Lasciate ogni speranza voi che entrate.

Mamma mia, Il presidente Napolitano entra sulla “spending”. I terroni hanno vinto, poveri noi, che pensavamo che qualche centinaio di km potesse bastare a metterci al sicuro, invece no, non siamo stati capaci di controllare le frontiere, e con noi anche i milioni di meridionali che avevano provato a fuggire dalla loro splendita terra per evitare il terronismo, sono stati raggiunti. Vi dovremmo chiedere scusa, non avevamo capito bene con che cosa avevamo a che fare, non abbiamo capito che il terronismo agisce su di noi dall’interno, solleticando la nostra parte peggiore, la nostra avidità, la pigrizia, l’egoismo; è come un cancro, parte di noi, ma una parte che sul principio da piacere, ci sollazza. E’ un vizio, e come tutti i vizi comincia a darci piacere, poi s’impadronisce di noi , e  piano piano ci UCCIDE.

Possiamo combatterlo? Solo se saremo forti, CONSAPEVOLI, aiutandoci l’uno con l’altro, e dopo esserci dolorosamente disintossicati, ma sopratutto solo SE avremo il coraggio di affrontare questa verità e la volontà di riconquistare la nostra dignità.

Tutti i guadagni sono uguali, ma alcuni sono meno uguali di altri.

Per prima cosa, vorrei sapere se gli stipendi di cui si parla in questi giorni, sono netti o lordi, c’è una bella differenza. Ma la mia curiosità maggiore è: perchè nessuno ha mai niente da ridire sui guadagni di presentatori, cantanti, calciatori, scrittori, sportivi, ecc.ecc. ecc., mentre quelli di manager pubblici o privati sono, spesso giustamente, un dramma ? Trovo buffo che persone, presentatori o giornalisti, che guadagnano milioni all’anno facciano un terzo grado a qualcuno che ne guadagna centinaia di migliaia. Non è che c’è molta ipocrisia in giro? Sapete che un Bono degli U2 è valutato un MILIARDO di sterline? Sapete quanti sono? Nessuno dei nostri politici è cosi ricco, eppure Bono e simili sono osannati dalle folle, e vanno anche in giro a chiedere soldi per aiutare i poveri facendo la parte dei mecenati. Ma vaffanculo, dagli due terzi dei tuoi, che te ne avanza sempre una marea e sai quanti poveri aiuti? Ora, sia chiaro, sono d’accordo sul controllo dei soldi pubblici, ma non capisco i due pesi e le due misure, perchè certe esagerazioni danno fastidio e altre no, certo, immagino che qualcuno dirà “ma i soldi pubblici sono i nostri soldi”. Perchè, i soldi di tutti gli altri di chi sono? Credete che i miliardi del mondo dello sport, del cinema o dello spettacolo, tv inclusa, si creino dal nulla? Chi è che li tira fuori? La pubblicità? E la pubblicità chi la paga? Le aziende? E le aziende dove vanno a prendere i soldi se non dai loro clienti, cioè da noi? Come più volte spiegato, tutti questi soldi, come quelli delle tasse, li paga SEMPRE il consumatore, cioè tutti noi.

Voliamo talmente bassi, che abbiamo un orizzonte misero.

Negare l’evidenza non significa essere dei “duri”, ma solo stupidi.

Ricomincia l’eterno dibattito pubblico/privato. Il problema non è se siano tanti o pochi, ma se sono efficenti, utili, o se siano in parte (non piccola) non dei lavoratori, ma dei “posti di lavoro”, cioè imboscati e previlegiati. Ora, è talmente evidente che il pubblico sia previlegiato in Italia che negarlo dimostra solo una certa stupidità, o un’enorme arroganza. Ci sono fatti incontrovertibili che lo dimostrano, come il normale numero dei partecipanti ai concorsi, 500.000 partecipanti per 11.000 posti x l’ultima infornata d’insegnanti, cosa che non è successo mai nel privato, se non in situazioni economiche eccezzionalmente disperate. Ricordate “Un borghese piccolo piccolo?” Riuscite ad immaginare un muratore o un operaio in fonderia che s’iscrive alla massoneria per garantire il posto al figliolo? Quanti genitori operanti nel privato, bancari esclusi, rimangono per generazioni nello stesso ambiente di lavoro come succede spessissimo per insegnanti, carabinieri, ministeriali ecc.ecc? Non che lo trovi sbagliato, ma credo sia una dimostrazione EVIDENTE che certi lavori,sono, al di la delle chiacchere di comodo, lavori “belli”, tanto che li si “passa” ai figli. Un operaio spesso invece fa di tutto perchè il figlio NON faccia lo stesso suo lavoro.

