Evviva, se tutto va MOLTO bene siamo rovinati.

DIstrazione

Si sperimentano ovunque autobus senza pilota, selfservice, automatismi vari, dalle casse dei supermercati ai caselli autostradali l’uomo viene sostituito; affascinante, ma i posti di lavoro? Quelli di basso livello, d’accordo, ma mica tutti possono fare gl’ingenieri, dottori e avvocati no? Vedete, le macchine del passato erano fatte per aumentare la produttività, ma avevano sempre bisogno di esseri umani che le servissero, e anzi, la maggior produzione richiedeva più manod’opera ma oggi la sostituzione è sempre più totale in ogni parte della filiera, anche perchè lo scopo della macchina non è più di aumentare la produzione, ma di MIGLIORARNE LA QUALITA‘. All’uomo e alla donna non rimane che il ruolo di consumatore, il che non è neppure male, ma il problema è: in cambio di cosa? Come ripetuto più volte, un economia si basa defacto sul baratto, tu dai qualcosa a me, io do qualcosa a te; ma se uno non fa nulla, cosa può dare in cambio di ciò che consuma? In una parola chi paga? Ovvio, facendo debito con tutto quello che questo significa.

IL DEBITO E COME LA DROGA, TI RENDE SCHIAVO E CARNEFICE DI TE STESSO.

Qualcuno dirà che la tecnologia crea nuovi posti di lavoro, ma è solo parzialmente vero; come possono testimoniare molti imprenditori, lo sviluppo tecnologico è cosi rapido da non permettere l’ammortamento degli investimenti, portando molte aziende al fallimento: allo stesso modo, le nuove tecnologie creano nuovi posti di lavoro, ma ne distruggono contemporaneamente  un numero ben maggiore, come un lago da dove si toglie più acqua di quella che ne entra, è destinato a seccarsi cosi sta succedendo alla nostra economia. Finora si è riusciti a nascondere la cosa con prepensionamenti, mobilità, sussidi vari, garantendo cosi un reddito, spesso ingiustificato, a milioni di consumatori, ma tutto questo sempre più a debito, sia privato sia degli stati , che hanno reagito aumentando in modo abnorme la tassazione diretta e indiretta danneggiando cosi gravemente la competitività delle aziende, che devono ridurre i costi, licenziare, in una spirale sempre più perversa e autodistruttiva.

Inoltre, tornando a quei pochi che invece continuano a lavorare davvero, oltretutto a ritmi sempre più faticosi dovendo adattarsi alla velocità e ai tempi delle macchine, che motivazione hanno? Io mi faccio il culo e gli altri si godono il frutto del mio lavoro? Chi me lo fa fare? Questo ragionamento non è campato in aria, ho sentito con le mie orecchie un operaio di una grande azienda che si lamentava perchè “chi va in mobilità sono sempre i soliti”, come dargli torto? Lui fa i turni e si prende 1200 euro al mese, quando non meno, chi è in mobilità ne prende 900. Detrai le spese, aggiungi un pò di lavoretti extra, ed ecco che stare in mobilità è molto più riposante ed economicamente vantaggioso che lavorare. Poco onesto, ma comprensibile.

Ve lo dice uno che odia lavorare: se si smette di lavorare veramente tutto crollerà, il lavoro è l’UNICA fonte “energetica” che fa girare l’economia di un paese moderno e capitalista, ma questo lavoro deve essere REALMENTE UTILE, cioè o produttivo, o atto ad aiutare la produttività altrui, ( è locomotiva o è la sua manutenzione, carburante e tutto ciò che ne rende più efficace il funzionamento). Il “servizio” autoreferenziale, come è gran parte della burocrazia statale e parastatale, è solo stipendificio, spreco e, alla fine, debito.

PS. Ad una trasmissione radiofonica, zoo, uno spettatore ha telefonato alla segreteria telefonica per mandare a fanc… la sua azienda che gli ha portato lo stipendio da 5, 80 euro all’ora a 3.90. Non so se ho capito bene o se è vero, ma se lo fosse… , no comment.

Lo ammetto: sono un fanatico RAZZISTA… + o -.

