D’accordo, le banche sono dei mostri, però…

Lontano da me l’idea di difendere le banche, tuttavia sono alcune cose che non mi quadrano, come ad esempio il fatto che non debba essere pignorabile la prima casa. Domanda: Ma se non possono avere l’abitazione come garanzia, come fanno le banche a concedere un mutuo? Se non hanno un’ipoteca sul bene mutuato, cos’altro garantisce il loro (nostro) denaro? La buona fede del debitore? Beh, fossero 2000 euro potrebbero anche rischiare, ma voi prestereste 200.000 euro su queste basi? No, vero?

Ora, io capisco che l’idea di sequestrare la casa a qualcuno sia spiacevole, però neanche immaginare che si finanzi senza nessuna garanzia è assurda, tanto  che l’unico risultato ottenuto è che non si fanno quasi più mutui. Altra questione è l’anatocismo bancario, cioè il far pagare gl’interessi passivi anche sugl’interessi negativi e premesso che dipende da come vengono calcolati , di per sè il fatto è corretto. Infatti se io lascio i miei risparmi in banca ad un tasso x%, e non li tocco per anni, è ovvio che pretenda gl’interessi anche sugl’interessi che ho lasciato in giacenza sul conto corrente (o quel che è). Esempio semplificato, 100.000 euro al 5% significa che dopo un anno avrò 105.000 euro, l’anno dopo devo ritrovarmi non con 110.000 euro, ma 110,25 e cosi via. Ora, se ciò è corretto per gl’interessi attivi, perchè non dovrebbe esserlo per quelli negativi? Chiaramente ci dovrebbe essere un conteggio annuale e non, come molte banche illegittimamente fanno, trimestrale o semestrale, ma specificato questo la considero una pratica corretta. Così come continuo a non capire perchè dovrei considerare negativamente le banche perchè pretendono che siano restituiti i prestiti fatti, è questo il rischio che si corre prendendo in prestito del denaro, cosi come lo è per le banche (per loro meno, perchè i soldi sono i nostri) che in ragione di questo chedono un interesse. Ma se le banche si limitassero a fare “spallucce” quando un debito non viene pagato, facile immaginare la sparizione di tutto il risparmio e un’enorme aumento dei prestiti. Dopo di che, il tracollo.

Una soluzione efficace, ma non semplice.

Eliminare la finanza speculativa. Senza finanza l’accumulo di denaro, che non potrebbe autoalimentarsi, diminuirebbe drasticamente , e i soldi sarebbero cosi riversati in quantità assai maggiore nei consumi, entrando in circolo creando lavoro e reddito sicuro, e questo permetterebbe l’acquisto  di nuovi  prodotti; non vedo perchè non si dovrebbe, avendone la possibilità economica, cambiare l’auto ogni 3 anni o acquistare una casa nuova, o rinnovarla, ogni 25. E tutto ciò creerebbe LAVORO VERO, (comprendendo anche una potente industria del recupero e riciclo) gettito fiscale, occupazione, tutto ciò che garantisce alle masse lavoratrici e piccolo borghesi la sicurezza di un reddito da dove deriva la dignità e limita il potere delle multinazionali. Tra l’altro l’hanno già fatto in passato, “Glass-Steagall Act ” ma purtroppo l’hanno abolita.

Si, stò dicendo che la miseria è il peggior nemico della dignità umana, specie nelle società “sviluppate”, che hanno molti difetti, ma hanno il merito di essere molto più confortevoli che quelle primitive (checchè dicano certi intellettuali che decantano i valori delle società primitive ma lo fanno dal loro attico in città, e se ne guardano bene dal lasciare le comodità delle corrotte società moderne. Si, ci sono delle eccezioni, ma sono, appunto, eccezioni).

Renzi che bravo, però…

Tanto di cappello, è proprio bravo. Un vero affabulatore, un grande oratore. Forse troppo. Ora, io apprezzo molto che lui se la prenda con i vecchi partiti e i sindacati, ma stò aspettando con curiosità di vedere se se la prenderà anche con tutti coloro, e sono milioni, che da questi sono stati, e sono, previlegiati. Vedremo se è cosi coraggioso, o se è solo un grande venditore di fumo. Purtroppo i voti, al contrario della azioni, non si pesano, si contano.

La classe media (noi) è in guerra. Ma molti (troppi) non l’hanno capito.