Che palle gl’ipocriti, mi ricorda quei ricchi che si lamentano per il lavoro e le responsabilità, che quando mi è capitato di sentirli, mi è venuta la voglia di dire loro (e un paio di volte l’ho fatto): “Se è cosi difficile la vostra vita, ho una soluzione semplice, mollate tutto! Per un povero diventare ricco è mooooolto complesso, ma il contrario è semplicissimo: basta trovare dei volontari (eccomi) a cui donare tutte le proprie ricchezze e il problema è risolto, e non pretendo nemmeno che mi ringraziate, io sono fatto cosi, ho un gran cuore”.

Tutti, chi + e chi -, fanno i propri interessi, e va bene cosi, ma almeno non si dicano scemenze.

Ma voi, che auto avete?

Una domanda semplice, ma indicativa. Se voi, come me avete un’auto tedesca o simile, io ho una seat, sappiamo perchè la Germania è la Germania. Perchè loro sono più seri di noi, e ci fidiamo dei loro prodotti, anche se magari sono stati fatti in Italia, ma qui non li compreremmo mai NON CI FIDIAMO DI NOI STESSI. Non dico che i tedeschi siano perfetti, ma però hanno una capacità di fare squadra che noi ci sognamo, tutto qui il loro segreto, fanno gruppo. In Italia ci stiamo rovinando perchè siamo un popolo dalla vista cortissima (sarà per questo che siamo bravi a fare occhiali) e cerchiamo soluzioni immediate, per il “poi” si vedrà. Tutti, ci si è comportati cosi, lavoratori, imprenditori, pubblico impiego, per noi il mondo finisce con le nostre conoscenze, ciò che non conosciamo tendiamo ad ignorare, ma lui non ignora noi.

Grandi colpe e grandi colpevoli, i sindacati, che hanno approfittato di un momento storico particolare 68/75 per ottenere non più diritti ma privilegi, e la conseguente altrettanto miope reazione della classe imprenditoriale che anzichè lottare per ripristinare una giusta situazione, hanno cercato la solita scorciatoia all’italiana, si è polverizzata in un rivolo di milioni di aziendine sotto i 15 operai, per evitare l’entrata del sindacato, limitando così il proprio ruolo a quello da terzista, per non poter sviluppare, se non raramente, una dimensione tale da poter poi competere sui mercati mondiali e avente la possibilità di investire in ricerca e sviluppo. Il sindacato è visto, e spesso lo è, come un ricattatore, non come una normale controparte sociale.

Il guaio è che noi non ci fidiamo, la nostra filosofia è quella “terrona” (non necessariamente meridionale) del fotti tanto gli altri fottono te, del “fare il furbo” che è la classica situazione del vivere alla giornata. La differenza tra un politicante e lo statista è questa, uno guarda alle elezioni, il secondo guarda al futuro del paese. Noi Italiani siamo in maggioranza dei politicanti, per questo trovo grottesco che la massa se la prenda tanto con loro, in realtà quasi tutti vorrebbero rubare al loro posto. Pochi vogliono cambiare la musica, la massa stupidamente crede che basti cambiare i suonatori (preferibilmente sostituendosi a loro). La differenza è notevole, guardate la Russia di Eltsin e quella di Putin, e vedrete chiaramente la differenza tra i politicanti pagliacci ubriaconi come il primo e un’uomo di stato come il secondo.

Eppure c’è chi dimostra che è possibile un’altro modo di vivere e lavorare (Ferrero e altri) è solo questione di smettere di dire “non serve a nulla” e di provarci. LO SO, L’HO PROVATO, SI PUO’ creare un paese migliore, non siamo tutti stronzi, anzi la maggioranza è formata da brava gente, solo che non lo si sà, ci si sente in lotta con tutti e quindi nel dubbio, si cerca di fare i furbi, per poi pagarla. Chi vuole tutto questo? I potenti, quelli veri, che sanno che il “dividi et impera” ha fatto cadere i più potenti imperi. I mezzi? I media prima di tutto, che mostrano sempre l’albero che cade e mai la foresta che cresce. Lo fanno inconsapevolmente? Bella domanda.

Europa, sogno tradito.

Quel che non capisco dell’Europa è che si fanno milioni di normative su ogni cretinata, esagerando spesso e volentieri su questioni quali sicurezza e salute, ma poi non si interviene per omogenizzare i fattori fondamentali delle diverse economie quali: fiscalità, crediti, interessi, leggi sul lavoro e le pensioni, con ovvie ripercussioni sullo sviluppo economico dei vari paesi e conseguenti attriti. Tutto ciò non riesco a capirlo, ma d’altra parte è lo stesso concetto che trovi in Italia, dove ci sono lavoratori e pensionati di serie A, B, C e chi più ne ha più ne metta.

