La lega sbaglia.

Trovo che ll’atteggiamento di molti verso gli extracomunitari sia sbagliato. Troppi li accusano di essere pericolosi, portatori di malattie, approfittatori ecc.ecc.ecc, trovo queste accuse decisamente superficiali, pregiudiziali e razziste. Basta visitare una qualsiasi fonderia o cantiere edile per vedere la percentuale di extra che ci lavorano, e ciò dimostra facilmente la leggerezza di certe argomentazioni. Inoltre  non capisco perchè la lega continua anche a dividere tra profughi e clandestini, una divisione che considero ipocrita, visto che non capisco perchè si faccia differenza tra chi fugge dalla fame da chi fugge dalla guerra. Morte per morte, preferirei vedere morire un mio caro sotto le bombe che di fame, voi no? La vera questione è un’altra che va affrontata in un modo meno populistico e più pragmatico, cioè sotto un profilo prettamente economico: in questo momento non possiamo permetterci di accogliere nuovi immigrati,  non possiamo donare sangue ad un ferito grave se non ci reggiamo in piedi, non salviamo lui e rischiamo di morire anche noi. Punto .

Siamo come un pesante carro che trascinato da cavalli sempre più stanchi e  affamati stà anche affrontando una salita durissima e scivolosa (la crisi); in questi casi, di solito si alleggerisce il carico (burocrazia e parassitame vario) e li si mette a spingere il carro, cosi da alleggerire il carico ed aiutare i cavalli, invece qui non solo non scende nessuno, ma salgono altri passeggeri a scrocco. Per quanto tempo ancora i poveri cavalli resisteranno alla fatica e alle frustate? E quando questi molleranno, e molleranno di sicuro se non cambia nulla, tutto, cavalli, carro e passeggeri precipiteranno.

Certo che siamo proprio un popolo di ……….. . ( I puntini non sono perchè non voglio essere volgare, ma perchè non trovo un termine soddisfacente).

Stima.

Per “stima” s’intende “il dare un valore a qualcosa o a qualcuno”, un’operazione interessante, che è alla base di ogni considerazione economica. Nel tentativo di diffondere la mia tesi, cioè che ciò che crea il denaro è solo e sempre il lavoro, prendo in considerazione questo aspetto della faccenda. Cosa è che ci fa stimare il valore di un oggetto? Il bisogno, il piacere, che ci da, il nostro desiderio, ma sopratutto, la nostra possibilità economica. Perchè ammettiamolo, se non abbiamo mezzi, l’unica soluzione è la rinuncia. Da dove viene la possibilità economica? Semplificando, dal lavoro. Se io ho un certo tipo di lavoro, potrò pagare molto di più di chi ne ha un’altro più “povero” o di chi non ne ha affatto. (ricordo che la rendita non è che lo sfruttamento, passato o attuale, di lavoro proprio o altrui)

Si, perchè noi spendiamo in funzione non solo del valore intrinseco dell’oggetto desiderato, ma anche, o sopratutto, da quanto ci possiamo permettere di pagarlo. Se un milionario e un operaio sono disposti a sacrificare , che so, 5 giorni di lavoro per acquistare un articolo, ecco che entrambi ne danno la stessa stima, 5gg della loro vita lavorativa, solo che nella realtà il risultato è enormemente differente, perchè per l’operaio questi equivalgono a, ipotizziamo, 450 euro, mentre per il milionario potrebbero essere 50.000. Cosa voglio dimostrare con questo ragionamento? Che il valore monetario è parametrato alla possibilità di crearlo, cioè al lavoro.

Sono ossessionato, lo ammetto, ma quando sento che i problemi della Grecia, e di chiunque altro, si risolvono con l’immissione di denaro, m’incazzo. Reddito di cittadinanza, sussidi, altro credito, tutto è solamente altro debito, che come tutti dovrebbero aver ormai capito, è ciò che stà uccidendo l’economia, la nostra economia, cioè uccidendo noi, classe media. Vuoi davvero aiutare? CREA LAVORO VERO, utile, costruisci strade ponti, porti, risana montagne boschi e fiumi, insegnagli a farlo, falli lavorare a qualcosa di utile e cosi si risolverà qualcosa, ma lasciali li nell’ozio e nella bambagia, e la maggioranza di loro si spegnerà, trasformandoli nel carico inutile che la locomotiva deve sempre più faticosamente trainare IN SALITA, e che la stà facendo fermare.