Siamo in guerra, ed è anche una guerra di sterminio, l’aristocrazia (finanziaria, terriera, industriale) ha scatenato l’assalto alla sua mortale nemica, la classe media.

E’ un nemico potentissimo, feroce, astuto, che sà di non avere nessuna  possibilità di vittoria in uno scontro leale, ma sa anche  può contare sull’appoggio involontario di due potenti alleati: i poveri, e la stupidità della classe media.

Cosa s’intende per classe media? intendo tutti coloro che hanno superato stabilmente il livello di sussistenza, i bisogni fondamentali: mangiare, bere, avere un tetto, e al mondo ormai sono miliardi che ce l’hanno fatta. Per cui, chiunque abbia uno stipendio o un reddito in grado di permettergli una vita appena dignitosa, dal professionista fino al medio grande industriale è classe media, medio bassa, media, medio alta, medio altissima, ma tutti rientrano comunque nel concetto di classe media. La caratteristica dei membri di una classe media unita è di essere difficilmente ricattabili, sia perchè protetti da regole e leggi comuni, sia perchè la forza economica della comunità ci protegge (se il mercato va bene e perdo il posto di lavoro, pazienza, trovo un’altro lavoro); è il numero che gli da la forza, il fatto di avere una possibilità finanziaria variabile da persona a persona, ma che unita crea un’enorme potenza di fuoco economica a cui nessuno può resistere. Sono miliardi di piccoli mattoni che uniti tra loro possono costruire qalsiasi cosa.

E qui sta il problema: la classe media manca di piena coscienza di se, gran parte di noi ha uno sguardo troppo  limitato del quadro d’insieme e questo ci confonde. E’ come guardare un mosaico da troppo vicino, vediamo solo alcune tessere colorate, e non comprendiamo la bellezza dell’opera nel suo insieme, cosi non avedo coscienza di essere un’unica grande classe, tendiamo a dividerci al nostro interno. Viene a mancare quella prospettiva che è il legame , colla o cemento, che ci tiene insieme, e ciò ci rende estremamente fragili.

E qui s’intrufolano i nostri nemici. La mente, l’aristocrazia, utilizza i poveri, il braccio, per allargare e approfondire queste divisioni; con il miraggio di attirare una piccola parte di noi nel loro olimpo, bloccano le classi medio alte, mentre la massa dei poveri illusa di diventare classe media, inconsapevolmente trascina verso il basso tutte le altre con la concorrenza salariale indebolendone il potere economico da una parte, mentre la tecnologia diminuisce continuamente il nostro potere contrattuale di lavoratori dall’altra. La strategia è semplice, al posto di essere noi, la classe media che innalziamo i poveri allargandoci ad altri mercati, altri clienti, altro lavoro, sono loro che ci assaltano trascinandoci verso il basso, aiutati in questo dal nostro egoismo miope che li vede come nemici  o prede da sfruttare anzichè come possibili alleati. Non è una guerra tra poveri, è una guerra tra sciocchi.

L’aristocrazia ha subito una grande sconfitta con la rivoluzione francese e le sue conseguenze, ed ha aspettato anni perchè si ripresentasse l’occasione di riprendere il posto che , secondo loro, gli spetta. Vogliono tornare ad essere potenti, e per riuscire in questo hanno due grandi mezzi, i mass media che ci rincitrullisce, e la religione, specie quella islamica, quella cristiana ormai troppo indebolita, una religione dove il potere temporale e religioso siano una cosa sola (vedi Arabia Saudita). Da sempre l’aristocrazia per esistere HA BISOGNO che al proprio potere sia riconosciuta una “investitura” divina, perchè solo questa è indiscutibile, da qui lo stretto connubio tra potere e religione.

Come ho già detto altre volte, la grande ricchezza finisce SEMPRE in noia, ma è il potere la più potente delle droghe. Essere ricchi significa comunque dover pagare, essere potenti significa che sono gli altri che devono servirti.* Non è la ricchezza dell’aristocrazia che la classe media mette in discussione, anzi quella l’ha aumentata, ma  è il suo potere.

La guerra non è persa, è in pieno svolgimento, ma se vogliamo vincerla dobbiamo renderci conto che è in corso, e che senza saperlo si stà combattendo. Dobbiamo aprire gli occhi e distinguere  tra chi sono i nostri alleati e i nostri nemici.