DIstrazione

Lo devo ammettere, sono razzista, detesto queste masse che arrivano qui da noi. E’ perchè le considero razze inferiori? No, non è una questione di colore della pelle, di religioni, di cultura o d’altro, non mi piacciono perchè MI FANNO PAURA: sono portatori di una malattia che mi terrorizza, la POVERTA’,  la miseria è la peggiore delle malattie e anche la più contagiosa.(Basta vedere com’è difficile far crescere un’economia, e invece come è un’attimo farla crollare). Noi europei abbiamo impiegato 5.000 anni per guarire da quella stessa malattia, ( l’abbiamo sconfitta, e non del tutto, solo da 50/60 anni) che era endemica e che colpiva il 90% della popolazione; adesso credo che stia ritornando, trasportata da costoro, che ne sono vittime , ma che involontariamente la diffondono e sono perciò un pericolo reale per il nostro mondo.

Io non sopporto la povertà, ne ho subito in una forma lieve anni fa, assolutamente non paragonabile a quella di milioni di costoro, e non riesco a togliermi di dosso l’orribile  sensazione di impotenza e di inferiorità che mi ha accompagnato per un tempo relativamente breve, 1 anno, ma che è rimasto impresso in modo indelebile nella mia memoria. La povertà nella nostra società è molto più distruttiva, perchè ormai ce la siamo scordata, non ci siamo più abituati,  non abbiamo gli anticorpi per combatterla; ci annichilisce, ci deprime, ci annienta perchè ci distrugge psicologicamente prima che fisicamente, perchè essere poveri qui da noi oggi non significa solo essere privi di comodità e beni, ma essere privati della propria dignità, perchè chi è povero è anche un fallito, mentre in un paese africano essere poveri è essere come quasi tutti gli altri.

Si, sono razzista, temo i poveri e vorrei che scomparissero tutti. Preferibilmente trasformandoli in classe media,  impegnandoci sarebbe possibile. Ma c’è chi rema contro.

 

Grecia, debito e pensioni.

C’è un gran dibattito in rete sulle pensioni greche, chi mi legge sa che le pensioni sono sempre state una mia fissa, mi danno uno spunto per alcune osservazioni.

1) Le pensioni non sono tutte uguali; oltre a quanto è stato realmente versato, che è il primo parametro da considerare, occorre anche valutare alcune altre cose, e in particolare se i contributi versati hanno un valore reale. Sò che mi odierete, ma torniamo sul discorso soldi veri o falsi; io posso considerare soldi veri quelli versati da un operaio, un artigiano, un infermiere, un poliziotto (privilegi a parte) perchè il loro lavoro è utile alla società, è produttivo; ma posso considerare allo stesso modo i contributi versati da coloro che di fatto non rendono nulla? Per esempio, un politico  che non fa niente, ce ne sono con assenze del 90%, o un impiegato pubblico molto assenteista versano, o meglio lo fa lo stato, i loro contributi, ma questi soldi esistono? se lui di fatto non produce nulla, come possono essere “veri” i denari da lui ,o per lui, versati? Se costoro non producono ricchezza reale, i contributi  versati alla fine cos’altro sono se non debito? Mi rendo conto che è un ragionamento un pò contorto, perciò provo a spiegarmi con un esempio estremo.

Io assumo una persona per costruirmi una casa, ok? Bene, a fine mese io gli pago il concordato, ma lui non ha fatto nulla. Domanda: visto che difatto il denaro da me pagato è stato speso inutilmente, visto che non si è trasformato in qualcosa di reale, che valore ha per me questo denaro?  IO  vedo diminuire il mio gruzzolo ma senza arricchirmi di nulla, la casa non c’è, quindi non è come se si io avessi PRESTATO soldi al muratore? Cioè si fosse creato  DEBITO? Quando si paga un servizio non erogato, o erogato solo parzialmente, si crea DEBITO.

Lo stesso ragionamento vale per i sussidi di ogni genere, se io dò denaro sotto qualunque forma, disoccupazione, cassa integrazione, abitazioni, aiuti vari, reddito di cittadinanza, non significa che io stato PRESTO soldi, cioè creo un DEBITO? Certo, in caso di cassa integrazione o pensioni, IL TEORIA uso denaro che è stato versato in anticipo, in attesa di verifiche contabili torno però all’esempio di prima, se coloro per cui io stato ho versato contributi non hanno di fatto reso nulla, o molto meno del dovuto, ho solo creato debito? Prendiamo ad esempio  l’esercito: se un soldato fa tutta la sua carriera senza mai fare una guerra, a cosa è servito?  Per lo stato è solo un debito? Attenzione, non stò criticando l’esistenza delle forze armate, stò facendo solo una riflessione economico finanziaria fine a se stessa e poche cose illustrano meglio il concetto; un carro armato, un caccia, un autoblindo che di fatto non ottempera a quella che è la sua funzione, combattere, è o non è un debito? Chiunque, poliziotto, infermiere, insegnante, operaio, politico, dirigente, è stipendiato per fare qualcosa che poi non fa, alla fine non si trasforma in debito?