Soldi, sempre loro.

Ritorno nuovamente sull’argomento, nella ,tenue, speranza che riesca finalmente a insinuare il dubbio che il problema sta tutto li. I SOLDI NON ESISTONO, cosi come discutere sulla moneta, euro si euro no, o su chi la stampa è fuorviante.

Prendiamo il caso dei cambi, il valore della moneta dipende dalla forza economica della nazione, d’accordissimo, quindi il problema non è la moneta, ma la forza economica del paese, o sbaglio? Prendiamo il caso della Russia, che a causa della crisi ucraina ha svalutato , o meglio si è vista svalutare, il rublo. Ora, se la Russia vende i suoi prodotti in $, cosa gliene frega del rublo basso? E se usa questi stessi dollari per acquistare dall’estero, cosa gli cambia? Basterebbe agganciare gli stipendi, le pensioni  ecc. automaticamente al dollaro,  grazie alle nuove tecnologie oggi è semplice, ed ecco che tutto l’effetto si smorza, o sbaglio? La Russia ha dei prodotti da vendere, e chi li vuole deve pagarli al prezzo che stabilisce il mercato, e li stabilisce, per ora, in dollari, quindi il problema dei russi non è in quale moneta commercia, ma il prezzo che il mercato riconosce alle sue esportazioni, PERCHE’ ALLA FINE è IL PRODOTTO CHE CONTA. Tornando alla moneta, qualcuno mi dovrebbe spiegare perchè nel 21° secolo si usano ancora le monete nazionali: concettualmente, oggi si potrebbe usare un’unica moneta in tutto il globo, visto l’informatizzazione del sistema, e cosi si risolverebbe immediatamente il problema dei cambi e della speculazione che su essi ingrassa. In questo modo, nessuno avrebbe aiuti indiretti, quali la svalutazione competitiva, che è chiaramente un’atto di concorrenza sleale, con conseguenze negative generali di solito a scapito della povera gente e dei risparmiatori; impedendo l’uso di questi mezzucci, si costringe un paese ad affrontare la propria situazione economica senza cercare scorciatoie che comunque non esistono. Se una nazione vende un prodotto è perchè mi è indispensabile, ha un miglior rapporto qualità prezzo, perchè è migliore o perchè ha l’abilità di farmelo desiderare, e a questo punto il prezzo ha un’importanza secondaria. Tutto il resto sono balle, e l’uso del cambio è solo un’escamotage che alla fine non risolve nulla. La forza di una nazione si basa sull’efficenza del suo sistema economico, ne è la prova il Giappone, che ha perso competitività non a causa della sua moneta, ma perchè ha perso il primato conquistato in certi settori, com’è successo a noi, ed ad altri paesi, USA per primi, perchè ci si è seduti sugli allori, non abbiamo saputo cambiare modello di sviluppo, regolarne la velocità di crescita, l’intuire e sviluppare i nuovi mercati. Corriamo troppo, questo è il problema, viviamo in un mondo in cui i ritmi sono talmente veloci, che dobbiamo continuamente rinnovarci perchè ci annoiamo alla svelta e c’è bisogno di continue novità.

In effetti è dura intraprendere oggi, ma c’è un vantaggio, se trovi l’idea giusta, con un mercato di 4 miliardi di persone, hai risolto; per questo lo stato dovrebbe aiutare chi ha buone idee a realizzarle, perchè è da li che vengono le risorse per aiutare chi rimane indietro, invece di limitarsi ad aumentare il debito fino ad esserne soffocati. Noi esseri umani siamo come gli squali, se ci fermiamo siamo destinati a morire soffocati, e le maggiori risorse devono essere distribuite a chi tira il carro, prima che a quelli che sono trasportati.

Ma evidentemente a qualcuno non conviene, e noi come deficenti ci lasciamo trascinare in sterili battaglie che non hanno nessun vantaggio reale per la massa, ma arricchiscono solamente i soliti ignoti.

Renzi, il pifferaio magico.

Fare il politico è un lavoro complicatissimo, fare il politicante è molto più facile. Il politicante è colui che dice alla “gente” ciò che essa vuol sentirsi dire, il politico è colui che deve, e fare, ciò che è giusto. Renzi cos’è? Vedremo, chissà magari è un grandissimo statista, anche se ammetto ne sarei stupito. Poi che racconti balle è ovvio, ma quando mai un politico può dire la verità?

Ucraina, una partita a poker pericolosa.