*Si veda il discorso del cattivo in “Conan il Barbaro” quando il cattivo è diventato gran sacerdote. 🙂

Ricordate: raccontare balle a se stessi è stupido, ma crederci è il massimo dell’idiozia.

Sono curiosi gl’Italiani, continuano a lamentarsi dello stato prendendosela con esso come se fosse un’entità astratta; cittadini contro stato, ma lo stato non è l’insieme dei cittadini? Forse che i vari privilegiati, evasori, fancazzisti, paraculi, politici, raccomandati, figli di papà, lazzaroni, ladri semplici, speculatori finanziari ecc.ecc. non sono anche loro cittadini? Incredibile come si riesca ad estraniarsi delle proprie colpe e responsabilità mentre si gettano convintamente  “j’accuse” a piene mani intorno a se. Io sogno un paese dove si smette di pretendere onestà dagl’altri e contemporaneamente il condono delle proprie colpe.

Io spero che si accetti che un pò di disonestà è inevitabile, l’importante è che sia fatto con intelligenza, il che è sicuramente meglio di una onestà idiota, fa molti meno danni; niente è peggio di uno stupido onesto , mentre il ladro intelligente capisce una cosa fondamentale, se io voglio poter rubare, devo permettere alle mie vittime di arricchire. Nessun ladro intelligente vuole vivere in mezzo ai morti di fame, perchè ruberebbe poco, e se preso, sarebbe punito molto più severamente.  Ma perchè è cosi poco il buon senso in giro?

Prendiamo il caso dei pensionati, oggi a rischio tortura governativa per lo spostamento di 9 giorni dal 1 al 10 di ogni mese del pagamento della pensione.  lo ammetto, mi sono fissato con le pensioni, ma secondo me è un settore dove sono molti di più i privilegiati, che i trascurati. Basterebbe ricalcolare tutte le pensioni applicando  il sistema contributivo per valutare quali sono le differenze tra ciò che si è pagato e ciò che si percepisce. Scommetto che la cosa non incontrerebbe il favore delle masse dei pensionati e nel sindacato, chissà poi perchè.

E’ come quando si sente dire “ho lavorato una vita per la pensione”, al che mi domando come hanno fatto a vivere nel frattempo, magari comprando casa, automobile, vestiti, cibo, mantenuto figli e via dicendo visto che si lavorava SOLO per la pensione? Avranno fatto moltissimi debiti? Non è il fatto che molti dicano stronzate che m’infastidisce, ma che ci credano davvero.

Capitalismo: Lezione prima… e ultima.

Il capitalismo vero non si basa sul denaro, ma sul consumo; infatti è solo grazie ad esso che il sistema funziona; occorrono merci e servizi per soddisfare il consumatore, e per farlo occorre lavorare, sia per progettarle e produrle che per distribuirle e gestirle. Tutto ciò crea obbligatoriamente posti di lavoro, quindi reddito, che si trasforma in altro consumo e il ciclo virtuoso ricomincia. (Vero, c’è il problema della gestione delle risorse, ma è un’altro argomento).

Il risparmio.

Contrariamente a ciò che molti pensano, il risparmio può essere grandemente dannoso per l’economia. Questo, quando è eccessivo, impoverisce e rallenta la circolazione del denaro nel circolo economico produttivo (quello che crea occupazione), finendo invece coll’alimentare il mondo della finanza, che agisce in un circuito parallelo per gran parte parassitario.

 

Esempio:

Immaginate di avere delle scarpe da vendere, prezzo 110 euro al paio. Arriva un primo acquirente, le prova, vi paga con 110 euro e se ne va. Arriva un secondo cliente, ma questo è straniero, prova le scarpe, gli piacciono e vi offre 12500 piastre birmane

Domanda: voi non potete verificare il cambio, che fate le accettate o no? Credo che quasi tutti non accetteremmo. Ora, questo cosa dimostra? Dimostra che il denaro NON esiste. Infatti, se cosi non fosse, voi accettereste la piastre birmane ( o qualunque altra moneta), perchè se avessero un valore intrinseco sareste in grado di dare sempre loro un valore , ma dato che QUESTO VALORE REALMENTE NON ESISTE  non potete accettarle. Mi spiego meglio, se il cliente avesse usato dell’oro, non avrebbe nessuna importanza chi lo ha coniato, 10 grammi d’oro sono sempre 10 grammi, indifferentemente da cosa ci è stampigliato sopra euro o bath (la “banca d’emissione”) ma non avendo un valore reale intrinseco, il denaro deve essere “garantito” in qualche modo. Ora, una pera non ha bisogno di garanzie, è sempre e comunque una pera; il denaro no, e questo conferma che de facto NON ESISTE.

