Uno su mille ce la fa.

Conoscete questa canzone di Gianni Morandi?  http://www.italianissima.info/testi/unosumil.htm   È stata la canzone della sua rinascita, quando ormai era precipitato, ridotto a cantare canzoni per bambini, e invece gli ha dato la possibilità di ritornare tra i big.

Credo che dovrebbe ascendere al ruolo di canzone emblema dei tempi moderni, anche se però più che “uno su mille” sarebbe corretto dire “uno su centomila”. E’ la globalizzazione bellezza!

A me non piace lo sport, specialmente quello di oggi, dove il motto di De Coubertin, “l’importante non è vincere, ma gareggiare” suona assolutamente ridicolo.

Competitività la chiamano, e la spacciano come una qualità, una virtù, mentre invece è l’arma perfetta per il “dividi et impera” utile, indispensabile, a chi comanda per mantenere le proprie posizioni ridendo della massa di idioti (noi) che si ammazzano uno con l’altro nel tentativo di risalire posizioni. Come già ho ripetuto spesso, “in una gara il secondo che arriva è solo il primo dei perdenti”, e più è grande il numero dei partecipanti, maggiore è il numero dei perdenti. Il che ci porta alla globalizzazione; secoli fa potevi essere il “campione” del tuo isolato villaggio, il che creava un numero percentualmente significativo di vincenti, 1-2%, ma oggi ti confronti con il mondo, e devi essere il primo almeno tra 100.000; il che ci fa asserire che, come minimo, riduce parecchio le possibilità individuali di successo. Tutti sanno chi è Bolt, (perfino il correttore automatico di word 🙂 ) ma quanti mi sanno dire i nomi di tutti i finalisti ai100 mt delle olimpiadi?  E si che non è cosa facile arrivare li su quelle corsie, in quella finale.

Cosi è il mondo che ci stiamo creando, i 5 vincenti (su decine di milioni) si prendono il 90% dei vantaggi, di popolarità ed economici, lasciando a tutti gli altri a dividersi (e non è detto pacificamente) le restanti briciole. Enormi energie spese per nulla, per arrivare a sentire l’odore del successo, per poi dovervi rinunciare all’ultimo momento; vi è mai capitato di correre come dei matti per prendere un treno, un aereo o una metro e vederveli partire sotto il naso? A me fa incazzare da morire, e magari ci ho perso solo pochi minuti di impegno e fatic;, come dev’essere per colui che lo fa per anni di impegnarsi al massimo per ottenere un determinato risultato e fallisce? Basta un piccolo errore, una partenza sbagliata e tutto il lavoro di anni sfuma in un attimo.

Dove voglio arrivare? Alla rete. Si, a internet, che è ogni giorno più vitale per le nostre vite, che in questo senso ha un percorso assolutamente parallelo allo sport; anche qui sono pochissimi i vincitori, i nomi li conosciamo tutti, Facebook, Google, Ali Baba, Amazon  ecc.ecc. tutti colossi con un potere immenso, che sono destinati ad assorbire l’ 80% delle risorse finanziarie lasciando ai milioni, anzi miliardi, di altri siti il compito di dividersi i magri resti. “E’ il mercato bellezza” “la concorrenza che salvaguardia il consumatore” si dice in questi casi,” vincono i migliori”. Beh, non è tutto falso, ma neanche tutto vero, potrei fare una lunga dissertazione sul concetto di “migliori” ma ve lo risparmio; il punto è un altro, cioè CHE QUESTO SISTEMA NON CREA VINCENTI, MA PERDENTI, e mi domando quanto danno questo possa fare al sistema nel suo insieme.

