Immaginiamo.

Immaginate un mondo in cui improvvisamente scompaia il denaro. Non significherebbe affatto un mondo senza più ricchi e poveri, quelli esisteranno sempre, ma avrebbe un lato molto positivo, sarebbe un mondo in cui la ricchezza riaquisterebbe sostanza, realtà, fisicità e non potrebbe fermarsi, marcire, non potrebbe essere più parassitaria. Mi spiego: in un mondo senza denaro, si tornerebbe allo scambio,al baratto e questo obbligherebbe la ricchezza a riciclarsii continuamente, a circolare. Il ricco, che è ovviamente colui che ha delle proprietà, che ha molte merci da scambiare in un modo o nell’altro,( per esemplificare immaginiamo che abbia dei terreni, dei latifondi) deve muoverli. Ora, se vuole che questi  suoi beni possano aumentare, deve farli fruttare, coltivando, e non potendo farlo da solo, è costretto a farli coltivare da dei dipendenti, dei contadini, ovviamente cedendogli in cambio parte del raccolto o di altri prodotti, uova, galline, maiali ecc.ecc. . Ora, a loro volta, la maggior parte di questi prodotti che lui ricava non sono beni statici, immobilizzabili a lungo, ma devono essere fatti circolare a loro volta perché deteriorabili. quindi vanno fatti circolare, pena il loro deperimento, scambiarli rapidamente con altri prodotti, ad esempio una casa, o servizi, pagandoci la servitù, oppure investendoli comprando altra terra, allargando cosi le sue proprietà, o con altri prodotti da commerciare in un circolo virtuoso. DEVE MUOVERE LA SUA RICCHEZZA PER CONSERVARLA E AUMENTARLA.

Perché questo è meglio dell’usare il denaro? Perché questo tipo di economia, non potendo immobilizzare i capitali/merce come invece si può tranquillamente fare con il denaro,   crea inevitabilmente LAVORO (che dev’essere retribuito) più la massa della merce/ricchezza cresce, più lavoro si crea. È chiaro che milioni di euro in merci creano moltissima più occupazione che miliardi di Euro in moneta, che possono essere facilmente gestiti da pochissimi operatori con dei pc. E un’economia sana si basa SEMPRE E SOLO sull’occupazione, mentre l’alta disoccupazione ha sempre portato al tracollo economico e alle guerre.

Questo non vuol dire che non dove esistere il denaro, che anzi è utilissimo, semplifica in modo indispensabile l’economia e gli scambi, ma spiega perchè non dovrebbe avere un valore intrinseco, ma solo rappresentativo. Non ha un reale valore, è  solo la sua rappresentazione. Occorre ricordarselo sempre, il denaro ha un valore aleatorio, variabile, ma una mela sarà sempre una mela.

Insomma, se io ho 100 kili d’oro, (semplifico, ma vale per qualsiasi altro prodotto reale) e voglio accrescerlo realmente, fisicamente, l’unico modo che ho per poterlo fare è  estrarne dell’altro, (cioè lavorare o far lavorare retribuendo, cioè ridistribuendo parte della ricchezza prodotta); scambiarlo non servirebbe comunque a nulla, per quante volte io possa comprare o vendere i miei lingotti, sempre e solo 100 kili rimarrebbero. Speculando invece, non sulla realtà FISICA  dell’oro, (cioè la misura della sua REALE essenza, il suo PESO) ma sul suo valore, diventa tutto virtuale, tutto possibile. Da qui la speculazione, le bolle, la sperequazione delle ricchezza, lo squilibrio e l’assai probabile implosione prima ed esplosione poi,del sistema. O capiamo e diffondiamo questo concetto, o si sappia che stiamo rischiando molto, che giochiamo con la nitroglicerina.

