, si vuole avviare un’attività, o potenziarla, o cambiare l’arredamento di casa (per sfizio e non per necessità)?
  2. E’ un prestito scoperto o no? Cioè, se mi chiedi 10.000 euro, è perchè non li hai e nessuno te li presta, o li hai ma preferisci tenerli di riserva in caso di emergenza?
  3. Nel caso che sia per investimento, dove li vuoi investire?

Queste informazioni, semplificando, mi servono per valutare il rischio che il prestito non mi sia restituito, cosa sempre implicita in queti casi, è questa analisi che mi permette di fare un calcolo probabilistico sui rischi. Se il prestito è utilizzato per investimenti sensati, per me il rischio “default” cala, quindi sono molto alte le possibilità che recupererò credito e interesse (se l’attività funziona, mio cugino creerà facilmente i fondi per pagare interessi e restituire capitale) al contrario, se il prestito è per cambiare mobilio e senza nessuna copertura probabilmente sono soldi a fondo perduto. ( Se mio cugino non riusciva prima  a risparmiare quel tanto per potersi permettere di cambiare mobilio , difficilmente potrà farlo poi). Ora, ripeto, niente è sicuro, è sempre un calcolo probabilistico, e come tale possibile di risultati diversi e imprevisti, ma tant’è: si cerca di usare un minimo di logica.

Perchè ho fatto questo esempio? Perchè non capisco come mai quando si parla di debito pubblico, o verso le banche, sembra che si parli di qualcosa di diverso, di un debito “a se stante”; ho amici che, in gravi difficoltà ci tengono a sottolineare che “però ho pagato tutti i miei debiti, non devo niente a nessuno. Ho solo 300.000 euro di debito con le banche”. ???? Ora, capisco in parte il ragionamento, la banca è ricca, ma sempre debiti sono, e non capisco perchè ce la si prenda cosi tanto se le banche ne pretendano la restituzione.Ora, io detesto le banche come moltissimi altri, però se mi prestano dei soldi, è giusto che glieli renda, o no? Questo strano modo di vedere i debiti in modo assimmetrico, mi lascia confuso, e lo stesso dicasi del debito pubblico. Ci vantiamo di avere un avanzo primario dal 1991, AL NETTO DEGLI INTERESSI,ed è una bella cosa, ma se non ne veniamo fuori è perchè ABBIAMO UN GROSSO DEBITO SU CUI DOBBIAMO PAGARE INTERESSI, e la colpa di chi è? Torniamo al discorso iniziale, questo debito è stato fatto per investimenti o per cambiare il mobilio?

Dopo di che, possiamo dare la colpa all’euro, ai tedeschi e ai marziani, ma la triste realtà è che quel debito,  è stato creato da spesa corrente cosi come gran parte delle odierne spese statali, spesa scarsamente, o per nulla, produttiva, (si cambia il mobilio) ci si aggiunga la spesa per interessi, e sappiamo cos’è che ci impedisce di ripartire. Dobbiamo fare investimenti, ma questo non significa costruire altre autostrade e M.O.S.E, ma investire sul lavoro, creando infrastrutture che aiutino chi ha idee e voglia di intraprendere a crescere ma LAVORANDO e non sotto forma di finanziamenti a fondo perduto, di cui troppi approfittano, ma di servizi. Ad esempio, creando servizi gratuiti regionali o nazionali per aiutare aziende nella commercializzazione dei prodotti, nella loro certificazione e distribuzione; gestita bene questo potrebbe essere fonte di guadagno a medio termine anche per lo stato.

Se si torna a puntare sulle idee e sul lavoro, ce la possiamo ancora fare, in caso contrario… ognun per se e Dio (e un kalasnikov) per tutti.

PS Ci tengo inoltre a ricordare che banche e finanziarie prestano i NOSTRI soldi, non i loro.

 

I tempi cambiano.

Immaginazione.