Non vi annoio ulteriormente, mi limito a ricordarvelo nuovamente: oggi, e domani sarà peggio, preparatevi all’idea che IL FALLIMENTO SIA LA NORMALITA’, quindi non prendetevela troppo e non fatevi distruggere da esso. Provateci (anzi, RIPROVATECI imparando dagli errori passati) preparatevi al meglio delle vostre capacità cercando di non farvi trasportare solo dal facile entusiasmo, ma usando sempre il buon senso: giocate puntando cifre che sapete potervi permettere di perdere. Poi capita la situazione in cui la posta si alza, e i rischi e i possibili guadagni aumentano, ed è logico rischiare di più. Anche in questo caso è una questione di statistica, di calcolo delle probabilità, se aumentano le possibilità di vittoria occorre rilanciare senza mai dimenticare il fattore “C” (come Culo).

Concludendo: Esistono ancora spazi, possibilità di vincere, e bisogna provarci se ne si ha la possibilità e lo si ritiene opportuno, ma per i motivi sopra espressi tenere presente che la sconfitta è la cosa statisticamente molto più probabile quindi siate pronti ad accettarla come si accetta che il nostro biglietto della lotteria non sia quello vincente. Beh, con le giuste proporzioni ovviamente.

Ingratitudine e stupidità, caratteristiche umane.

L’Ingratitudine è uno dei principali difetti dell’essere umano, che è la prova della sua, nostra, stupidità. Perchè stupidità? Perchè l’ingratitudine è figlia dell’arroganza e ci porterà a perdere ciò che abbiamo e si è in gran parte fortunosamente ottenuto .

Mi spiego, prendiamoad esempio, la pensione, (ma anche la sanità, le ferie, i permessi, la maternità ecc.ecc.) per noi sono diritti sacrosanti e inviolabili: e perchè sarebbero tali, chiedo io? Risposta standard: perchè noi lavoriamo. Ora, ne ho già scritto altre volte, cosa vuol dire che noi lavoriamo? A parte il fatto che non mi sembra che lavoriamo poi sto gran che, almeno noi occidentali, (e non vado a vedere quanto “lavora” ad esempio un’impiegato in una grande azienda o nello stato… ) 1750 ore l’anno in media nei paesi avanzati, che su 8760 ore anno,  http://www.giornalettismo.com/archives/1485623/quante-ore-si-lavora-in-italia-e-nei-paesi-ocse/  non mi sembra sto gran che, il 20% circa del tempo lavorativo, cioè 40 anni circa su una vita media di 80 (fatevi 2 conti) , e in cambio di questo cosa otteniamo? Una casa calda, acqua, luce, cibo, sanità, le ferie, automobile, abiti, tempo libero, cultura, divertimento, ecc.ecc. . e non considerando i periodi di cassa integrazione, malattia, disoccupazione, PENSIONE,cioè quando si percepisce un reddito anche quando NON lavoriamo.

La cosa mi stà bene, sia chiaro, ma che mi fa incazzare fuori misura, è come tutto questo per noi sia UN DIRITTO INALIENABILE, qualcosa che ci spetterebbe quasi per volere divino; nessuna riconoscenza verso una società che ci permette di vivere cosi, con un rapporto lavoro-vantaggi che in gran parte del mondo è un sogno quasi irraggiungibile, un mondo dove miliardi di persone lavorano quotidianamente molto di più di noi e  in condizioni spaventose

ingratitudine

ottenendo in cambio solo una frazione di ciò che per noi è benessere SCONTATO.

Quante volte ci rendiamo conto di quanto siamo stati FORTUNATI a nascere qui e ora? Quante volte ringraziamo il fato e chi ha lottato per portarci dove siamo?  Io sento solo lamentele. Ma davvero siamo tutti cosi stupidi da credere di  guadagnarci il nostro benessere? Molti sono cosi stupidi da pensarlo veramente, e questo è il problema, perchè dare per scontate certe cose, è la via più breve per perderle.

Riassumendo: Siamo dei privilegiati, il rapporto lavoro/benefici è sicuramente a nostro vantaggio, faremmo bene a ricordarcelo se non vogliamo perdere tutto.

 

Mercato e politica.