Meditate gente meditate. Noi stiamo vendendo tutto, aziende, Enel, Terna, di tutto, in cambio di denaro.

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Allarme rosso. Importante.

Sono ossessionato da questa domanda: cos’è il denaro? Non è una questione da poco, visto che la nostra società è sempre più basata su di esso, e se arrivo alla conclusione che il denaro non esiste, normale che la cosa mi renda assai nervoso.

Alla base di tutto ciò che definiamo “economia” è il baratto, io ti do un servizio o un prodotto e tu me ne dai un altro in cambio.
Basta. Tutto qui, semplice , niente di più niente di meno. Cos’ha di bello questo metodo? Che costringe entrambi i protagonisti dello scambio a lavorare, a produrre qualcosa, non ammette parassitismi. Perché a mio parere, il denaro dovrebbe essere strettamente collegato al lavoro, anzi sono, o dovrebbero essere, la stessa cosa. Ma non è cosi.

Ma per capire meglio la cosa, proviamo a fare dei ragionamenti a ruota libera: immaginiamo che ci siano due soggetti, il soggetto A che ha tutto, materie prime, cibo, attrezzi, animali, tutto insomma, mentre il soggetto B ha solo denaro in abbondanza. Ora, che possibilità di commercio ci sono? Sarebbe possibile un baratto? Riflettiamoci sopra un attimo.

Cosa ha da offrire B ad A? Una cifra su un pezzo di carta? Della carta colorata? Un bit elettronico? Cosa? A dovrebbe scambiare merce o servizi in cambio di cosa? In realtà, di NULLA.
Ora, se questo ragionamento è corretto prova ciò che io ( e non molti altri) sostengo da tempo, cioè che il denaro è solo un’illusione, un codice per semplificare lo scambio, ma di per se non esiste, come il linguaggio è solo una convenzione, un modo per semplificare le cose, utile, ma non commestibile alla fine.

Sbaglio? Se pensate di si, ditemi dove e perché; se invece ho ragione, perché quasi tutti credono che la soluzione dell’attuale crisi sia monetaria( Svalutazione, aumento del credito, maggior indebitamento, tassi d’interesse, ecc. ) si sente parlare solamente di denaro e di operazioni finanziarie. Se la massa monetaria non circola non dipende dall’ assenza di denaro, ce nè anche troppo, ma solo dall’incertezza e nell’insicurezza che ha avvolto tutto l’occidente (e non solo) e che lo ha parcheggiato sui conti correnti o in investimenti parassitari di tipo finanziario anzichè impiegarlo nei consumi e nell’economia reale, in ricerca e aziende, cioè nel creare LAVORO VERO. Solo il lavoro ci può salvare.
Il denaro è l’unità di misura del lavoro. Senza lavoro non ci può essere denaro.

Sempre sulle pensioni.

PREMESSA: NON E’ CHE IO ODIO I PENSIONATI, MA A MIO PARERE E’ IL SETTORE DELLA SPESA DI STATO DOVE SI POTREBBE INTERVENIRE TAGLIANDO CIFRE IMPORTANTI (30/40  MILIARDI ANNO) SENZA INFLUIRE SUL REALE LIVELLO DI BENESSERE DELLE PERSONE.

Sempre sulle pensioni, alcuni dati presi da http://www.rischiocalcolato.it/2014/10/pensione-contributiva.html

Aggiornamento 8 ott 2014: Il problema del costo delle pensioni è sempre presente in Italia e ho trovato nuovi dati che possono essere utili a chi cerca una bussola per capire se hanno ragione quelli che dicono che si sono pagati la pensione o quelli che dicono che non se la sono pagata.

Il dato del 2012 è che chi ha 65 anni ha una speranza di vita di 84 anni per il pensionato uomo e di 88 anni per le donne, in media il pensionato 65enne si godrà la pensione per 21 anni. Questi 21 anni saranno passati percependo il 72% dell’ultimo stipendio, quindi saranno intascati un po’ più di 15 anni di stipendi da parte del pensionato.