Il cervello umano lavora per immagini, ed è estremamente difficile superare questo handicap. Basta provare a spiegare un elefante ad uno che non ne lo ha mai visto, e ci si rende conto della difficoltà. Ma se possiamo fornirne un’immagine, un disegno, una foto, ecco che il risultato è immediato.

Attenzione.

Ma c’è qualcosa di più importante da fare prima, e cioè avere l’attenzione dell’interlocutore, il suo tempo, specie se gli si deve mostrare qualcosa di nuovo, perchè ovviamente ne richiede maggiore quantità .Curioso a pensarci, qualcosa che fino a 100 anni fa era abbondante e gratuito, l’attenzione della “gente”, oggi è diventato un bene costosissimo; 200 anni fa qualunque straniero o banditore entrasse in un paese, avrebbe raccolt ofacilmente  intorno a se i paesani ansiosi di avere notizie del mondo esterno, le novità. Oggi siamo subissati da informazioni notizie e novità, e non ne possiamo più; non siamo più noi che corriamo alle notizie, ma il contrario. Da qui i folli costi della pubblicità, (non riesco a trovare informazioni attendibili su qual’è il possibile fatturato mondiale della pubblicità, ma dev’essere immenso, almeno 2500/3000 MILIARDI di $, se teniamo conto di sport, tv, giornali, materiale pubblicitario, marketing, la rete stessa ecc., di tutto ciò che ne viene finanziato direttamente o indirettamente). E lo scopo primario di tutta questa pubblicità qual’è, se non di attirare la nostra attenzione?

Anche sulla rete il discorso non cambia, presentare qualcosa di nuovo. Tendiamo istintivamente a cercare di visualizzare il concetto che ci stanno spiegando, e per farlo ad utilizzare immagini che già conosciamo e spesso questo fa più danno ed è ancora più complicato se non puoi illustrarlo (notare il vocabolo); provate a scrivere il funzionamento di una semplice lampadina come se fosse un vostro brevetto immaginando che nessuna l’abbia mai vista, e ve ne renderete conto, ma anche un servizio che utilizzato dimostra facilmente la sua utilità non è immediato da spiegare a voce e richiede  beni oggi preziosi, il tempo e l’ATTENZIONE dell’interlocutore.

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Due obbiettivi, quindi. Ottenere l’attenzione, e poterla sfruttare al meglio. Come?

Sembra idiota da dire, un paradosso, ma Il modo migliore per farsi notare è esser già noto. Per avere l’attenzione devi essere riconosciuto in qualche modo, i famosi testimonial, che altro non sono, inconsciamente, che un filtro, una “garanzia”.  E questo concetto è alla base del passa parola, tu concedi la tua attenzione perché è qualcuno che ti è noto, meglio se un amico, un conoscente, ti consiglia di guardare qualcosa, di fatto delegandogli una selezione delle informazioni e la “responsabilità” della scelta. Bisogna far parlare di se.

Come arrivare ad essere “noti”? Questo è il dilemma;colpire la fantasia, stupire, divertire, INCURIOSIRE insomma innescare a livello istintivo la voglia di “passare parola” con i mille modi che oggi ci sono., In fondo essere famosi è solo questo, milioni di persone che non ti conoscono, ma sanno chi sei.

Certo che tra il dire e il fare… .

Guerra e guerrieri.

Mi è capitato di vedere un filmato recente di un drone che attaccava una colonna dell’isis: impressionante,. Ora, non verso lacrime su costoro, ma devo dire che mi disgusta vedere come dei guerrieri (spero che lo fossero) siano stati assolutamente indifesi contro delle macchine guidate da migliaia di km di distanza da personaggi che di fatto giocano ad un videogame, che non rischiano nulla. E poi c’è chi da dei vigliacchi ai kamikaze.