DIstrazione

Un mio amico mi ha rimproverato, dicendomi che in questo blog ormai non parlo quasi più di economia. In effetti dal suo punto di vista ha ragione, lui ha un’idea dell’economia molto scientifico, ama le statistiche, i grafici, i dati ed effettivamente io non li uso quasi mai; per questo esistono molti blog molto meglio informati del mio, Icebergfinanza, mlnews, Rischio calcolato, Goofynomics, Zerohedge ecc.ecc. . Purtuttavia, io parlo sempre di economia. Cosa è l’economia? E’ ciò che fa la differenza tra vivere nel benessere o nella miseria, e più tecnicamente, l’insieme del mercato e della politica. Ecco, tutto il sistema economico si basa sull’equilibrio di queste due forze. Al mercato spetta il compito di espandersi e crescere, alla politica spetta il compito di regolarne la crescita, un pò come fa un giardiniere con un giardino; lo scopo del mercato, in un mondo ideale, sarebbe quello di espandersi garantendo un’equa distribuzione della ricchezza, (non lo stesso livello di ricchezza per tutti, ma un minimo di benessere dignitoso per ognuno) con lo scopo di creare benessere diffuso; invece, lasciato libero tende a funzionare in modo “piove sempre sul bagnato” i ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri.: è una regola economica basilare, se un prodotto ha successo, più c’è richiesta più il suo prezzo cresce, mentre se diminuisce la domanda il suo prezzo cala. E’, ripeto, una norma fondamentale dell’economia, ma se ci riflettete vi accorgerete che alla fine è  la logica  del più forte che stravince, se già vendo molto, perchè devo anche guadagnare di più in percentuale? Ma va cosi, è normale. E qui che deve, o dovrebbe, intervenire la politica, per mettere dei limiti allo strapotere dei vincenti, i quali, appunto, tendono a voler stravincere, a distruggere ogni avversario per arrivare al monopolio con tutto ciò che questo implica per noi, la massa. Le leggi antitrust servono a quello, ma perchè siano efficaci occorre che la politica dietro di esse sia forte e indipendente, ma mi sembra che oggi non sia cosi, che stia venendo sconfitta dal capitale, e grazie a qualcosa che il popolo spesso considera un proprio bene prezioso, la democrazia. Buffo no? Il “potere del popolo” come arma che il grande capitale usa contro di esso per spadroneggiare; almeno a mio modesto parere, è ciò che sta succedendo: ma come?

In democrazia il potere appartiene a chi controlla i media. E questi da chi dipendono, chi li finanzia? Sempre più dalla pubblicità, cioè dal capitale;  mentre la politica ne viene sempre più estromessa, con i coglioni che non vogliono pagare il canone e non vogliono la tv pubblica e che ne sono anche contenti. “Fuori la politica dai media” grida la plebe, senza domandarsi chi poi ne prenda il posto, cioè il denaro che finisce con il diventare il vero potere, sul quale la massa non ha il minimo controllo. Perchè credete che al grande capitale non piacciano i dittatori, perlomeno quelli seri? Perchè in democrazia, grazie ai media, loro possono indirizzare la massa senza che questa se ne renda conto, farla votare in modo tale che si tagli le palle da sola e poi non possa nemmeno lamentarsi, visto che è una “propria” scelta chi in quel momento governa, e se lo fa male la colpa è solo del popolo che non sa votare. Se poi, i vari gruppi politici li mettiamo uno contro l’altro, meglio ancora, e vai col “dividi et impera”. Invece un dittatore serio, stabile, avendo già rubato per se e per i propri figli nipoti e pronipoti, perciò non più corruttibile, per raggiunti limiti di saturazione, può anche mettersi in testa di fare l’interesse del proprio paese, può diventare un problema serio e magari privatizzare o dire no: questo ai grandi potentati economici non stà bene. In quel caso una bella rivoluzione colorata e democratica può essere un’ottima soluzione, non per il popolo di quel paese, ma per i coglioni seguimedia occidentali si. (com’è quella frase: riferimenti a fatti e personaggi reali è da considerarsi puramente casuale).

Concludendo io parlo comunque di economia, anche se non si direbbe. Ripeto, per me lo scopo dell’economia è di garantire a tutti un livello minimo di benessere dignitoso, e questo non dipende da quanta è la ricchezza che circola, ma da come viene distribuita e in base a quali criteri.