E’ Il lavoro, e solo quello, che crea , o trasforma, una merce . La creazione di posti di lavoro produttivo, utile, è l’unica reale forma SANA, non parassitaria, di creazione e ridistribuzione della ricchezza. L’unica che funzioni davvero e che serve a costruire una società che resista nel tempo. Il denaro fine a se stesso è solo una droga, da allucinazioni, assuefazione, ma alla fine non esiste.

Europa si o Europa no?

Premetto che io sono a favore dell’Europa unita, che anzi dovrebbe comprendere anche la Russia. Un’Europa da Lisbona a Vladivostok avrebbe finalmente la possibilità di combattere alla pari con gli USA, la Cina e ogni altro continente. 600 milioni di abitanti, alta tecnologia, accesso agli oceani, materie prime, potenza militare e nucleare, avremmo potuto essere quasi autosufficenti e questa sarebbe una gran cosa. Si, la grande Europa sarebbe una gran cosa per tutti gli Europei . Invece si è optato per una cosa strana, per l’Europa del denaro e dei capitali anzichè quella del lavoro e dei popoli. Non capisco che razza di coglioni abbiano creato quella che oggi è l’UE. Ora, è ovvio che riunire sotto un’unica bandiera le diverse millenarie storie e culture europee sia un’opera assai complessa, una strada piena di difficoltà, ma quel che non capisco è come si possa sperare di creare una nuova comunità senza prima cominciare a creare i logici presupposti fondamentali di una comunità a partire da quella più importante, una lingua comune. Come fai a sentirti connazionale di qualcuno che non capisci cosa ti dice o ti scrive? Certo, oggi c’è l’inglese, che però non è una lingua comune, ma è la lingua di una delle nazioni, il che significa dare ai madrelingua un vantaggio strategico fondamentale, e allora perchè non il tedesco, lo spagnolo, il francese, l’Italiano, o il ceco?Occorreva una lingua nuova, e i padri ci avevano pensato. Che fine ha fatto l’esperanto? Se ne parlava 50 anni fa, se si fosse cominciato ad insegnarlo allora, oggi lo parleremmo tutti, e non sarebbe la lingua del padrone, ma sarebbe la lingua degli Europei.  Poi un sistema fiscale coordinato, che permetta di avere le stesse regole economiche fondamentali senza dare vantaggi ad alcuni paesi anzichè ad altri, assurdo dover competere con pressioni fiscali che vanno dal 20% al 60%. Sarebbe come gareggiare alcuni con 50 kili di zavorra e alcuni senza. Ciò significa anche un sistema di welfare e sanitario uguale per tutti, e via dicendo. Questo avrebbe portato col tempo ad un’armonizzazione delle varie economie, che concentrandosi nelle diverse specializzazioni nazionali avrebbero potuto garantire lavoro per tutti e lvelli di vita simili. Invece si è cominciato dal denaro, che strano eh? Liberalizzazione dei flussi finanziari, proprio quelli che dovrebbero essere maggiormente legati ai paesi di provenienza, in modo che i capitali non possano sfuggire facilmente dal paese in cui sono stati creati, in modo che possano essere reimpiegati, in caso di necessità, all’interno delle economie dove e, grazie alle quali, si sono formati.

Abbasso i prezzi bassi.