Beh, cosi è la guerra, e non ci si puo fare nulla, ma posso dire che ho trovato vergognoso i commenti che accompagnavano questo video su facebook, tutti inneggianti a questo massacro degno di macellai e non di soldati. Ripeto, non critico l’uso di questi mezzi, ma critico coloro che non si vergognano di usarli; è sempre stato cosi “il fine giustifica i mezzi” ma lasciatemi dire che è disgustoso, ne più ne meno di quando vedo quelli dell’Isis decapitare i prigionieri o fucilare dei civili. Attaccare senza dare modo all’avversario di difendersi è sempre una vigliaccheria, lo accetto, ma vorrei che non ce ne si vantasse o si facesse il tifo.

Armi e antiarmi.

Trovo assurdo, come mille altre cose, la politica antiarmi della sinistra. Ora, capisco il punto di vista, non lo condivido, ma lo capisco. Trovo invece assolutamente idiota le motivazioni di questo comportamento, la logica è che le armi sono un rischio per la salute pubblica; ora, non voglio negare che un pò di pericolo lo rappresentano, però occorre anche considerare alcune cose.

  1. Chiunque desideri uccidere in modo premeditato non usa armi denunciate, questo credo sia chiaro anche ai più idioti, sarebbe come fare telefonate oscene o di minaccia dal proprio cellulare.
  2. Esiste innegabilmente la possibilità che il proprietario di armi “regolari” impazzisca, e cominci a sparare ma questo può succedere anche a poliziotti, carabinieri, guardie giurate, militari… che facciamo, disarmiamo tutti (tranne i delinquenti, ovvio)?
  3. Può anche impazzire il pilota d’aereo (ricordate il caso German Wings?) il camionista, il guidatore di autobus o un semplice autista, e fare una strage; tutti a piedi?
  4. Molti di casi di omicidio sono effettuati con armi da taglio comuni, oggetti contundenti, a mani nude, veleno, cosa si fa? Posate di plastica tenera e martelli di gomma?
  5. Per non parlare di quelli che ce l’hanno con chi ha molte armi, cosa che spesso accade agli appassionati che possono detenerle in buon numero; ho letto spesso di qualcuno che deplorava il fatto, con argomenti tipo “cosa se ne fa di 10 fucili e 5 pistole?”. Potrei rispondergli “cosa se ne fa di 10 paia di scarpe, di 5 giacche o (visto che molte donne sono antiarmi) di 50 abiti?” per non parlare delle 3 case, 4 televisori, 4 orologi, 3 automobili ecc.ecc. . Ma poi, poveri idioti, cosa pensate che uno possa andare in giro a sparare con tre fucili contemporaneamente, uno per mano e il terzo nel c…? Provateci a sparare con un’arma per mano se siete capaci. Guardate troppi film di Rambo.
  6. Ultima novità, chi vuole possedere un determinato tipo di arma, secondo le ultime intenzioni dell’UE, dovrebbe frequentare assiduamente i poligoni di tiro dimostrando di essere “sportivi”. Cosi, al posto del collezzionista che si limita a sparare di tanto in tanto, la cui vera passione è quella a pulirle e “truccarle” (non avete idea di che livelli di barocco si riesce ad arrivare tra i customizzatori di armi 🙂 ) prepariamo tiratori abili ed esperti che, in caso di impazzimento, loro si che sono davvero in grado di fare stragi.

Io non capisco se sono matto io oppure…

 

PS, le armi in foto, sono armi ILLEGALI sequestrate.

Ohi vita, ohi vita mia…

Il caso del suicidio assistito del DJ Fabo mi porta a fare alcune riflessioni sul concetto di vita, la prima delle quali porterà molti a “toccamenti scaramantici” (tra l’altro, per i maschi si sa cosa si tocca, ma per le femmine? Non pervenuto. E comunque a certe operazioni ci si potrebbe affezionare  🙂 ): Signori, tutti dobbiamo morire. Questa banale osservazione già mette in dubbio il concetto stesso di “ la vita umana non ha prezzo”; visto che già ha una durata tutto sommato breve, se poi aggiungiamo che dai 20 anni in poi comincia a perdere qualità fino a raggiungere livelli decisamente bassi ecco che ci troviamo davanti ad una dichiarazione oggettivamente discutibile.