Giusto per rimarcare ai signori della sx del “pasti gratis a prescindere”, nessuno ha un diritto se non è disposto ad adempiere ad un dovere.

Lo ammetto: sono un fanatico RAZZISTA… + o -.

DIstrazione

Lo devo ammettere, sono razzista, detesto queste masse che arrivano qui da noi. E’ perchè le considero razze inferiori? No, non è una questione di colore della pelle, di religioni, di cultura o d’altro, non mi piacciono perchè MI FANNO PAURA: sono portatori di una malattia che mi terrorizza, la POVERTA’,  la miseria è la peggiore delle malattie e anche la più contagiosa.(Basta vedere com’è difficile far crescere un’economia, e invece come è un’attimo farla crollare). Noi europei abbiamo impiegato 5.000 anni per guarire da quella stessa malattia, ( l’abbiamo sconfitta, e non del tutto, solo da 50/60 anni) che era endemica e che colpiva il 90% della popolazione; adesso credo che stia ritornando, trasportata da costoro, che ne sono vittime , ma che involontariamente la diffondono e sono perciò un pericolo reale per il nostro mondo.

Io non sopporto la povertà, ne ho subito in una forma lieve anni fa, assolutamente non paragonabile a quella di milioni di costoro, e non riesco a togliermi di dosso l’orribile  sensazione di impotenza e di inferiorità che mi ha accompagnato per un tempo relativamente breve, 1 anno, ma che è rimasto impresso in modo indelebile nella mia memoria. La povertà nella nostra società è molto più distruttiva, perchè ormai ce la siamo scordata, non ci siamo più abituati,  non abbiamo gli anticorpi per combatterla; ci annichilisce, ci deprime, ci annienta perchè ci distrugge psicologicamente prima che fisicamente, perchè essere poveri qui da noi oggi non significa solo essere privi di comodità e beni, ma essere privati della propria dignità, perchè chi è povero è anche un fallito, mentre in un paese africano essere poveri è essere come quasi tutti gli altri.

Si, sono razzista, temo i poveri e vorrei che scomparissero tutti. Preferibilmente trasformandoli in classe media,  impegnandoci sarebbe possibile. Ma c’è chi rema contro.

 

Lo stato non è un’entità astratta, è un’organizzazione.

la cosa che non capisco di molti “liberisti” è che parlano dello stato come se fosse un’entità astratta, un qualcosa di soprannaturale. Non è cosi, lo stato è semplicemente un’organizzazione, è il cervello che regola, o dovrebbe regolare, la rete nervosa che tiene collegati i vari corpi di una nazione, cosi come lo è una qualsiasi azienda privata: e come tale può essere gestita bene o male, questo dipende, in democrazia, in gran parte dai suoi cittadini. Percui, se noi non siamo in grado di selezionare la nostra classe dirigente, la colpa è principalmente, non totalmente, nostra, e certi soloni che parlano dello stato come se questo fosse un mostro imposto da qualche essere superiore, o mentono ipocritamente, o sono dei cretini. Un’azienda può essere efficace e produttiva o un buco nero e fallire, ma nessuno, ne i dipendenti ne i fornitori se la prenderebbe con il concetto d’azienda, vero? Ce la si può prendere con la dirigenza, o con il mercato, o con qualche cattivo pagatore, ma nessuno accuserebbe l’azienda come entità, come concetto sociale ed economico, non avrebbe senso. Invece in Italia la colpa è dello stato che è fallace per concezione filosofica. Ora, se cosi fosse, nessuno mi ha ancora spiegato quale dovrebbe essere l’alternativa, cioè all’organizzazione atta a permettere il funzionamento del sistema di un paese, cosa dovrebbe essere a regolare le leggi necessarie alla convivenza, forse l’anarchia? O le aziende private? Ma che cazzate sarebbero? E’ un mezzo, un autobus, il cui funzionamento dipende dalla cura che se ne ha, sia da parte di chi lo usa, da chi ne deve controllare la manutenzione e ovviamente da chi lo conduce, non è dotato di volontà propria ne governato da un’entità superiore. LO STATO SIAMO NOI, o dovremmo esserlo.