Quel che stà succedendo in Ucraina è tanto chiaro quanto pericoloso, gli USA, ormai si sono indebitati in modo insopportabile e stanno innalzando la posta al massimo cercando di rifarsi in un colpo solo, ma sanno di non avere in mano le carte vincenti; e questo lo sanno anche gli altri giocatori. Sanno tutti che il loro è un bluff, ma a questo tavolo da poker hanno tutti la pistola e tutti hanno puntato forte, troppo forte e nessuno può più permettersi di perdere e ritirarsi e la situazione si è fatta sempre più complicata, e molto, molto pericolosa. I giocatori adesso stanno sudando, e sotto il tavolo hanno aperto le fondine e verificato che le armi siano cariche.Tutti hanno paura, paura di non essere i più abili e veloci, ma anche paura che l’altro spari per primo; intanto tutti guadagnano tempo, ma contemporaneamente la posta continua ad alzarsi, e tutti stanno incartandosi sempre di più. C’è solo da sperare che a qualcuno nel saloon non salti il ghiribizzo e getti un petardo… .

E dagli… .

E ecco che Renzi ricomincia a “regalare”. 2 Miliardi alla scuola, “piano casa”, Job act, e vai con i sussidi. Perchè io (stato) devo regalare a qualcuno la casa? Perchè io (cittadino “normale”) invece devo pagare l’affitto o il mutuo? Perchè io (cittadino “normale”) devo lavorare per avere uno stipendio mentre altri devono essere pagati a non fare nulla? La si vuol capire che cosi si demotiva la gente che ha voglia di lavorare e s’incentivano i lazzaroni e i parassiti?  Perchè non si accetta l’idea che lo stato deve solo aiutarti a trovare lavoro? Perchè è il lavoro che crea la ricchezza vera, non l’assistenzialismo, è quello che t’insegna a lavorare, a sviluppare le tue capacità, le tue ambizioni; a non fare nulla, si avvizzisce, ci si demotiva, ci si deprime e si vegeta.

Perchè lo stato anziche regalare e rompere i co….ni con mille normative, regole e leggi, non fa funzionare la giustizia, la burocrazia, i servizi? Se lo stato controllasse metodicamente le attività avviate anzichè rompere le scatole a chi deve partire, cioè nel momento più difficile e delicato, non sarebbe meglio per tutti? Sarebbe molto più utile. Se lo stato crea le giuste condizioni, il paese evolve e si sviluppa da solo e senza costi per lo stato, anzi fornendo allo stesso, con le tasse e le imposte, risorse che paghino quei servizi che sono utili al cittadino. Come spesso ripeto, il compito dello stato è di affiancare i cittadini, non di caricarseli sulle spalle, se non eccezionalmente. Non capirlo è un grave, anzi gravissimo errore, è il socialismo più becero e populista, quello “caritatevole” che, come ha fatto per secoli la religione, è il mezzo più efficace per impedire lo sviluppo della società, perchè l’abitui a vivere, o meglio sopravvivere, di carità rinunciando alla propria dignità, e la dignità nasce solo dalla capacità di mantenersi, ovvero LAVORANDO.

 

Uguaglianza? Chiariamoci.

Non siamo tutti uguali, anzi non lo siamo affatto, basta guardarci allo specchio per capirlo, e alle differenze fisiche, se ne aggiungono di culturali, sociali, economiche ecc.ecc.ecc. . Questo cosa significa, che dobbiamo accettare le disuguaglianze? Si, a mio parere si, a patto però  siano date UGUALI PER TUTTI le possibilità di migliorare. Ciò che è ingiusto non è che ci siano i poveri e i ricchi, chi ha studiato e chi no, chi cresce e chi no, ma che tutti costoro non abbiano la stessa possibilità di diventare gli uni o gli altri.

SONO LE REGOLE CHE DEVONO ESSERE UGUALI PER TUTTI, sarà poi ciò che succede dopo a decidere come andrà, ma il punto di partenza dev’essere uguale per tutti, poi la corsa creerà le distanze. Invece non si capisce ad esempio, perchè ci siano regole diverse tra lavoratori privati e pubblici, perchè in certi uffici si facciano 40 ore e in altri 36 o 30, perchè qualcuno lavori 20 anni e altri 42 ecc.ecc.ecc. . L’unica differenza tra il pubblico e il privato, dovrebbe essere che il pubblico reinveste gli utili, il privato può sputtanarseli, il che è sensato, perchè il pubblico non rischia di suo, il privato si.

Ripeto, uguaglianza significa dare a tutti le stesse possibilità di riuscita, non la garanzia di un risultato finale uguale per tutti.