A maggior ragione se poi guardiamo la realtà che ci circonda, dove si muore con una facilità impressionante per i più futili motivi, (tralasciando cause naturali come malattie o catastrofi naturali varie) dagli omicidi per furti anche di poco conto,  per gelosia, ira, odio razziale, interesse, guerre , violenza gratuita o meno, fino a sempre più giovani, che si ammazzano a causa di sport o azioni estreme, pericolose ed adrenaliniche o, peggio, per farsi selfie o filmati da mettere sui media, vedi il fenomeno “Jackass”. O, anche più triste, semplicemente cadendo da una sedia (incredibile la recentissima morte di un povero ragazzo che è morto cadendo in un tombino cercando di recuperare le chiavi dell’auto e ci è affogato); in ragione di tutto ciò posso asserire che non è assolutamente vero che la vita non ha prezzo: non solo ce l’ha, ma che è anche molto basso.

In realtà quando asseriamo è perché proiettiamo. E’ la nostra vita, e di coloro che amiamo, che non ha prezzo, mentre quella degli altri può essere sottoposta a ulteriori valutazioni: molte persone che sostengono la tesi della “vita bene impagabile” e “solo Dio può togliere la vita” sono assolutamente favorevoli a sparare ad un ladro che provasse a rubargli la bici, il che rende il concetto di “valore impagabile” alquanto aleatorio.

Sicuramente la vita prende grande valore economico quando paga lo stato; si sono pagate cifre consistenti, si parla di 11 milioni di euro più spese varie, per salvare persone come le due tipe che erano andate in Siria, per le quali io non avrei speso un cent, ma si sa che quando paga pantalone, sono tutti brillanti, fermo poi lamentarsi perché si pagano troppe tasse. Anche con le assicurazioni la vita prende grande valore, almeno nelle richieste degli avvocati di parte, dove un’anziano pensionato che viene normalmente presentato come “povero” (si sa, i pensionati sono poveri per antonomasia), o il genitore alcolizzato e violento, in caso di morte per incidente diventano improvvisamente fulgidi esempio di educatore e dolcissimo padre colonne della società e, pur essendo disoccupato, con un promettente futuro economico.

Ma la vita è sacra, specie alle religioni, anche perchè esistono in gran parte grazie ad essa, o per essere più precisi, le religioni vivono, sembra un gioco di parole, grazie alla paura della morte. Cos’hanno in comune le religioni? Che, in un modo o nell’altro, tutte garantiscono una vita oltre la morte, ed è questo il pilastro principale che le regge. Riflettiamoci un attimo, se dopo c’è solo la morte vera, cioè il nulla, (scompare la nostra coscienza di noi stessi, NOI diventiamo nulla, per molti è un concetto molto difficile da elaborare) Dio, qualunque esso sia, che “C’azzecca”?

D’altra parte, la ricerca dell’immortalità è stato un classico che ha attraversato la storia, la pietra filosofale, la fonte della vita eterna, L’errante, quanti ne sono stati affascinati? Quanti ci hanno anche provato? Eppure basterebbe avere 5 neutroni funzionanti in tenta per vederne l’orrore, prima ancora dell’assurdità. Vivere in eterno? Ma ci si rende conto di cosa significherebbe? A parte la solitudine totale, la vita degli altri per voi non durerebbe un attimo, pensate solo alla caccia spietata che altri idioti con ambizioni di eternità vi darebbero: immaginate cosa potrebbe farvi un potente, perchè sono sopratutto i ricchi e potenti che hanno ambizioni di questo genere, per estorcervi il segreto? Immaginate di non poterlo fare, e che per punizione vi seppellissero vivi in un blocco di cemento di vari metri e voi rimarreste li per migliaia di anni senza potervi muovere ne morire? Certo, prima o poi ne uscireste, ma cosa vi aspetterebbe? Bleah. Immortalità? No grazie.