Che poi uno stato sia governato da schifo, questo è un’altro paio di maniche, ma ripeto questo non dipende dallo stato in se, ma dalla sua classe dirigente e sopratutto dal popolo che lo costituisce. Se un popolo è di cacca, lo stato sarà un cesso, se il popolo è di cioccolata, lo stato sarà una tazza di limoges.

Io non capisco la “ggente…”

Uno dei tanti esempi: i pagamenti. Io lavoro come commerciale, e uno dei problemi più diffusi è quello dei mancati pagamenti: le sofferenze di ogni tipo, che hanno già innescato una serie di fallimenti non indifferente, stanno raggiungendo un livello “da non ritorno” . E’ ovviamente una catena, lui non paga me, io non pago te e via andando; non credo che sia una novità per nessuno quindi non mi ci soffermo più di tanto. Quello che invece voglio rimarcare, è come non mi sembra che ci sia da parte del sistema produttivo una forte reazione collettiva volta a mettere sotto pressione il governo perchè, a questa situazione,  ci metta una pezza. Di nuovo, come in molte altre situazioni, sembra che la reazione della massa sia a senso unico, come se non fosse possibile affrontare il problema a monte, cioè fare leggi che garantiscano i pagamenti, (basterebbe che chi inizi un lavoro debba dimostrare prima di possedere le risorse finanziarie necessarie) invece si interviene, male, a valle e ci si limiti ad affrontare le eventuali conseguenze negative, vedasi concordati fallimentari. Ora, mi rendo conto che non sia una cosa semplice, sia chiaro, ma perchè ci si pone il problema in questi termini? Perchè impegnarsi ad affrontare le conseguenze anzichè cercare d’impedire che queste si verifichino?

Un’altra chiarissima dimostrazione di questo, è il problema immigrazione; a mio parere la questione fondamentale da porsi è una sola: cosa possiamo fare perchè costoro NON PARTANO? Anche qui, sò che è più facile a dirsi che a farsi, ma trovo estremamente dispersivo spendere miliardi per l’assistenza, la gestione, la repressione del fenomeno senza invece investire risorse di pensiero e economiche su quella che è l’unica possibile reale soluzione al problem cioè, creare le condizioni per cui costoro evitino di partire. Ora, io non seguo in modo ossessivo le trasmissioni o gli articoli che trattano d’immigrazione, ma per quel che mi risulta, non sento quasi mai parlare di questo argomento, o sbaglio?Tutti si limitano a cercare di risolvere i “sintomi” del problema, senza invece investigare sulle cause scatenanti del fenomeno di fatto lasciando che la situazione s’incancrenisca. Lo so, qualcuno dirà “c’è chi ci guadagna”, vero, ma è altrettanto vero che ci sarebbe lo stesso chi ci speculerebbe comunque, solo che almeno si risolverebbe il problema.

Mah, ma forse sono io che sono matto e che sospetto una precisa volontà politica di coloro che detengono il potere economico/mediatico di mantenere le masse ad un alto livello d’ignoranza, in modo che possano distruggere la classe media occidentale cosi che possano tornare alla bella epoque*, dove CHI POTEVA si godeva la vita alla grande, mentre per le classi medie occidentali c’è il tentativo di  “merda eravate, e merda ritornerete”.

* Credo che la “Bella epoque” sia stata per le classi ricche (specie occidentali) il periodo migliore della storia umana. Oltre alla ricchezza, sempre esistita, la tecnologia cominciava a fornire i mezzi per risolvere quei problemi che fino ad allora il denaro non bastava a risolvere, ma solo ad alleggerire. Mi spiego, fare un viaggio, scaldarsi, la salute, la sicurezza, il ricco vedeva solo alleggerite queste problematiche, ma non riusciva a risolverle ( un viaggio in mare su un transatlantico, ad esempio, come lusso e comodità  non era assolutamente paragonabile allo stesso viaggio fatto con un veliero di cento anni prima) invece a fine 800 inizi novecento la scienza metteva a loro disposizione nuove tecnologie,contemporaneamente il suo potere di coercizione verso le masse rimaneva di fatto ancora enorme, situazione che da quel momento li in poi si è continuata a erodere fino a quasi sparire nella seconda metà del 20° secolo, mentre oggi assistiamo ad una inversione di tendenza.