Nota sulla Grecia. Buffo questo referendum, devono scegliere tra due modi di essere massacrati :-). Per me Sipras l’ha fatto perchè cosi può evitare di diventare il capro espiatorio, ha deciso il popolo, come se il popolo ne fosse in grado; però dal suo punto di vista ha ragione, è grottesco come viene attaccato quando lui è li solo da 4 mesi e di sicuro non è responsabile della situazione che si è verificata. Però non riesco a capire come si abbia voglia di andare al governo in quelle condizioni, a meno che non sia una dittatura, che da possibilità d’azione diverse, ma democraticamente… . Vuol dire solo diventare il parafulmine. MAH. Certo che però ci si muove con una lentezza estrema, io avrei bloccato i conti ancora 4 anni fa, perchè dalla Grecia sono fuggiti enormi capitali, gran parte frutto di evasioni fiscali e malversazioni. Curioso questo fatto, siamo tutti uguali , quando le cose vanno bene, siamo bravi noi, quando vanno male è colpa dello stato. Poi come facciamo a rimproverare alla finanza e alle banche di fare la stessa cosa?

Specchi.

Quello che non capisco è perchè chi concede i privilegi, se la prenda con i previlegiati. Cioè, intendo dire che se ci sono i pensionati d’oro, i baby pensionati, chi vive nelle case Aler senza pagare anche se non ne avrebbe bisogno, chi ha lavori comodi e sicuri senza che si pretenda che lavorino (certo lavoro pubblico), si sia totalmente mantenuti (migranti e poveri di professione), consulenti a rischio zero, ecc.ecc.ecc.; costoro, dicevo, fanno esattamente quello che farebbero tutti, o almeno il 95%, al loro posto. Lo ammetto, se mi proponessero di andare in pensione subito a 2000 euro al mese, mi dessero un bell’appartamento gratis o un lavoro dove faccio poco e guadagno discretamente, io accetterei immediatamente. Voi no?

Il colpevole non è il privilegiato, ma chi questi privilegi li permette, specie se è anche colui che paga. E sapete chi è che paga? NOI che previlegiati non siamo.

Quindi, se volete prendervela con i VERI colpevoli, prendetevela con quello che vedete tutte le mattine nello specchio mentre vi fate la barba o vi truccate, ( a volte tutte due le cose 🙂 ), perchè se non c’è chi regala, nessuno vive a scrocco. Se c’interessassimo un pò di più al bene comune, invece di credere di poter vivere da soli, sarebbe assai utile.

Ripeto: se tutti stanno bene, è molto più facile per ognuno di noi stare meglio, se siamo in molti a tirare o a spingere la carretta, lo si fa con pochissima fatica, ma se sono sempre più quelli che , invece di tirare o spingere, si fanno trasportare… .

Ps, non ho messo i politici nella lista dei privilegiati, perchè penso che un politico serio non sia tale.

 

Inflazione e deflazione.

Qualcuno mi ha chiesto perchè è negativa la deflazione, e perchè dopo anni che si parla dell’inflazione come di un mostro, la BCE cerca di crearla artificialmente mediante il QE. Credo che chi si interessa a questi argomenti abbia chiara la risposta, ma già che ci siamo proviamo a spiegarlo per chi è meno ferrato in materia.

DEFLAZIONE.

Perchè è negativo che i prezzi calino? In realtà ciò che è negativo non è che calino, ma la causa : il motivo può essere solo uno:un calo della domanda. Ora, se questo fenomeno è circoscritto a particolari prodotti o comparti, il problema è relativo, è ovvio che siano in calo le domande di telefoni a gettone o di tubi catodici e quindi il loro prezzo, ma se il fenomeno è generalizzato allora suonano tutti gli allarmi. Significa che stanno calando i consumi, e ciò si riflette pesantemente sulla produzione, sui guadagni delle aziende e sui loro investimenti; quindi sugli stipendi e sui posti di lavoro. L’aumento della disoccupazione porta al calo degli stipendi e questo si traduce in un’ulteriore calo dei consumi, in un avvitamento micidiale. La deflazione è il pericolo peggiore per un’economia sviluppata ad alta capacità produttiva, peggio se è un’economia molto indebitata (situazione tipicamente occidentale); perchè è chiaro che se le entrate calano, in proporzione i tuoi debiti diventano sempre più pesanti (chiaro che se hai 700 euro di mutuo e guadagni 2000 euro hai 1300 euro da consumare, ma se ti abbassano lo stipendio a 1500 diventano 800), riducendo la capacità di spesa; questo vale per i salariati che per le aziende. Aggiungiamoci alla fine il creare l’effetto “attesa”, cioè la tendenza a rimandare gli acquisti prospettando un ulteriore calo dei prezzi , il continuo aumento della sensazione d’insicurezza che ci porta a spendere di meno e si capisce facilmente perchè si rischia il disastro economico.