Ma torniamo al povero DJ Fabo, non capisco perché si unisca il concetto di suicidio assistito a quello di eutanasia; sono due cose diverse, e potrebbero essere legiferate separatamente. Nel primo caso è una scelta dell’individuo, è lui che sceglie di morire, e non capisco perché non si debba aiutare qualcuno ad anticipare semplicemente un fatto inevitabile risparmiando a lui, ai suoi famigliari e alla società dolori, difficoltà e costi. Diverso è l’eutanasia, dove è la società o i parenti che devono decidere, e li capisco maggiori problemi etici, morali e pratici, il rischio che certi zii ricchi e anzianotti che si ammalano, aumenterebbero considerevolmente J.

Ma nel primo caso, non vedo la difficoltà il problema a fare una legge che lo permetta e contemporaneamente impegni lo stato e le assicurazioni a rispettare gl’impegni economici presi, visto che in caso di suicidio le assicurazioni non pagano.

La chiesa? Ma se io decido di suicidarmi significa che, o non credo, o credo che l’eventuale Dio coglierà la differenza, quindi chi se ne frega della chiesa?.

Uno su mille ce la fa.

Conoscete questa canzone di Gianni Morandi?  http://www.italianissima.info/testi/unosumil.htm   È stata la canzone della sua rinascita, quando ormai era precipitato, ridotto a cantare canzoni per bambini, e invece gli ha dato la possibilità di ritornare tra i big.

Credo che dovrebbe ascendere al ruolo di canzone emblema dei tempi moderni, anche se però più che “uno su mille” sarebbe corretto dire “uno su centomila”. E’ la globalizzazione bellezza!

A me non piace lo sport, specialmente quello di oggi, dove il motto di De Coubertin, “l’importante non è vincere, ma gareggiare” suona assolutamente ridicolo.

Competitività la chiamano, e la spacciano come una qualità, una virtù, mentre invece è l’arma perfetta per il “dividi et impera” utile, indispensabile, a chi comanda per mantenere le proprie posizioni ridendo della massa di idioti (noi) che si ammazzano uno con l’altro nel tentativo di risalire posizioni. Come già ho ripetuto spesso, “in una gara il secondo che arriva è solo il primo dei perdenti”, e più è grande il numero dei partecipanti, maggiore è il numero dei perdenti. Il che ci porta alla globalizzazione; secoli fa potevi essere il “campione” del tuo isolato villaggio, il che creava un numero percentualmente significativo di vincenti, 1-2%, ma oggi ti confronti con il mondo, e devi essere il primo almeno tra 100.000; il che ci fa asserire che, come minimo, riduce parecchio le possibilità individuali di successo. Tutti sanno chi è Bolt, (perfino il correttore automatico di word 🙂 ) ma quanti mi sanno dire i nomi di tutti i finalisti ai100 mt delle olimpiadi?  E si che non è cosa facile arrivare li su quelle corsie, in quella finale.

Cosi è il mondo che ci stiamo creando, i 5 vincenti (su decine di milioni) si prendono il 90% dei vantaggi, di popolarità ed economici, lasciando a tutti gli altri a dividersi (e non è detto pacificamente) le restanti briciole. Enormi energie spese per nulla, per arrivare a sentire l’odore del successo, per poi dovervi rinunciare all’ultimo momento; vi è mai capitato di correre come dei matti per prendere un treno, un aereo o una metro e vederveli partire sotto il naso? A me fa incazzare da morire, e magari ci ho perso solo pochi minuti di impegno e fatic;, come dev’essere per colui che lo fa per anni di impegnarsi al massimo per ottenere un determinato risultato e fallisce? Basta un piccolo errore, una partenza sbagliata e tutto il lavoro di anni sfuma in un attimo.