Follia?

E se il maschio e la femmina fossero naturalmente opposti?

Se la donna rappresenta la vita, la creazione,  secondo la regola dell’equilibrio, forse il maschio DEVE rappresentare la morte e la distruzione. Da qui la sua tendenza alla violenza e alla guerra.E se fosse davvero cosi? se la violenza e la guerra rappresentassero il modo in cui la natura cerca di limitare l’incremento della razza umana che porterebbe, stà già portando, al collasso il pianeta? Siamo troppi, consumiamo troppo, siamo irrazzionali, non siamo forse i maggiore rischio alla sopravvivenza del pianeta? Forse un certo numero di morti sistemerebbero la questione.Il difficile e fare in modo che muoiano i peggiori, il che è complicato, anche perchè “i peggiori” in base a cosa? Bah, ma forse GEA s’incazzera e darà una bella scossa, o arriverà una glaciazione e in poco tempo sistema la questione. In fondo sarebbe la soluzione migliore, dopo catastrofi naturali si tende ad aiutarsi, dopo le guerre di solito ci si prepara alle seguenti.

 

Europa.

Buttare via il bambino con l’acqua sporca. È un vecchio detto che conosciamo tutti, che mi viene in mente quando si parla d’Europa. Oggi molti le sono contrari, ma secondo me stiamo facendo un grande errore.
Non è l’Europa che dobbiamo combattere, è questa Europa, quella che abbiamo lasciato conquistare ai banchieri e ai burocrati che dobbiamo riformare.
Ma pensare di poter tornare indietro, agli stati nazionali, non è solo sciocco, ma suicida. Posso darvi i numeri, un miliardo di africani, 4 miliardi di asiatici, un miliardo di americani, tutti in rapida crescita demografica, finanziaria e produttiva, contro 600 milioni di Europei sempre più vecchi e inefficaci; ma non è solo questo il punto, l’ IMPORTANTE è ricordare ciò che l’Europa ha significato e significa. L’Europa è stata la culla della civiltà occidentale: non so quanti di voi si sono chiesti davvero cosa significhi questo PRATICAMENTE, significa che in seguito ad una fortunata serie di circostanze si è accesa qui, e solo da 250 anni circa, quella luce che ha illuminato il mondo, cioè il capital/socialismo, un miscuglio economico che ha fatto ottenere, dopo 8000 anni, un’ enorme privilegio: no, non stò parlando di grandi ideali come la democrazia o la libertà, ma qualcosa di maledettamente reale, ha permesso il diffondersi del benessere.

E’ l’Europa che ha sconfitto la più terribile delle disgrazie, la miseria di massa, che ancora oggi è per gran parte del mondo, la normalità. È in Europa che sono stati sconfitti (ma non distrutti) l’aristocrazia e il potere temporale del clero, che legittimava il diritto divino, per nascita, del potere costituito, condannando la massa del popolo ad accettare supinamente la propria miseria per millenni
Questa enorme vittoria ha dato a milioni di individui, ha DATO A NOI, la possibilità di poter crescere arricchendosi, di diventare classe media e vivere molto meglio.
La grande classe media è un prodotto EUROPEO, senza la quale il progresso tecnologico, sociale ed economico di cui noi tutti oggi godiamo  MAI avrebbe potuto svilupparsi cosi potentemente e velocemente.
Se l’Europa cadrà, se torneremo divisi e deboli, il progetto delle elite finanziario/plutocratiche, dei ricchi e potenti, che stiamo vivendo in questi anni e che mira a rimandarci nella miseria che toglie ogni dignità, avrà successo.
Ci usano, contano sulla nostra stupidità e avidità per farci combattere tra noi, e stanno riuscendo nel loro intento, se vinceranno allora per la gran parte di noi e dei nostri figli, si prospetterà un futuro assai triste. Riprendiamoci la nostra Europa, e facciamo in modo che la nostra civiltà continui a fare da battistrada al mondo, che possa continuare a illuminarlo, e vedrete che in futuro gli stranieri che sbarcheranno da noi lo faranno non da disperati o invasori, ma come graditi ospiti, lo faranno da turisti, perché vivranno bene a casa loro.