INFLAZIONE.

Invece se il mercato tira, per cui la domanda è superiore all’offerta, è normale che i prezzi salgano, e questo crea inflazione. Ora, se il rapporto tra domanda e offerta è corretto, con una leggera predominanza di domanda sull’offerta significa che c’è richiesta di merci,  aumenta la produzione ,c’è bisogno di nuovi lavoratori, i salari e i profitti tendono a crescere che a loro volta generano nuova richiesta di consumi. Ulteriore domanda favorisce l’aumento dei prezzi, quindi dell’inflazione. In conclusione: se è moderata, è indicatore di sviluppo economico.

Poi c’è il mostro, la cosa più temuta in assoluto, l’iperinflazione. weimar_iperinflazione_4 inflazione

E’ temutissima, specialmente dalle banche e dal mondo della finanza, perchè è ciò che prova nella realtà quello che deve rimanere segretissimo: che il denaro non è reale. Ad un certo punto ti trovi a scambiare borse di banconote per acquistare un kilo di carne, e questo non deve succedere in un mondo che è basato sul dominio del dio denaro perchè può far capire alla massa che lo scopo del denaro non è quello di essere investito in speculazioni (cioè x creare altro denaro) ma deve essere speso per l’acquisto di beni e servizi, creando lavoro. Fa capire che il risparmio è giustificato solo fino ad un certo punto, poi diventa dannoso e serve solo ad arricchire pochi, banche e finanzieri.

Il concetto fondamentale è che creare denaro è facilissimo, ma creare ricchezza no. Non è la quantità di denaro esistente che determina il benessere di una popolazione, ma la sua VELOCITA’ di circolazione che ne permette la trasformazione in LAVORO e ricchezza reale: è come il sangue, se ce ne troppo poco, si ferma e si muore, ma se ce nè troppo, (indebitamento eccessivo e speculazione finanziaria) la pressione troppo alta provoca l’ictus e l’infarto, e si muore lo stesso.

In realtà non è complicato, basta ricordare che alla base dell’economia c’è il baratto; se io scambio un’ora del mio lavoro per un kilo di patate, che queste costino una  lira o un miliardo in realtà non ha nessuna reale importanza, non è vero? Perchè funzioni occorre che si mantenga il giusto rapporto tra il denaro circolante e le merci e i servizi esistenti.

Non sono concetti troppo difficili, occorre solo riflettere con la propria testa, utilizzando tutte le informazioni, compresa la mia, non come vangelo, ma come punti di vista; dopodiche trarre le proprie conclusioni.

 

Scontro tra civiltà. Ma quali? Parte 1

Ultimamente si parla molto di scontro di civiltà, in particolare ci si riferisce allo scontro tra quella Islamica e quella Cristiana. E’ davvero cosi? A mio parere no, o meglio non esattamente. Le civiltà che si scontrano in realtà sono altre due, cioè quelle laica e quella religiosa, due modi completamente diversi di vedere il mondo. Entrambe rappresentate all’interno delle comunità Cristiane e Islamiche, in forza diverse a seconda del paese e del suo sviluppo economico sociale, il laicismo è più forte dove è forte la classe media, la religione dove è più presente la povertà. Un esempio interessante dello sviluppo di questo scontro è la Turchia moderna, il cui fondatore Kemal Pasha detto Ataturk (il padre di tutti i turchi) aveva imposto con la  forza una costituzione laica al paese, trasformandolo nel paese mussulmano più occidentale del mondo; finchè il potere è stato in mano ai militari il governo laico è resistito, ma  la situazione stà cambiando “grazie” alla democrazia che ha permesso l’elezione dell’attuale presidente filoislamista grazie ai voti della maggioranza della popolazione, nelle campagne ancora povera e ignorante.

Ho riflettuto a lungo su cosa sia la religiosità, e sono arrivato ad una conclusione per me assai preoccupante. La religione nasce dalla speranza, mentre il laicismo è figlio del pensiero razionale. L’eterna lotta tra emozioni e ragione, tra sogni e realtà, tra fatti e opinioni, una lotta che solo in occidente e per un numero limitato di anni ha visto vincere la ragione, ma non perchè abbia convinto, ma solo perchè grazie ai suoi frutti, il benessere e la tecnologia, ha comprato “l’anima” dei molti, troppi, emotivi, che non hanno compreso il cambiamento (non ci hanno nemmeno provato) ma ci si sono solamente accomodati.