E tornando alle pensioni, se un militare ha (incolpevolmente) creato debito durante la sua vita lavorativa, non continua ad aumentare il debito andando in pensione? Non avendo di fatto avuto nessuna utilità ne creato ricchezza, ha  realmente pagato i suoi contributi? Ovvio, qualcosa ha reso, ha consumato, e anche questo è un modo di creare economia, ma ovviamente solo in parte. Se vi è venuto mal di testa, capisco. ce l’ho anch’io.

Però questi cervellotici ragionamenti servono per capire cos’è il debito che tanto ci assilla, perchè solo conoscendone le varie forme possiamo cercare di controllarne gli effetti, e io continuo a pensare che sia molto più sfuggente di quel che sembra. Forse ricorderete che in me l’interesse per l’argomento nacque quando 30 anni fa lessi di un miliardario giapponese che fece bruciare con se un Van Gogh del valore di svariati miliardi di lire. La domanda che mi posi fu: dove diavolo finiva il valore monetario di quel quadro? Mi risposero che non era scomparso, che lo possedeva colui che aveva venduto il quadro, ( la teoria del denaro  che non scompare ma solo si trasforma, si trasferisce) ma la cosa non mi convinceva ne mi convince ora. Ipotizzando un valore di 10 miliardi del quadro, finchè io ho il quadro io ho un valore totale di 20 miliardi, i 10 rappresentati dal quadro, e i dieci che si sta spendendo il venditore, ma se io brucio l’opera d’arte, mi scompare metà della cifra. Dove sono andati a finire? Quando la borsa “brucia” x miliardi, dove sono andati a finire? Qualcosa che è stato pagato x, dopo vale molto meno o addirittura nulla; e allora? Per me si trasforma in un valore che deve essere ricostruito o recuperato nel futuro, e cos’è questo se non una definizione di debito?

Per Barisoni:

Caro Barisoni, ieri hai commentato il crollo della borsa lamentando il fatto che non si spiegava la ragione, che non era “giustificato da nessuna particolare notizia”. Voglio aiutarti e darti una spiegazione: Se sento che c’è un incendio in un reparto dell’azienda in cui lavoro e questa è una ditta di stampi, ad esempio, io alzo le spalle e continuo il mio lavoro; ma, se invece lavoro in una fabbrica di fuochi d’artificio… me la dò a gambe levate. E visto che la borsa oggi è, evidentemente, una polveriera pronta ad esplodere, ecco perchè sono tutti pronti a scappare al primo odore di fumo.

 

Indipendenza e libertà.

Libertà, indipendenza… ma di cosa parlano tutti? In una società complessa non è possibile essere liberi e indipendenti a meno che non vi ritiriate su un’isola deserta a fare i Robinson. Più una società è complessa, tecnologica, comoda, più diventa impossibile essere autonomi, perchè nessuno sa fare tutto, quindi hai bisogno degli altri, e ciò impedisce la tua indipendenza e libertà. Il punto non è essere indipendenti, ma creare rapporti corretti tra le parti, non ha importanza che io abbia bisogno degli altri, ma che il costo che io pago sia corretto e che io possa permettermelo. La libertà non esiste in natura, tutto deve seguire delle leggi, delle regole, e dove ci sono leggi, non può esserci libertà percui cercarla è uno spreco di tempo, se non per quelli che ci guadagnano denaro e potere promettendoli alle masse.

Perchè viviamo d’illusioni? Sprechiamo molte delle nostre migliori energie per seguire i sogni, sprecando cosi la possibilità di rendere la realtà un pò migliore per tutti, ma sopratutto, perchè i media continuano ad alimentare queste false speranze? Qui prodest? Capisco che ciò che io chiamo debolezze umane in realtà sono ciò che ci rende umani. Lo accetto, ma ho paura quando queste prendono il sopravvento sulla ragione perchè il risultato è sempre catastrofico, e se cadere è un’attimo, basta un attimo di distrazione, risalire è molto più difficile, e non sempre si può.