Tutti sono alla ricerca del prezzo affare, è tutto un fiorire di offerte, affari, outlet, siti che cercano il prezzo più basso, insomma la festa dell’ acquirente. Veramente è così? No, a mio  parere no. L’importante non è quanto costi un prodotto, ma avere i mezzi per acquistarlo, poterselo permettere. Questa corsa forsennata al prezzo più conveniente, agli sconti di ogni genere e tipo, groupon, internet e simili inclusi, stanno massacrando l’economia reale. Esasperando la concorrenza con la corsa al continuo calo dei prezzi si costringono le aziende a comprimere i propri margini e quindi, per mantenerne reddittività, ad intervenire sui costi; ciò significa aumentare la produttività, automatizzare, ingrandirsi per ottenere economie di scala e delocalizzazione. Sembra positivo, ma lo è solo in parte, perchè se la cosa non è più che ben calibrata, ha conseguenze assai rischiose, con danni enormi, a partire da quello più probabile della sovrapproduzione. Da qui ulteriore inasprimento della concorrenza, sempre più spietata, con maggiori rischi finanziari, e soprattutto il ricorso a tagli di personale,  con conseguente drastico calo dei consumi e degl’investimenti sempre che non si chiuda l’azienda. In più, di solito, alla fine chi sopravvive a queste battaglie sono pochi colossi, che ovviamente tendono a fare “cartello”, al monopolio, con buona pace della concorrenza. Questo fa lievitare i prezzi, specialmente quelli che NON sono comprimibili o evitabili, energia, acqua, salute, abitazione, portando le masse ad un progressivo impoverimento. Contemporaneamente questo aumenta il ricorso al welfare di stato con l’inevitabile formarsi di altri  ulteriori e inevitabili costi aggiuntivi che ricadono forzatamente sul mondo produttivo, un’eccessiva  pressione fiscale e burocrazia che si scaricano sempre, di nuovo, sul consumatore finale peggiorandone ulteriormente la capacità di spesa con  calo dei consumi che a sua volta aumenta la pressione competitiva sulle aziende, ecc.ecc.  E si ricomincia. La classica spirale autoalimentante e distruttiva. Equilibrio non significa o tutto o niente, ma ne troppo ne troppo poco.

Perchè è cosi difficile capirlo che un paese che funziona è regolamentato come una gara sportiva, dove ci DEVONO essere delle regole uguali per tutti e poi vinca il migliore? Dove ci siano sia categorie che arbitri che squalifiche? Il compito dello stato è di imporre al mercato delle regole giuste e uguali per tutti, regole alle quali anch’esso deve sottostare quando entra direttamente in gara, com’è opportuno che faccia in settori strategici quali l’energia o l’acqua. Ma le regole, tutte le regole, devono essere uguali per tutti ( a cominciare dalle condizioni contrattuali di base del personale dipendente).

In Italia ci sono troppe leggi, troppi avvocati e troppa poca giustizia. Ci si chiede se tutto questo sia casuale o frutto di una precisa strategia.

Riassumendo, meglio comprare a 750 euro un I Phone, che non poterselo permettere a 100 euro.

 

Ma essere anziani è un merito?

Perchè essere anziani è considerato un merito? C’è una grande considerazione (idealmente) per gli anziani, ma non capisco perchè. Se sei anziano significa solo che non sei morto giovane, o sbaglio? E questo perchè dovrebbe essere considerato un merito? Hanno lavorato tutta la vita. Ok, (e comunque non sempre e non tutti) d’accordo, ma hanno anche  mangiato, vestito, comprato casa, si sono divertiti, mantenuto i figli , insomma hanno vissuto decentemente grazie al loro lavoro, non era solo a vantaggio altrui; se sono diventati molto anziani significa che hanno vissuto meglio di coloro che li hanno preceduti  che morivano prima, sono stati i più fortunati. Non per niente, la durata della vita aumenta nelle società sviluppate, cioè tra i ricchi e non tra i poveri.

Se questo ragionamento è corretto, perchè devono avere a priori dei vantaggi, delle agevolazioni? Perchè un anziano deve avere delle esenzioni indifferentemente dalla sua posizione economica? Perchè molti musei permettono l’antrata gratuita ai maggiori di 65 anni? E ci sono sconti nei trasporti pubblici, in sanità e in altre situazioni? Un anziano ricco lo si fa risparmiare, un giovane operaio povero deve arrangiarsi? Per quale logica? Se è cosi brutto essere anziani si muoia! Se si fa di tutto per vivere più a lungo qualcosa vorrà dire. O no?