Fateci caso, la religione è sempre forte dove ci sono i più deboli, perchè? Dio si vede meglio con le lacrime agl’occhi, perchè da speranza (falsa), e chi ne ha maggior bisogno. Sono principalmente i più deboli coloro che si nutrono di essa, i poveri, chi vede o teme la morte, cioè malati e anziani che si rivolgono a Dio nella speranza della guarigione o che ci sia una vita oltre la morte. La religione, tutte le religioni, promettono la vita eterna, e hanno perciò una grande attrattiva su tutti coloro che temono la morte, che sono la stragrande maggioranza, che cosi s’affidano alla religione. Qui però m’incazzo, perchè lo fanno passando però attraverso la scienza (laica) cioè ospedali e quant’altro; quando hanno sparato al Papa dopo non lo hanno trasportato nella Cappella Sistina chiedendo l’intervento divino, ma all’ospedale Fatebenefratelli. Cosi come sono sicuro che anche gli Imam, o i Rabbini, non si recano in Moschea o in Sinagoga, se feriti o malati, ma in ospedale. Però se guariscono, allora DOPO vanno in chiesa a ringraziare Dio. Certo, alle mie contestazioni rispondono che la loro guarigione è la sua volontà, però la loro malattia o ferita no? Che senso ha che Dio ti faccia ammalare di cancro per poi guarirti? Ma le vie del signore sono impescrutabili. Comodo.

Ora, tornando sulla questione principale, laicismo o religione, occorre ricordare che Dio e religione sono due cose diverse, che per millenni la religione è stata strettamente legata al potere, il Re è sempre stato confortato dall’essere “l’Unto da Dio” , sicuramente dalla casta sacerdotale, quando i due ruoli  non si fondevono; Il Re, il Faraone, l’Imperatore ERANO essistessi Dio, e il Papa , in quanto rappresentante di Dio sulla terra era RE.

Si deve ricordare che la religione ha bloccato, ritardato o comunque fortemente ostacolato lo sviluppo della scienza e della tecnologia, e solo grazie alla sua sconfitta derivante dall’illuminismo, dalla rivoluzione francese, dalle guerre napoleoniche hanno potuto cominciare a svilupparsi quello che è il mondo moderno. Un mondo moderno che molti criticano, stando ben attenti però a sfruttaqrne le comodità e i vantaggi.

Ma gran parte di noi a queste cose non pensa, e crede che il nostro benessere sia una conseguenza logica e inevitabile dello sviluppo umano. Illusione, una pericolosissima illusione che ci potrebbe portare ad un futuro assai triste, dove si tornerà alla legge del più forte, e dove per i vinti non ci sarà pietà. Esattamente come lo sport,  pratica osannata e mitizzata, dove per ogni vincente che ha tutto, sodi, fama, ricchezza, ci sono migliaia di perdenti a cui non rimane nulla se non l’amarezza della sconfitta. Anzi, mi correggo, rimane la speranza di riuscire un giorno; però intanto taci e sopporta. Un pò come quei tassisti o cameriere che trovi a Los.Angeles, che ti dicono: “Io sono un attore, faccio il tassista fintanto che riuscirò a sfondare”. “Quanti anni sono che lo fai ?” “24”. Sigh.

Mi sembra tutto cosi illogico: perchè, ad esempio, c’è la tendenza dei media a fare sentire tutti più poveri di quello che si è in realtà, con il continuo mostrare il mondo dei ricchi e dei belli, sembra finalizzato a creare in persone che avrebbero tutte le ragioni per essere soddisfatti della propria vita, cioè noi classe media, l’insoddisfazione; abbiamo un tetto, cibo, calore, cure mediche, un automobile, l’accesso ai divertimenti e al riposo, ma vogliono farci sentire poveri, inferiori, inadeguati. A quale scopo?

Continua…

 

Ma davvero non ci si arriva da soli?

Ieri mi è capitato di nuovo di sentire alcuni tizi che parlavano che occorre abolire le “FILIERE” per risparmiare. Credo di averne già scritto, ma è importante ricordarlo, o per i nuovi lettori.

Le FILIERE danno lavoro ad un buon 60/70% della popolazione attiva. Logistica, trasporti, servizi, commerciale, packaging, distribuzione, indotto: qualsiasi cretino dovrebbe capire che se distruggi le filiere, tu metti sul lastrico milioni di persone, che disoccupate perdono la capacità di consumo, il crollo del quale ovviamente si riflette sulla produzione, che diventando sempre più sovrabbondante scatena la guerra dei prezzi tra le aziende che  finisce per porterne al fallimento la maggior parte; ciò che provoca a sua volta altra disoccupazione e via andare in una perversa ruota autoalimentante.