Dove voglio arrivare? Alla rete. Si, a internet, che è ogni giorno più vitale per le nostre vite, che in questo senso ha un percorso assolutamente parallelo allo sport; anche qui sono pochissimi i vincitori, i nomi li conosciamo tutti, Facebook, Google, Ali Baba, Amazon  ecc.ecc. tutti colossi con un potere immenso, che sono destinati ad assorbire l’ 80% delle risorse finanziarie lasciando ai milioni, anzi miliardi, di altri siti il compito di dividersi i magri resti. “E’ il mercato bellezza” “la concorrenza che salvaguardia il consumatore” si dice in questi casi,” vincono i migliori”. Beh, non è tutto falso, ma neanche tutto vero, potrei fare una lunga dissertazione sul concetto di “migliori” ma ve lo risparmio; il punto è un altro, cioè CHE QUESTO SISTEMA NON CREA VINCENTI, MA PERDENTI, e mi domando quanto danno questo possa fare al sistema nel suo insieme.

Non vi annoio ulteriormente, mi limito a ricordarvelo nuovamente: oggi, e domani sarà peggio, preparatevi all’idea che IL FALLIMENTO SIA LA NORMALITA’, quindi non prendetevela troppo e non fatevi distruggere da esso. Provateci (anzi, RIPROVATECI imparando dagli errori passati) preparatevi al meglio delle vostre capacità cercando di non farvi trasportare solo dal facile entusiasmo, ma usando sempre il buon senso: giocate puntando cifre che sapete potervi permettere di perdere. Poi capita la situazione in cui la posta si alza, e i rischi e i possibili guadagni aumentano, ed è logico rischiare di più. Anche in questo caso è una questione di statistica, di calcolo delle probabilità, se aumentano le possibilità di vittoria occorre rilanciare senza mai dimenticare il fattore “C” (come Culo).

Concludendo: Esistono ancora spazi, possibilità di vincere, e bisogna provarci se ne si ha la possibilità e lo si ritiene opportuno, ma per i motivi sopra espressi tenere presente che la sconfitta è la cosa statisticamente molto più probabile quindi siate pronti ad accettarla come si accetta che il nostro biglietto della lotteria non sia quello vincente. Beh, con le giuste proporzioni ovviamente.

Il pensiero umano, guida o seguace?

Una discussione fatta con un mio amico mi pone la questione: il pensiero umano, guida o segue l’evoluzione sociale e tecnologica? Secondo me segue. Voi sapete (forse) che io sono angosciato dal concetto “non esistono i fatti, esistono solo le opinioni” di Nietzsche, perchè mi rendo conto che questo detto è tanto vero quanto sbagliato, ed è molto vero; lo verifico ogni giorno, ognuno vede la realtà che lo circonda attraverso la propria sensibilità e sopratutto attraverso le proprie esperienze e convenienze e questo rende assai difficile stabilire delle regole valide per tutti con tutto ciò che ne consegue. Come può esserci giustizia se ognuno la vede a modo suo?

Ma però quello che adesso m’interessa in questo articolo è fare alcune riflessioni sull’effettiva importanza del pensiero sullo sviluppo dell’umanità. E’ il pensiero filosofico e teorico, che ha tracciato la linea dello sviluppo sociale e tecnologico? Secondo me solo in minima parte. Se noi ripercorriamo la storia ci accorgiamo che quasi tutte le grandi scoperte sono frutto non di pensiero, quanto su osservazioni casuali sulle quali poi il pensiero (lo studio, la ricerca) si è applicato. Certo, si sono sviluppate anche molte teorie, politiche, religiose, scientifiche, ma moltissime di esse  si sono poi rivelate completamente sbagliate, mentre gran parte di quelle poi rivelatesi utili sono state quelle sviluppate sull’osservazione di fenomeni naturali, CIOE’ DI FATTI, di cui si è teorizzato il funzionamento, cioè non è stato l'”opinione” a creare il fatto, ma il contrario.Preso un fatto, si teorizza ciò che lo rende tale, ma alla fine solo la sperimentazione, cioè la creazione di un fatto replicabile, certifica la validità di una teoria su un’altra. D’altra parte basta vedere come nessuno sia mai riuscito davvero ad immaginare il futuro e alcune delle più grandi evoluzioni non sono mai state teorizzate se non come sviluppo, e solo le religioni mantengono la loro forza teorica, di puro pensiero, perchè di fatto esistono solo nelle opinioni, nel soprannaturale, e come tale non verificabile. Un pò troppo facile ma funziona con le anime semplici.