Questo è la classica situazione che mi fa imbestialire; si fanno regole e leggi a prescindere dalle reali situazioni ma solo su paramentri ideologici, istintuali o pregiudiziali. Grazie alla moderna tecnologia, noi oggi possiamo raccogliere e analizzare miliardi di dati, ma se non impariamo a farlo senza preconcetti e pregiudizi, sarà inutile e continueremo a peggiorare la situazione: finchè i pensionati sono “poveri” per principio, gli imprenditori sfruttatori ed evasori, i parastatali lazzaroni,  gli arabi terroristi ecc. ecc.  non potremo mai risolvere i problemi, le soluzioni saranno comunque sbagliate perchè non basate sulla realtà dei fatti ma su visioni partigiane di essa. Un kilo di ferro e uno di paglia pesano lo stesso, anche se l’impressione è diversa.

Ma l’industria italiana che fine stà facendo?

Non capisco perchè tutti continuino a discutere tanto sull’Euro e sui cambi anziche ad investire su produttività e sviluppo tecnologico. Le aziende che oggi si sviluppano e guadagnano di più non lo fanno certo grazie al cambio, ne tantomeno al loro prezzo, visto che sono i settori premium quelli che guadagnano di più, Porsche, Apple, Gucci ecc.ecc. ma perchè hanno prodotti che il mercato richiede. La svalutazione oggi è solo un pannicello fresco,  non è in grado di farci recuperare il gap con paesi che hanno costi sociali, fiscali, normativi enormemente più bassi dei nostri. Svalutare renderebbe solo un poco più competitivi i nostri settori deboli, quelli che hanno davvero bisogno di spinta, certo migliorerebbe la situazione di quelli che già sono attivi sui mercati esteri, ma non so se il gioco vale la candela visto l’aumento di costi nelle materie prime. Dobbiamo rilanciare la produzione, creare nuovi prodotti e rientrare in settori che abbiamo quasi completamente abbandonato negli anni, noi abbiamo rinunciato a interi settori economici, chimica, elettronica, perfino l’automotive, ed ci siamo illusi di poter vivere tutti di servizi, meglio se pubblici o finanziari. In una parola, parassitari. Incredibilmente, ragionamenti assurdi, coloniali, che sentivo fare anni fa a mio padre sono rimasti parte di noi, e li abbiamo anche perseguiti. “Gli altri producono, noi commerciamo” come se gli altri, cinesi, vietnamiti, africani, brasiliani ecc.ecc. fossero stupidi, razze inferiori da sfruttare inpunemente. Incredibile.

Tuttora non si vuole capire che dobbiamo specializzarci, concentrarci su determinati settori nei quali mirare a rappresentare l’eccellenza, certamente anche il turismo e l’agroalimentare, ma anche creando prodotti altamente tecnologici che il mondo desideri; la moda ne è un esempio, ma preferirei che la qualità fosse un pò più solida che basata solo sull’immagine e sul design. Una qualità basata su tecnologia è molto più difficile da imitare e da svalutare, e costando molto mette in condizione l’acquirente di tendere ad evitare il rischio della copia a basso prezzo. Se io compro un paio di jeans falsi, anche se prendo una fregatura pazienza, ma se devo comprare un macchinario da centinaia di migliaia di euro, allora l’importanza della sicurezza qualitativa del prodotto cambia, diventa decisiva. I tedeschi questo l’hanno capito.

I costi si abbassano agendo sui costi generali, energia e costo del lavoro, concentrandosi su quelli parassitari. Poter licenziare facilmente, con qualche penalizzazione economica, significa poter assumere facilmente.

Ma perchè?