Se qualcuno conosce un pò la storia, ma basta un pò di buon senso, sa che durante la gravissime crisi economiche, vedere quella del 29 negli USA, mentre milioni di cittadini soffrivano la fame e la miseria,  i contadini distruggevano il loro raccolti nel tentativo inutile di mantenere i prezzi: spreco inutile, migliaia di aziende continuavano a fallire perchè se non c’è possibilità di spesa, cioè la domanda, nulla serve. E’ solo questione di tempo. Impedire che questo accada è compito del governo a cui spetta il controllo e l’ intervenire su abusi e su eccessi punendoli severamente, sia in un senso che nell’altro, nulla dev’essere troppo costoso o troppo economico.

Non esiste il “prezzo buono” per chi non ha un centesimo. (questa mi piace, ci metto il copyright).

L’unica cosa che fa marciare l’economia è IL LAVORO, la piena occupazione, ma non fine a se stessa (tutti pa) ma dedicata alla produzione di merci o servizi realmente commerciabili che rispondano a bisogni , cioè che il cliente voglia acquistare,  e non che sia obbligato a farlo senza percepirne un reale beneficio (burocrazia autogiustificante).

Riassumo: NON SONO I PREZZI DELLE MERCI CHE DETERMINANO LE CRISI, ma la mancanza di potere d’aquisto: finchè il mio reddito mi permette di spendere i prezzi sono sempre relativi, nessun paese è mai andato male perchè le cose andavano bene, scusate il gioco di parole, e questa mania di acquistare sempre di più a prezzi sempre inferiori ha innescato questa spirale deflattiva che ci stà travolgendo.Vogliono distruggere la classe media e lo fanno attraverso la nostra avidità, vendendoci come positiva la concorrenza, la competitività, ma è una balla; serve solo per isolarci, a farci nemici uno dell’altro rendendoci deboli e facilmente eliminabili. In una gara il secondo arrivato è solo il primo dei perdenti, lo scopo reale di chi spinge a gareggiare non è di creare vincenti (1), ma perdenti (1000) perchè chi si sente perdente, si deprime e si lascia schiacciare facilmente.

Noi dobbiamo essere come fili di ferro, che uniti e attorcigliati uno all’altro formino un fascio, un cavo forte e flessibile che più è grosso più regge pesi, dove ognuno da il suo contributo, mentre da soli siamo facile preda di ruggine e di rotture.. Ricordate che è vero  la vita è una corsa, non i 100 metri, ma la maratona. E’ solo questione di ritmo, si deve partecipare correndo,  ma se si corre troppo veloci, si scoppia lungo la strada. Alcuni arrivano prima e alcuni dopo, ma l’importante è muoversi insieme e non rischiare di rimanere fermi e abbandonati lungo la strada.

Denaro: 2a parte

Concettualmente un assegno, insomma. Poi la cosa si complica, le note di banco diventano “al portatore” per cui, chiunque le possieda non è più obbligato a garantirne personalmente ne la provenienza, ne il reale valore, compito che spetta alla banca, o allo stato, emettente, inoltre la quantità di merci e servizi prodotti aumenta in modo vertiginoso, rendendo effettivamente impossibile l’utilizzare una singola merce (oro) come garanzia di riferimento E qui comincia il grandissimo affare per le banche, chi e come controllare se la quantità di denaro circolante corrisponde realmente al valore e quantità di ricchezza esistente? Scoperto questo, le banche che fanno? cominciano ad “investire” il denaro a loro disposizione, “prestandolo” dietro il pagamento di un interesse, cosa che da sempre facevano gli usurai, eranno sempre le stesse persone, ma con una differenza sostanziale: gli usurai prestavano, e perciò rischiavano, il PROPRIO denaro, le banche no. Da qui nasce la pratica della “riserva frazionaria” e la virtualizzazione del concetto di denaro che stà affossando il nostro sistema economico,
Ricapitoliamo: Il denaro una volta era garantito dall’oro, il quale a sua volta era supportato (+ o -) da ricchezze reali (merci, servizi, immobili, tutto ciò che è frutto del lavoro umano) esistenti. Però a causa dell’enorme aumento delle popolazioni, delle merci e dei servizi prodotti e consumati, oggi la produzione e la quantità d’oro esistente è fortemente insufficente alla bisogna, e ciò rende non più possibile questa congruenza se non con un’enorme rivalutazione del valore dell’oro, cosa non possibile per vari motivi, questo rende prioritaria una questione: venendo a mancare l’oro, la merce “JOLLY” di riferimento, chi o cosa oggi può garantire che la quantità di denaro circolante sia commisurata alle ricchezze esistenti? Come impedire che venga immesso sul mercato in quantità molto superiori al dovuto? Come impedire che quest’ultimo venga diffuso sotto forma di CREDITO (magari neanche veramente richiesto, ma indotto)  che crea a sua volta altro denaro in eccesso grazie al discorso degl’interessi sul debito? Come garantire l’equilibrio del sistema accertando che il denaro prestato da una parte sia preso a credito dall’altra in una forma di vasi comunicanti e non creato dal nulla?
Non nego che questo sistema ha dato anche risultati positivi, ma ritorno all’esempio riportato dello starter, stanno ingolfando il motore di brutto, e questo può fermarci in un momento molto delicato, mentre stiamo facendo una salita assai ripida con un mezzo assai carico;  non siamo assolutamente sicuri che i freni reggano se questo succedesse, con le conseguenze che possiamo immaginare.