Non si truffa un onesto.

Nella stragrande maggioranza dei casi, alla base della truffa c’è SEMPRE l’avidità della vittima, senza la quale la truffa non potrebbe esistere. Tutti cercano “L’AFFARE”, e di solito un affare è SEMPRE a spese di qualcuno. Se compro un telefonino ad un terzo del valore in un vivolo di napoli, è perchè in fondo penso che sia rubato, anche se fingo che non sia cosi, quindi se poi trovo il classico mattoncino, me la sono cercata. Io ho ricettato l’articolo, e senza ricettatori i ladri non esisterebbero. Anche alla base di ogni speculazione finanziaria, c’è sempre il desiderio del risparmiatore di guadagnare “senza fare nulla”, di avere la rendita, perchè il risparmiatore, specie il cassettista, non è disposto a rimetterci, ma crede sia suo diritto guadagnare senza correre rischi. Ma se non c’è rischio, se non c’è lavoro, perchè si dovrebbe guadagnare?
Concludendo, se non si cerca di fare “affari”, di approfittare del lavoro altrui, è difficile che ti truffino.

Nota, non confondiamo la truffa con il furto, sono due cose diverse.

Credito e debito.

Curioso come sia difficile capire che il Credito e il Debito non sono che le 2 faccie della stessa medaglia, infatti è evidente che non può esistere l’uno senza l’altro, ciò che è credito per uno è debito per qualcun altro, è ovvio. Sembra una banalità, vero? Eppure evidentemente non è cosi, perchè la percezione che se ne ha a livello emotivo è completamente diversa, il credito è percepito come qualcosa di positivo, mentre il debito è negativo.

Non è un problema da poco, sapete? Se noi pensiamo che gran parte del mondo finanziario si basa su crediti e debiti, ecco che si creano situazioni come minimo curiose: prendiamo ad esempio i famigerati “derivati ” che sono sostanzialmente dei crediti concessi perchè garantiti da altri crediti ( ad esempio mutui); detto cosi, fa anche una buona impressione, ma se invece diciamo la stessa cosa, ma sostituendo i termini, ecco che abbiamo “debiti concessi dietro garanzia di altri debiti”, e questo, almeno per me, fa un effetto assai diverso. Se stiamo affondando nei debiti, è perchè si tende a pesare in modo diverso le due cose, a seconda del nostro punto di vista, come già citato, i 100 euro che prendo valgono meno dei 100 che dò, sembrerà scontato, ma è il nocciolo della questione, e la causa principale di tutti i guai che stiamo passando.

Prendiamo ad esempio l’attuale situazione in Grecia, la BCE stà fornendo alle banche elleniche liquidità (cioè noi Europei stiamo prestando soldi alle banche greche) perchè queste possano continuare a dare soldi a quei greci che vogliono salvare i propri risparmi svuotando i conti correnti. Cioè il debito della grecia nei NOSTRI confronti continua ad aumentare per permettere a chi questo buco l’ha fatto, i Greci ricchi, di scappare con i loro soldi. Sappiamo benissimo che la Grecia questi debiti non li potrà saldare MAI, per cui NOI stiamo regalando soldi ai greci ricchi, che se ne guardano bene da investirli in Grecia, ma li portano all’estero.Voi che ne dite? Chi è che comanda in Europa?

Sono trappole di cui il mondo è pieno, pronte a scattare sulla massa delle popolazioni, che ingenuamente, e anche un pò stupidamente, confondono ciò che è con ciò che si vorrebbe fosse.