Pagare un parcheggio sul suolo pubblico è un controsenso. Eppure è una prassi consueta, ma se è pubblico, perchè devo pagare? Non è per questo che paghiamo fior di tasse e imposte?. Se io devo, per lavoro, occupare un suolo pubblico, non solo devo pagare , ma anche al momento della richiesta e della concessione documentale devo pagarci delle marche da bollo. Ma io non pago già con le tasse e i contributi sul lavoro? Non pago con la concessione e gli oneri edilizi? E’ un pò come se dopo aver stipendiato un cameriere, dovessi pagarlo tutte le volte che lo chiamo. Io pago gli stipendi ai “servitori dello stato”, ma devo continuamente  pagare per i loro servizi, servizi che spesso mi sono imposti. Certo, in certi casi è ragionevole, trasporto pubblico e sanità ad esempio, ma che ormai gran parte della burocrazia sia , oltre che un disturbo anche un costo, è vergognoso. Lo stato mi chiede il canone, ok, ma perchè devo anche pagare un euro alla posta per pagarlo? Perchè devo pagare per pagare? La cosa divertente è che di solito non pago per ciò che voglio comprare, ma pago per ciò che sono obbligato ad “acquistare”. Non sono io che chiedo di rifare la patente, (Tantomeno di averla, anche se ha senso la cosa) ma mi fanno anche pagare per farlo, mi sembra una presa in giro.

In Italia spendiamo troppo per mantenere un apparato autoreferenziale e previlegiato, e questo stà uccidendo la nostra economia. Ma quando il tessuto economico sarà distrutto, chi manterrà il sistema statale?

Ripeto, lo stato siamo noi, e deve impegnarsi ad aiutare coloro che non ci riescono a camminare DA SOLI, non deve farsene carico vita natural durante. In natura chi è sotto un certo livello di autosufficenza, muore. Ed è giusto che sia cosi. E anche se noi, esseri umani, ci siamo montati un pò troppo la testa dovremmo ricordare che siamo sempre soggetti alle leggi naturali, almeno se vogliamo sopravvivere.

Quando facciamo gli esami del sangue, o ci misuriamo la pressione, confrontiamo i nostri valori con dei parametri di riferimento. Non sono mai tutto o niente, ma sono espressi in un range, cioè i nostri parametri devono rientrare in un’area variabile tra un min e un max; al di fuori di essi, in difetto o in eccesso, sappiamo che la nostra salute è compromessa. (oppure siamo morti, ma in quel caso non lo sappiamo 🙂 ). Tutto ciò che funziona dovrebbe seguire la stessa logica, ne troppo ne troppo poco, se si vuole che la cosa funzioni, siano la salute che l’economia o la politica. In medio stat virtus

 

Lex, DURA(?)lex, sed lex.

Certo che vedendo “il braccio violento della legge” italiana in azione si rimane annichiliti dallo spavento. 4 Ore a settimana  di servizi obbligatori per un anno, ecco la feroce e spietata punizione per Berlusconi alla fine di una tragedia legale durata anni. Ma se questa storia non vi terrorizza abbastanza, c’è anche la terribile vicenda di Dell’utri, solo 20 anni di processi, poco prima della sentenza finale della cassazione egli avventurosamente “fugge”, cioè vola con regolare passaporto in Libano, nascondendosi presso un lussuosissimo albergo di Beiruth, sconosciuta cittadina, e comunque pagando con la propria carta di credito; ma nonostante tutte le precauzioni prese per far “perdere le tracce” grazie all’Interpol e ai nostri servizi (in camera) viene “scoperto” e “arrestato”.  Intanto in Italia i suoi due avvocati si “ammalano” il giorno della definitiva sentenza cosi si perde un bel po di tempo mentre anche l’imputato dell’utri si ammala e viene “imprigionato” in una clinica di lusso.

Ma come facciamo noi Italiani a farci prendere per il culo cosi? Cosa abbiamo fatto perchè ci manchino cosi di rispetto? Non si vergognano? Non ci vergognamo di essere considerati cosi scemi? O è perchè lo siamo davvero cosi scemi?

Che pagliacciate.