 

L’ECCESSO DI DENARO CIRCOLANTE RISPETTO ALLA RICCHEZZA ESISTENTE E’ DEBITO.

Denaro, 1a parte.

Premessa 1: Ritornerò ogni tanto sull’argomento finchè nelle mie chiaccherate con alcuni lettori non mi confermeranno che il concetto è chiaro.

Premessa2: In fisica nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Questo è altrettanto vero in economia, quindi vale anche per il denaro. Non si può creare moneta dal nulla, quindi stampare non serve a nulla se non per creare debito,  funzione talvolta utile di “starter” come nei vecchi motori a carburatore, quando per partire si “tirava l’aria” per arricchire un pò la miscela, ma come sanno tutti coloro che hanno vissuto l’esperienza, se si esagera si ottiene solo di fare ingolfare il motore, e allora per ripartire sono casini.

1) Facciamo una piccola storia semplificata dell’economia: all’inizio c’è la ricerca del cibo e delle merci necessarie al consumo personale o della tribù/famiglia, basato sulla raccolta e sulla caccia. Con l’inizio delle coltivazioni e degli allevamenti, comincia a crearsi un surplus di alcune merci che portano alla possibilità di  baratto con quelle che invece scarseggiano, cioè si comincia a commerciare; io ho più capre, le scambio con la tribù vicina che ha più tessuti. Con l’allargarsi dei mercati e delle quantità di merci, la cosa comincia a complicarsi, io ho una merce pronta adesso, quella che tu mi potresti dare in cambio lo sarà tra due mesi, siamo troppo lontani, le merci sono deperibili, hanno valore diverso, ecc., nasce la necessità di una qualche forma mediata di garanzia, d’impegno. La soluzione trovata è quella di usare come sistema di scambio una terza merce “neutrale” alla quale entrambi gli operatori riconoscano un valore e che faccia da garanzia: nasce il concetto di denaro. Molte le forme di moneta usate nel tempo dai vari popoli, ma per comodità rimaniamo sulla più classica di tutti, quella più “universale”: l’oro, una MONETA  CHE E’ GARANTITA DA UN PROPRIO VALORE INTRINSECO, il suo peso, che ne costituisce evidentemente il valore, (inutile incidere su una moneta d’oro di 5 gr “25 gr”, sarebbe riconosciuta immediatamente come falsa :-)).

Intanto, insieme alla popolazione, la produzione di merci continua ad aumentare, cosi il valore, le distanze dei commerci e la quantità d’oro circolante ma questo si porta dietro una problematica, movimentare quantità d’oro sempre più grandi aumenta il rischio di furti e rapine; i più potenti e ricchi si possono permettere palazzi e guardie, ma molti altri no, e specie per quei mercanti che viaggiano, occorre una soluzione, un posto dove si possa costudire l’oro, e nascono le banche. All’inizio le banche sono “banchi di cambio” che convertono in oro vari beni e merci, che diventano luoghi di custodia, dove i commercianti depositavano i loro averi e che offrono il servizio di muovere i capitali da un luogo all’altro “virtualmente” cioè senza rischiare direttamente il loro trasporto fisico. In che modo? Facendo da garante presso altre proprie sedi o altri istituti lontani “associati” che facevano lo stesso lavoro, io ho una certa quantità d’oro presso la mia sede di Roma, con UN DOCUMENTO certifico che il mio cliente “x ” che si presenta da te a Milano chiedendoti dell’oro, ne ha depositato una certa quantità o altri valori convertibili, presso la mia banca,  e nel momento che tu glielo cedi fisicamente, tu sai che ne avrai messa a disposizione la stessa quantità presso di me. In questo modo, non è la ricchezza reale, L’ORO, che viaggia, ma un documento cartaceo nominativo che non ha nessun valore in mano ad un eventuale criminale o malversatore. Tutto questo chiaramente dietro il pagamento di commissioni.