Lo stato serve (o dovrebbe servire)…

… A costruire quelle scale sulle quali il cittadino possa salire, o scendere,  assecondando i propri meriti e qualità. Più queste scale sono fatte bene, migliore è lo stato. Se i gradini sono di 2 metri d’altezza  (penalizzando le classi inferiori) o ci sono ascensori (che privilegiano solo alcune categorie), lo stato (politica + cultura+ governo) non stà facendo il proprio dovere e va riformato.

Lo stato non è un’entità astratta, è un’organizzazione.

la cosa che non capisco di molti “liberisti” è che parlano dello stato come se fosse un’entità astratta, un qualcosa di soprannaturale. Non è cosi, lo stato è semplicemente un’organizzazione, è il cervello che regola, o dovrebbe regolare, la rete nervosa che tiene collegati i vari corpi di una nazione, cosi come lo è una qualsiasi azienda privata: e come tale può essere gestita bene o male, questo dipende, in democrazia, in gran parte dai suoi cittadini. Percui, se noi non siamo in grado di selezionare la nostra classe dirigente, la colpa è principalmente, non totalmente, nostra, e certi soloni che parlano dello stato come se questo fosse un mostro imposto da qualche essere superiore, o mentono ipocritamente, o sono dei cretini. Un’azienda può essere efficace e produttiva o un buco nero e fallire, ma nessuno, ne i dipendenti ne i fornitori se la prenderebbe con il concetto d’azienda, vero? Ce la si può prendere con la dirigenza, o con il mercato, o con qualche cattivo pagatore, ma nessuno accuserebbe l’azienda come entità, come concetto sociale ed economico, non avrebbe senso. Invece in Italia la colpa è dello stato che è fallace per concezione filosofica. Ora, se cosi fosse, nessuno mi ha ancora spiegato quale dovrebbe essere l’alternativa, cioè all’organizzazione atta a permettere il funzionamento del sistema di un paese, cosa dovrebbe essere a regolare le leggi necessarie alla convivenza, forse l’anarchia? O le aziende private? Ma che cazzate sarebbero? E’ un mezzo, un autobus, il cui funzionamento dipende dalla cura che se ne ha, sia da parte di chi lo usa, da chi ne deve controllare la manutenzione e ovviamente da chi lo conduce, non è dotato di volontà propria ne governato da un’entità superiore. LO STATO SIAMO NOI, o dovremmo esserlo.

Che poi uno stato sia governato da schifo, questo è un’altro paio di maniche, ma ripeto questo non dipende dallo stato in se, ma dalla sua classe dirigente e sopratutto dal popolo che lo costituisce. Se un popolo è di cacca, lo stato sarà un cesso, se il popolo è di cioccolata, lo stato sarà una tazza di limoges.

Io non capisco la “ggente…”

Uno dei tanti esempi: i pagamenti. Io lavoro come commerciale, e uno dei problemi più diffusi è quello dei mancati pagamenti: le sofferenze di ogni tipo, che hanno già innescato una serie di fallimenti non indifferente, stanno raggiungendo un livello “da non ritorno” . E’ ovviamente una catena, lui non paga me, io non pago te e via andando; non credo che sia una novità per nessuno quindi non mi ci soffermo più di tanto. Quello che invece voglio rimarcare, è come non mi sembra che ci sia da parte del sistema produttivo una forte reazione collettiva volta a mettere sotto pressione il governo perchè, a questa situazione,  ci metta una pezza. Di nuovo, come in molte altre situazioni, sembra che la reazione della massa sia a senso unico, come se non fosse possibile affrontare il problema a monte, cioè fare leggi che garantiscano i pagamenti, (basterebbe che chi inizi un lavoro debba dimostrare prima di possedere le risorse finanziarie necessarie) invece si interviene, male, a valle e ci si limiti ad affrontare le eventuali conseguenze negative, vedasi concordati fallimentari. Ora, mi rendo conto che non sia una cosa semplice, sia chiaro, ma perchè ci si pone il problema in questi termini? Perchè impegnarsi ad affrontare le conseguenze anzichè cercare d’impedire che queste si verifichino?