Con questo non intendo dire che il pensiero non serva, anzi, penziamo solo a chi si è “inventato” certi calcoli, come la costante di Planck o le equazioni di Maxwell e cosa abbiano significato per noi; purtuttavia, erano basate sempre su fatti, a cui loro dovevano, grazie al pensiero, trovare il collegamento.

Ma tutto ciò non serve a nulla, i fatti sono tenuti in considerazione molto, ma molto meno delle opinioni; aveta mai sentito parlare di “facts leader”? Mai, si parla solo di “opinions leader”, perchè sono quelle che influenzano le masse,  (i fatti lasciano poco spazio all’immaginazione e all’egoismo) e può essere facilmente manipola la percezione che esse hanno della realtà le masse. Ma non cosi i fatti, puoi anche essere dell’opinione di avere lo stomaco pieno, ma se non mangi muori, cosi come possono convincerti, è successo, che un amuleto ti renda invulnerabile per poi scoprire spiacevolmente che non è proprio cosi.. Perchè i fatti sono fatti, non opinioni, è loro l’ultima parola.

 

Io non sono femminista, anzi. Ma a volte … .

Sia chiaro, io non sono affatto un femminista, considero le donne positivamente, ma andicappate da un problema genetico/antropologico; sono fondamentalmente “madri”*, e come tali, naturalmente e logicamente, troppo legate al concetto di vita. Come problemi di tipo demografico stanno dimostrando, anche questo non è sempre un bene come si è portati emotivamente a pensare, salvare bambini oggi può diventare un grave problema domani, da qui le mia riserve su di esse. E non dimentichiamo anche che sono loro che allevano i figli, e specialmente da noi, stanno allevando generazioni di rammolliti ultraprotetti, e questo non è bene per nessuno, specie per i figli.

Detto ciò, devo oggi togliermi il cappello davanti alle donne polacche, 7/8 milioni di donne scese in strada per difendere il loro diritto all’aborto, dimostrano una forza e una capacità di organizzazione meritevole del più alto rispetto e considerazione . Standing Ovation.

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Che  lezione per noi squallidi Italiani, maschi e femmine, che ormai ci muoviamo a grandi numeri solo per l’apertura di nuovi centri commerciali o per i saldi.

 

*Incredibile il cambiamento della maggioranza delle donne quando diventano madri.

La noia delle risposte logiche.

Spesso mi accusano di essere ripetitivo, noioso, di ripetere sempre le stesse cose. Beh, in effetti è abbastanza vero, anch’io mi rendo conto di ripetermi spesso, però non so che dire, se mi chiedono quanto fa due più due, io risponderò sempre quattro, anche se è risposta già sentita.

Mi annoio da solo, infatti ho quasi smesso di scrivere anche per questo,perchè mi rendo conto che dico, più o meno, sempre le stesse cose, ma se i problemi sono sempre gli stessi, io suggerisco sempre le stesse analisi e soluzioni.