Abbiamo detto che 15 anni di stipendi sono stati intascati ma quanti anni di stipendi sono stati versati? È facile da dire visto che il lavoratore dipendente con anno di pensionamento 2010, 65 anni di età e 35 di contributi, ha versato all’INPS circa il 33% del suo stipendio ovvero 11.5 anni di stipendi versati all’INPS.

15 anni goduti e 11.5 versati fanno una prima differenza di 3.5 anni intascati ingiustamente e che altri hanno pagato agli ex lavoratori dipendenti attuali pensionati. Questa prima differenza di 3.5 anni di stipendi non è poca cosa, se uno o una guadagna 1600 euro al mese fanno 45.5 mensilità per 1600€ ovvero 73 mila euro. (L’esempio è di un operaio metalmeccanico a 65 anni che ha raggiunto il quinto livello)

Ma non è finita qui in quanto i 11.5 anni di stipendi versati all’INPS sono stipendi bassi senza gli aumenti di fine carriera, senza gli aumenti di livello. Invece lo stipendio massimo si ha a fine vita lavorativa quando magari uno che guadagnava 1200 euro si ritrova prima di andare in pensione con 1600 euro. Quindi andrà in pensione con il 72% dei 1600 euro mentre ha pagato all’INPS il 33% di molti dei 35 anni con lo stipendio da 1200 euro. (L’esempio è di un metalmeccanico con stipendio da primo livello)

Ecco che i 73 mila euro sono solo una parte dei soldi che il pensionato ha intascato senza avere versato. Se la media degli stipendi versati all’INPS è una via di mezzo tra 1200 euro e 1600 (1400€) allora non si sono versati 11.5 anni di stipendi da 1600€ bensì 10 anni di stipendi da 1600 euro. Ecco che i soldi intascati in modo ingiusto salgono a 104 mila euro.

Riassumendo 15 anni di stipendi goduti e 10 anni di stipendi versati fanno un debito del pensionato verso gli altri di 104 mila euro (operaio metalmeccanico). In pratica la pensione è pagata per due terzi mentre un terzo è percepito ingiustamente.

In aggiunta c’è la furbizia italiana per cui gli aumenti di stipendi maggiori non si hanno durante la vita lavorativa del dipendente ma prima di andare in pensione così che i contributi pensionistici sono bassi mentre la pensione è massima.

La domanda è: “Chi paga i 104 mila euro di pensione all’ex operaio metalmeccanico, ora in pensione, che non ha versato all’INPS ma che ha intascato?

Ecco perché il posto dove occorre tagliare per trovare soldi per la crescita sono le pensioni sia quelle d’oro che quelle d’argento che quelle di bronzo che quelle di ferro. Occorre passare al metodo contributivo per le pensioni esistenti e chiedere all’operaio metalmeccanico ora in pensione una parte dei centomila euro che intasca indebitamente. Per esempio si potrebbero ridurre le tredicesime di tutti i pensionati salvando solo le pensioni da 500 euro.

Per ipotesi un taglio della tredicesima del 50% del pensionato ex operaio porterebbe alla restituzione di un quarto dei centomila euro se fosse retroattiva altrimenti meno di un quarto.
L’abolizione totale della tredicesima dell’operaio metalmeccanico ora in pensione porterebbe alla restituzione di metà dei centomila euro se fosse retroattiva altrimenti meno.

Non condivido molto il prendere proprio la pensione del metalmeccanico ad esempio, visto che ce ne sono assai molto meno meritevoli, mitiche quelle di poste, ferrovie dello stato, enel, sip, ma come ragionamento è corretto, anzi questi calcoli sono “buoni” perchè non considerano che:

1) Sono milioni i pensionati che sono andati in pensione ben prima dei 65 anni, sia per il compimento dei 35 anni, sia per prepensionamenti e accompagnamenti vari, senza dimenticare i baby pensionati. Per un giusto calcolo che si può fare con i dati istat 

http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCAR_PENSIONATI

occorrerebbe sapere quanti di coloro che oggi percepiscono la pensione avendo oltre i 65 anni, in realtà ci sono andati prima, e da quanto tempo per poter fare un conto giusto.