UN DOCUMENTO CARTACEO NOMINATIVO (nota di banco, da qui banconota) CHE NON HA NESSUN VALORE REALE SE NON TRAMITE UN INTESTATARIO RICONOSCIUTO, ovverossia l’effettivo proprietario dei beni. Qualcosa assimilabile ad un assegno, insomma.

Continua.

PS. Interessante domandarsi cosa succedesse dell’oro depositato nel momento in cui i legittimi proprietari scomparivano, cosa fino a pochi anni fa assai comune tra i commercianti che viaggiavano. Ci credo che le banche arricchivano.

 

Ci possono essere soluzioni semplici per problemi complicati?

Landini ( Dirigente FIOM) sulla “7” durante un Talk show ha detto che “Non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi, ci sono soluzioni complesse”. Beh, non è che io sia spesso d’accordo con Landini, ma in questo caso trovo che abbia assolutamente ragione. I miei amici, le persone con cui discuto (R. R.) mi accusano spesso di essere troppo complicato, e mi rendo conto che è vero, ma non posso evitare di domandarmi se la situazione che stiamo vivendo non sia essa, assai complessa. Le variabili, le forze in campo, gl’interessi che operano sui vari aspetti della gravissima crisi economica che stiamo attraversando, le origini interne ed internazionali, creano un difficile coacervo di situazioni,  cause, concause e conseguenze che occorre valutare, e tutto questo richiede una lunga analisi a largo spettro assai complessa. Certo, possono essere una tentazione le soluzioni di Alessandrina memoria, una lama e zac, si taglia il nodo gordiano e via, ma occorrerebbe ricordare che l’impero di Alessandro non è durato sto gran che, mentre gl’imperi che sono durati, come quello Romano, erano basati sulle regole stabilite da Augusto, che tutto era, ma non un semplice.

Facendo un esempio banale, è come quando un’amministrazione cerca di risolvere il problema dei Rom allontanandoli dal territorio comunale, ok, ma poi questi si fermano nel comune vicino, e allora? Il problema è stato risolto? E se un’altro comune vicino fa lo stesso con i suoi Rom? Che si fa? E senza scordare le migliaia di persone che sugl’immigrati e sull’assistenzialismo ai “poveri” vivono, e a volte prosperano, e che non hanno nessun interesse a che il fenomeno scompaia. Adesso è “di moda” il controllo idrogeologico del territorio: si fa presto a dire che bisogna intervenire, ma decidere come e dove è un’altra cosa. Mica si possono abbattere decine di case e condomini costruiti dove non dovrebbero stare, tra l’altro costruiti magari 200 o 300 anni fa, o anche solo 60, quando il numero, i bisogni degli abitanti e il traffico era assolutamente diversi; che si fa, si rade al suolo tutto? E chi paga?

Mi ricorda le lamentele che si sentono a proposito di strade troppo strette, e non solo in molti centri storici, ma anche in molti Villaggi Marcolini costruiti negli anni 60. Quanti allora avrebbe potuto prevedere che ogni famiglia avrebbe posseduto almeno 2 auto, e tra l’altro spesso di grande dimensione? E anche se fosse, si sarebbe potuto allora affrontare la spesa di costruire case e strade molto più grandi? Non credo proprio. Oggi che il problema esiste,  tutti si mettono a starnazzare come oche prendendosela con il governo e con le istituzioni pretendendo soluzioni immediate, le quali istituzioni altrettanto “semplicemente” potrebbero anche rispondere  “Se tu sei stato cosi cretino da comprarti una casa in una zona alluvionale, io che c’entro? Cavoli tuoi, vendi, se ce la fai, e vattene.” Problema risolto. Chiaramente non sarebbe accettabile una simile risposta, ma se non lo è per il cittadino, perché dovrebbe esserlo per le istituzioni?
Risolvere certe situazioni è molto difficile, e non è inveendo o arrabbiandosi che si risolve qualcosa, ma ragionando e cercando INSIEME una soluzione, e questo richiede analisi complesse. Occorre affrontare i problemi cercando di capire prima da dove arrivano, e dopo valutare che conseguenze possano avere le varie soluzioni proposte, cercando di trovare quelle che fanno meno danni possibili, perché nessuna soluzione è perfetta e qualcuno ci rimette sempre.