Se non altro ho la “soddisfazione ” di ritrovare esimi professori ed “esperti” che arrivano alle mie stesse conclusioni, anche se non capisco perchè ci si impieghi spesso cosi tanto. Ieri sera sono andato a cena da amici, e mi ha fatto piacere vedere che uno di noi, che si è impegnato politicamente, si è reso conto che fare politica non è affatto semplice, e che costa molto impegno, lavoro, l’ ingoiare un gran numero di rospi, oltre alla fatica di spiegare alle masse anche le cose più semplici. Lui che era il classico “politici tutti ladri e fannulloni” si è reso conto che risolvere i problemi non è assolutamente cosi facile come sembra al bar, e se sei un politico minimamente serio hai davanti a te impegni assai gravosi e grandissime responsabilità.

Ma tutti sono bravi a fare “i froci con il culo degli altri” ed a lamentarsi, ma io la penso in modo diverso, secondo me LOGICO.

Esempio banale? Io vorrei pagare 1 miliardo di euro di tasse all’anno.

Il perchè è ovvio, se pago un miliardo di euro di tasse, significa che ne guadagno, come minimo, il doppio. Banale come ragionamento, banalissimo, ma vi sfido a negarne la validità. Certo, molti dicono che non è giusto pagare il 50% di tasse, ma visto che ,come ho più volte ripetuto annoiando,  io imprenditore (e anche tutti gli altri se non sono cretini) le tasse di qualsiasi forma le considero, nella mia gestione economica, SPESE, e come tali LE RICARICO su ciò che vendo, servizio o merce che sia; per cui in definitiva non le pago io, MA IL MIO CLIENTE. Sbaglio?

E QUESTA NON E’ UNA TEORIA, è UN FATTO!. Che poi la pressione fiscale eccessiva renda meno competitivo il sistema paese è un’altra verità, ma non è più un problema mio, del singolo, ma della società nel suo insieme.

Altri esempi? Vogliamo riparlare dell’immigrazione? Salviamo i poveri bambini africani che muoiono di fame, favorendone la riproduzione e sopravvivenza, ma non preoccupandoci  del “dopo”. Poi ci lamentiamo che a vent’anni ce li ritroviamo qui a centinaia di migliaia sulle barche.

Vorremmo vivere tutti fino a 120 anni, lavorandone 35, e non tutti, ( netti 11 vedi articoli precedenti ) e poi ci stupiamo e incazziamo perchè il sistema pensionistico non regge.

Vogliamo avere una caserma di carabinieri in ogni paese, poi ci lamentiamo che non ci sono in giro pattuglie di carabinieri. Per forza, sono tutti a presidiare le caserme.

Ci lamentiamo se le banche non ci concedono prestiti, ma se poi li otteniamo e non possiamo restituirli le accusiamo di essere “bastardi” se lo pretendono.

Troviamo scandaloso pagare 250.000 euro l’anno un politico o un grande dirigente pubblico, ma troviamoassolutamente ragionevole pagare 20 milioni l’anno un giocatore o un cantante.

Pensiamo che per risolvere la crisi economica lo stato dovrebbe battere moneta, che crediamo significhi semplicemente stamparla. Ma se cosi fosse perchè esistono i debiti pubblici, o anche privati? Secondo questa assai strana teoria basterebbe che ognuno si stampi i soldi che gli servono per pagare ciò che acquista (lo stato è l’insieme dei cittadini). Allora dove stàrebbe il problema? FOLLIA.

Potrei continuare a lungo ma NON VORREI ANNOIARE, quindi concludendo continuiamo a ragionare da coglioni come si fa in gran maggioranza, usando ognuno il proprio metro che, è logico che possa avere delle ragionevoli differenze l’uno rispetto a quelle degli altri, grazie a dio non siamo tutti uguali, ma qui è un vero proprio elastico che allunghiamo e restringiamo secondo convenienza. Non sarebbe un problema se non fosse quando poi ci interfacciamo l’uno con gli altri dovendo confrontare, obbligatoriamente, i risultati delle misurazioni. Per forza la vedo difficile.

cinismo