2) l’articolista considera il 33% i contributi INPS, ma dimentica che in essi c’è anche la cassa malattia, la cassa integrazione, ecc.ecc.

RIPETO: NON E’ CHE IO ODIO I PENSIONATI, MA A MIO PARERE E’ IL SETTORE DELLA SPESA DI STATO DOVE SI POTREBBE INTERVENIRE TAGLIANDO CIFRE IMPORTANTI (30/40  MILIARDI ANNO) SENZA INFLUIRE SUL REALE LIVELLO DI BENESSERE DELLE PERSONE e dove ci sono sacche di privilegi assolutamente inaccettabili. E con quei soldi si potrebbero abbattere le tasse sul lavoratori attivi cosi da poter creare milioni di posti “veri” di lavoro che farebbero ripartire i consumi e l’economia. Personalmente sarei per interventi basati unicamente sul reddito REALE disponibile, (se un “povero vecchio” ha 200.000 euro in banca e la casa di proprietà non è povero)  interverrei sia mettendo un tetto massimo alle pensioni, 2500 euro, indifferentemente da quanto si è versato (come ho già spesso scritto, non li ha pagati lui, ma chi ha usufruito dei suoi servizi cioè il consumatore) sia applicando il calcolo retributivo retroattivo a tutti coloro che prendono una pensione superiore ad una certa cifra da stabilirsi, e non versando pensioni a coloro che continuano a lavorare con profitto (esentandoli però ovviamente dei relativi versamenti INPS). Lo stato deve aiutare chi non può camminare da solo, non chi può persino correre da solo o, peggio, chi non vuole.

Stato imprenditore.

Io credo che lo stato debba essere presente sul mercato, necessario a controbilanciare e a controllare il settore privato così da impedirne lo strapotere e la normale tendenza al monopolio. Ma deve essere imprenditore” vero”, cioè comportarsi e seguire le regole del mercato, per capirci, uno stato imprenditore non deve avere tassi di assenteismo superiori ne meno produttività, di una normale azienda privata,  non è suo compito fare assistenzialismo mascherato, ma deve essere competitivo come qualunque altro competitor. Semplicemente un’azienda di stato ha lo stato come padrone e non un privato, i guadagni anzichè essere spesi in ville gioielli e yacht finirebbero nella spesa sociale, tutto qui, con il compito principale di creare ricchezza, cioè posti di lavoro veri, sul territorio nazionale, e non certo di delocalizzare per guadagnare di più.

Quando sento parlare di libero mercato mi viene da ridere, oltre a prudermi le mani, che cavolo significa? Mi sembra la vecchia e trita ipocrisia del “siamo tutti uguali”, che è una stronzata pazzesca, talmente stupido come concetto che chiunque abbia un minimo di cervello e di onestà intellettuale non la tiene nemmeno in considerazione. Non siamo tutti uguali, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai;  il compito dello stato è proprio questo, cioè di spingere i più deboli e frenare i più forti, non con l’intento impossibile di metterli sullo stesso livello, ma di riequilibrare la situazione accorciandone la distanza, un mondo dove esistano i ricchissimi, ma non i morti di fame.

Libero mercato: mi ricorda un vecchio film “Lo scopone scientifico” con Sordi e la Betty Davis, una sfida a carte tra una miliardaria americana e uno stracciarolo Romano: come può essere onesto un duello tra uno che non può perdere e uno che invece lo può fare decine di volte? Come si può mettere sullo stesso piano un iinvestimento da 100.000 euro di chi ha solo quelli e chi ha 2 milioni? Qualche coglione potrebbe sostenere che 100.000 euro sono 100.000 euro per entrambi, che sarebbe come dire che un metro è sempre un metro; ma l’essere a 90 cm dal bordo di un precipizio o a dieci metri da esso da a quel metro un valore completamente diverso, o no?

La libertà non esiste in natura,  tutto risponde a delle regole, fisiche, sociali, economiche, quindi neppure il mercato può essere libero. Basta che queste leggi siano giuste, perchè come ricordo spesso, la legge e la giustizia non sono necessariamente la stessa cosa, e troppi confondono il concetto di legale con quello di giusto ma non è affatto detto che sia cosi. Il compito di un cittadino non è quello di applicare le leggi, quello spetta alle forze di polizia, ma quello di controllarne la validità e correttezza, cioè che siano leggi giuste.