Basta con le mille flessibilità in entrata, è quella in uscita che è meglio introdurre, e regolamentare. Possibile sia cosi difficile capire che occorre facilitare il licenziamento? L’imprenditore ha sempre il timore che una volta regolarizzato un precario, questo possa approfittarne, vedi maternità ripetute, malattie immaginarie e simili, e questo dubbio lo si ha indifferentemente dal tempo in cui uno è stato provato; perchè è ovvio che finche si è in prova ci si comporta bene, ma il pericolo che tale comportamento cambi una volta assunto c’è. Rimane sempre un senso d’incertezza, che impedisce sia al datore di lavoro che al lavoratore di investire sul proprio lavoro e sulla reciproca collaborazione. Invece se si può licenziare, assumere non presenta che un rischio minimo e difficilmente un buon operaio correrà il rischio di essere lasciato a casa, se non per causa di forza maggiore. Facilitare l’uscita significa semplificare l’entrata, cioè avere buone probabilità di trovare un altro lavoro, ciò permette al dipendente di poter cambiare più facilmente lavoro, e il cattivo imprenditore rischierebbe di perdere tutti gli elementi migliori, sui quali comunque lui investe. Non converrebbe neppure a lui comportarsi male.

Il “matrimonio” forzato tra datore di lavoro e dipendente è controproducente, (è comunismo e sappiamo quali risultati ha ottenuto economicamente ), è come pretendere la fedeltà eterna e assoluta tra coniugi; possibile, ma improbabile, e comunque non si può imporla ma dev’essere una libera scelta di entrambi.

A proposito delle quote rosa:  si applicano anche in fonderia, nei cantieri edili, in miniera e posti di lavoro simili?

PS: Mai scrivere quando si è troppo stanchi. 🙂

“Che furbo quello.”

Quante volte abbiamo sentito, e anche detto, questa frase? Il tono era spesso di ammirazione, di rispetto, forse d’invidia. In effetti è tutto qui il problema, noi Italiani pensiamo intimamente che l’aggettivo “furbo” sia un complimento, sia sinonimo di qualcosa di positivo, e invece è vero proprio il contrario. In realtà, il “furbo” è, o un approfittatore, o un ladro o un parassita. Ma per noi, la plebe Italica, dare del “furbo” è un complimento. Se ci pensate lo stesso capita con chi fa denuncia,  istintivamente ci sembra sempre, fin da quando eravamo all’asilo, che sbagli, che faccia “la spia”, che si abbini al concetto “d’infame” e come tale da ostracizzare. Sono atteggiamenti che trovano la loro giustificazione nella nostra storia, quando il popolo viveva lo stato, l’autorità, come una forma prevaricatrice, dalla quale occorreva, allora giustamente, difendersi. Oggi non è, o non dovrebbe essere, più cosi. Finchè non cambierà questo nostro modo istintivamente idiota di pensare e di rapportarci con la nostra società, sono, e sempre più saranno, ca@@i.

So di fare un pò il predicatore, ma “E’ nei particolari che si nasconde il diavolo“.

HIP HIP URRA’!

http://www.zerohedge.com/news/2014-04-04/how-end-tbtf-do-what-vietnam-does-sentence-bankers-death-firing-squad

In vietnam hanno condannato a morte 3 banchieri e molti altri a gravi pene detentive. Finalmente!

Almeno qualcuno dei VERI colpevoli paga, almeno ogni tanto.

Curioso, chiunque abbia studiato un pò la storia sa che TUTTE le guerre, da SEMPRE hanno cause di tipo economico. Da sempre, nascosti dietro motivazioni di tipo religioso, nazionalistico, razziale, gl’interessi economici sono stati i veri promotori, il terreno fertile, la vera causa di milioni e milioni di morti.

Ma curiosamente, per la massa, per la “gente”, è molto più avvincente cercare di scoprire l’assassino di un singolo individuo che chi è che causa guerre e carestie da milioni di morti, mah… .

Beh, Stalin diceva: “Un morto è una tragedia, un milione di morti una statistica”. Evidentemente sapeva ciò che diceva.