Un’altra chiarissima dimostrazione di questo, è il problema immigrazione; a mio parere la questione fondamentale da porsi è una sola: cosa possiamo fare perchè costoro NON PARTANO? Anche qui, sò che è più facile a dirsi che a farsi, ma trovo estremamente dispersivo spendere miliardi per l’assistenza, la gestione, la repressione del fenomeno senza invece investire risorse di pensiero e economiche su quella che è l’unica possibile reale soluzione al problem cioè, creare le condizioni per cui costoro evitino di partire. Ora, io non seguo in modo ossessivo le trasmissioni o gli articoli che trattano d’immigrazione, ma per quel che mi risulta, non sento quasi mai parlare di questo argomento, o sbaglio?Tutti si limitano a cercare di risolvere i “sintomi” del problema, senza invece investigare sulle cause scatenanti del fenomeno di fatto lasciando che la situazione s’incancrenisca. Lo so, qualcuno dirà “c’è chi ci guadagna”, vero, ma è altrettanto vero che ci sarebbe lo stesso chi ci speculerebbe comunque, solo che almeno si risolverebbe il problema.

Mah, ma forse sono io che sono matto e che sospetto una precisa volontà politica di coloro che detengono il potere economico/mediatico di mantenere le masse ad un alto livello d’ignoranza, in modo che possano distruggere la classe media occidentale cosi che possano tornare alla bella epoque*, dove CHI POTEVA si godeva la vita alla grande, mentre per le classi medie occidentali c’è il tentativo di  “merda eravate, e merda ritornerete”.

* Credo che la “Bella epoque” sia stata per le classi ricche (specie occidentali) il periodo migliore della storia umana. Oltre alla ricchezza, sempre esistita, la tecnologia cominciava a fornire i mezzi per risolvere quei problemi che fino ad allora il denaro non bastava a risolvere, ma solo ad alleggerire. Mi spiego, fare un viaggio, scaldarsi, la salute, la sicurezza, il ricco vedeva solo alleggerite queste problematiche, ma non riusciva a risolverle ( un viaggio in mare su un transatlantico, ad esempio, come lusso e comodità  non era assolutamente paragonabile allo stesso viaggio fatto con un veliero di cento anni prima) invece a fine 800 inizi novecento la scienza metteva a loro disposizione nuove tecnologie,contemporaneamente il suo potere di coercizione verso le masse rimaneva di fatto ancora enorme, situazione che da quel momento li in poi si è continuata a erodere fino a quasi sparire nella seconda metà del 20° secolo, mentre oggi assistiamo ad una inversione di tendenza.

Riflessioni monetarie.

Dicevamo che occorre capire che la realtà economica è tutt’ora basata sul baratto, infatti quando noi acquistiamo qualcosa “barattiamo” il nostro denaro ( o per essere più corretti il suo potere d’acquisto) con la merce che acquistiamo. Certo, il problema nasce dal fatto che il valore del denaro è soggetto a variazioni anche enormi’ vedi svalutazioni o rivalutazioni, per cui quello che ieri compravi con un dollaro dello zimbabwe, oggi non lo puoi comprare più ma ce ne vogliono 300. Questo perchè il valore del denaro non è effettivo, ma nominale, mentre una mela è sempre una mela, una casa sempre una casa. Invece, una moneta d’oro aveva un suo valore intrinseco, dato dal suo peso , percui io in realtà prima barattavo una merce, o un servizio, di mia produzione con dell’oro che poi avrei ribarattato poi con un’altra merce o servizio. -con il denaro invece, cartaceo prima e virtuale poi, di fatto scambio un prodotto il cui valore è solo teorico, sorretto solo da una convenzione, un’asserzione di fiducia; noi crediamo, o vogliamo credere che abbia un valore, è quello che tutti facciamo quando accettiamo un assegno o un pagamento dilazionato, noi abbiamo fiducia nel fatto che questo pagamento sarà effettivamente onorato. Curioso se ci si pensa, no? Un sistema basato SOLO sulla fiducia, alla fine. Trovo la cosa affascinante, anche se un pò inquietante.

E qui entra in ballo lo STATO, cioè un qualcosa che deve, o dovrebbe, fare il garante a tutto ciò, che è IL SUO COMPITO PRINCIPALE, cioè garantire il mantenimento degl’impegni. Per questo non capisco i “liberisti” più fanatici, che contestano lo stato, se non c’è uno stato che con le sue (si spera giuste) leggi ti protegge, chi può farlo? Tu non puoi fidarti e basta, in tal caso, non servirebbe neppure il denaro, basterebbe la parola, ma sapere che c’è un albitro che veglia sulla correttezza.

Un sacco di gente contesta lo stato, che può giustamente essere criticato, ma solo un idiota ne può negare la fondamentale importanza; poi tutto dipende da come questo viene organizzato, ma negarne la necessità è da coglioni.

PS. Chissà perchè nessuno pensa che avere più servizi significa aumentare i costi per lo stato, e quindi aumentare, o il debito o le tasse.