A maggior ragione se si tratta di problemi economici, che non solo sono complessi, ma c’è anche chi li alimenta, ci specula e guadagna. Ricordo che in finanza esistono sistemi per guadagnare, e molto, quando le cose vanno male, per cui ci sono potenti forze che spingono in quella direzione, e visto che andare bene significa andare in salita mentre andar male è in discesa, immaginate che enorme vantaggio hanno questi bastardi; vantaggio aumentato dal fatto che la maggioranza di noi pirla non lo sa neppure che esistono queste cose, ( troppo complicate meglio seguire calcio, moda o gnocca/o), per cui non esiste neppure un movimento di massa che vi si opponga, delegando questo compito a pochi “Davide”, i quali debbono scegliere tra scontrarsi con Golia, o farsi corrompere da esso. Voi cosa scegliereste?

Concludendo, non sono io che sono complicato, ma lo è la reatà che ci circonda, e se vuoi risolvere davvero i problemi li devi affrontare in modo approfondito, e non è assolutamente semplice. Non basta fare primi passi per andare da qualche parte, occorre anche provare a capire qual è la giusta direzione, e capirlo richiede molto lavoro.

PS A proposito di Landini e Talk show, mi piacerebbe che ci fosse un contatore in grado di  rilevare quante volte vengono citate in tutti questi programmi le parole “Diritto/i” e “Dovere/i” e fare un confronto. Qualcuno vuole scommettere?

Lo stato siamo noi!

Perché è cosi difficile da capire? Quando si parla di “Stato” ne si parla sempre in terza persona, come se fosse qualcosa di estraneo a noi, ma non è vero, tutti noi siamo lo “Stato”, e il fatto che non lo si capisca è un enorme problema, un enorme rischio. È come se noi fossimo su una nave e non ci preoccupassimo di ciò che accade allo scafo, ma solo della nostra cabina, è semplicemente pazzesco. Se affonda lo stato, ci trascina con lui, perlomeno la gran parte di noi. Quando qualcuno danneggia lo stato, siamo poi noi, la collettività a pagarne i danni; quando si evade, quando si fa l’assenteista, il finto malato, il finto invalido, quando si ottengono dallo stato privilegi , pensioni o stipendi, non guadagnati, quando un’opera pubblica costa il doppio o il triplo del dovuto o non serve a nulla, quando s’inquina, si corrompe o ci si fa corrompere e in tutti i casi in cui lo stato viene derubato o danneggiato, alla fine chi paga siamo o saremo sempre TUTTI noi, i cittadini. Paghiamo prima socialmente e culturalmente, poi anche economicamente, ogni volta che paghiamo una bolletta, facciamo un pieno o acquistiamo qualcosa, dove buona parte della spesa sono o tasse o imposte, con quest’ultime che aumentano in continuazione senza che noi ce ne si renda conto davvero, ( solo l’ IVA  è al 22%, con possibilità che possa arrivare ad un micidiale 25,6%) se non perché ci accorgiamo che è sempre più difficile arrivare a fine mese. Paghiamo in termini di competitività del paese, con chiusura di aziende e conseguentemente con sempre meno posti di lavoro con quelli che rimangono pagati sempre meno, e molto più ricattabili. Danneggiare lo stato o lasciare che lo facciano altri significa danneggiare noi stessi; il debito di stato è il nostro debito, i suoi sprechi sono i nostri sprechi che siamo chiamati a ripianare e non c’è monetarismo che tenga. Eppure uscirne non è difficile, occorre però smettere di essere pigri mentalmente,  cercando di vedere le cose in modo meno limitato, meno stereotipato per avere un quadro più vasto della realtà in cui viviamo. Basterebbe questo per vedere molto più chiaramente tutti i fili che ci collegano gli uni agli altri per capire che se vogliamo sopravvivere dobbiamo contare anche sugli altri, che ne abbiamo bisogno, per cui l’aiutarsi non è un’espressione di buonanimo, ma una necessità egoistica, finalizzata al proprio benessere.
Ma l’aiuto dev’essere un “do ut des”, un “aiutati che il ciel t’aiuta”, non incondizionato, a fondo perduto, ma proporzionato all’impegno da parte dell’assistito a muoversi sulle proprie gambe il prima possibile, e di poter mettersi nella situazione di aiutare a sua volta la società. Essere bisognosi d’aiuto, poveri o malati, non è una colpa, ma neppure un merito.