Ma che m’incazzo a fare?

La situazione è strana, abbiamo tanti di quei guai intorno che dovremmo essere tutti più che allarmati, dalla situazione finanziaria, le pressioni demografiche, le tensioni sempre più forti tra stati nucleari , fino all’evidente ripresa alla corsa agli armamenti… . Ma sembra che ai più, alla massa, non interessi tutto ciò. e si che sono proprio quelli che pagheranno più salato il conto, perchè per i poveri, non cambierà molto, sempre male vivono, per i ricchi, se la caveranno sempre bene; chi ci rimette siamo noi, la classe media, occidentale principalmente, ma ormai non più la sola, che subiremo la botta peggiore, perchè il 95% di noi precipiterà tra i poveri, quelli veri, e abituarsi sarà dura. Siamo stupidi, ammettiamolo, mediamente benestanti e istruiti, possediamo mezzi di comunicazione sofisticati e li usiamo principalmente per informarci su stronzate o per scambiarci foto e filmati pornografici; e mentre noi ci masturbiamo fisicamente e intellettualmente, il nostro ci mondo stà crollando intorno grazie alla ingordigia di certe classi, che si nutre della nostra avidità, superficialità e dal nostro egocentrico egoismo che ci rende deboli, in una parola dalla nostra stupidità. Facebook ne è il migliore esempio, non lo si usa che in minima parte per fare cultura, ma sopratutto per cercare di far sapere che esistiamo; cosa anche naturale, ma che portata all’esasperazione è controproducente. Che qualcuno diffonda un suo pensiero, o condivida un fatto importante della propria viva è sensato, ma che informi su cosa mangia a pranzo o che vestito si è messo, prova solo la banalità della propria vita.

Vedete, io non credo di essere particolarmente intelligente, per questo fatico a capire come certe situazioni non appaiono del tutto evidenti a chiunque, sono talmente scontate che non mi capacito di quanti ne vengano sorpresi; per esempio lo sviluppo delle crisi economiche e umanitarie. Se si continua a gonfiare una bolla, è inevitabile che questa, prima o poi, esploda; non occorre essere degli esperti o dei geni per capire che ci sono situazioni che sono destinate al collasso; se un’azione aumenta del 2000% senza ragionevoli motivi, come si può rimanere sorpresi se crolla? Prendiamo una delle più pericolose, l’incremento demografico terrestre: chiunque può capire che se 2/3 miliardi di persone in 100 anni (Eravamo 1 miliardo nel 1800, 2 miliardi nel 1900, 8 miliardi nel 2000) hanno inquinato e depredato il pianeta come noi abbiamo fatto, 8/10 miliardi non possono che portare la situazione all’esplosione, perchè non è pensabile che miliardi di persone povere rinuncino spontaneamente al proprio benessere per permettere a noi di mantenere il nostro, pretenderlo è assurdo.  Ma si continua a dire che dobbiamo salvare vite umane, anche se I FATTI DIMOSTRANO che il problema è quello contrario. C’è nell’essere umano una propensione al gioco d’azzardo che mi spaventa un pò.

La soluzione c’è, c’è sempre stata, controllo delle nascite e delle morti, ma non è considerato etico, per cui ci si arriverà lo stesso alla riduzione dell’umanità, ma nel modo peggiore, il più drammatico. Guerra, carestia, malattia, e morte.

L’umanità è ciò che distruggerà l’essere umano. Non so se questo è giusto o sbagliato, certo è curioso.

Pazzesco. L’Italia è un paese incredibile.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/23/imi-sir-sara-lo-stato-a-pagare-i-173-milioni-di-danni-a-intesa-sanpaolo/1712114/

Non lo si crederebbe possibile, ma è vero, e vedrete che noi Italioti troveremo il modo di riderci sopra. Crediamo di essere spiritosi, invece siamo solo dei vili, ridiamo sulle nostre disgrazie per evitare di affrontarle; siamo un popolo che le pecore schiferebbero, se potessero leggere i giornali.

In Italia succede spesso che ci siano persone notoriamente molto ricche che per lo stato risultano nullatenenti. E solo con i poveri artigiani e negozianti che lo stato Italiano è feroce. Il suo motto è: FORTE CON I DEBOLI E DEBOLE CON I FORTI.

 

Buonismo o Imbecillità?

http://www.repubblica.it/ambiente/2013/07/21/news/crescita_demografica_onu-63398448/

Non lo diciamo noi, i razzisti fascisti cattivi, lo dice l’ONU. Ora , qualsiasi cretino, dovrebbe capire da solo che non ha senso cercare di infilare un piede taglia 45 (l’Africa) in una scarpa taglia 36 (Europa); questo non serve a calzare il piede nudo, ma solo a far soffrire il piede e contemporaneamente distruggere la scarpa.

Non so chi è più stupido, i “buonisti” o noi che li lasciamo fare. Vero che a noi rimane la soddisfazione di sapere che pagheranno cara la loro stupidità, il problema è che con loro la pagheremo anche noi “cattivi”. E la cosa mi secca, molto.

Aiutare i migranti.

C’è una cosa che non capisco, perchè dovremmo aiutare noi gli emigranti, quando ci sono i paesi Arabi ricchi che non lo fanno? Con i soldi che hanno, potrebbero sollevare l’Africa da soli, o quasi. Invece vanno giù di Yacht, Ville, auto e orologi di lusso ecc.ecc., e in quanto ad aiutare:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/23/mondiali-qatar-amnesty-25-milioni-di-operai-schiavi-entro-2022-e-4mila-morti/1711647/

Recapitolando, noi dovremmo fare per gli arabi quello che non fanno loro per se stessi? Col cavolo.

Il piave mormorava…24 Maggio 1915.

… Il Piave mormorò “non passa lo straniero”.

Piccola considerazione (verificabile facilmente): nel 1915 siamo stati noi Italiani che abbiamo attaccato l’Austria, non il contrario, quindi “lo straniero” che non doveva passare eravamo noi, e tra parentesi, sono riusciti a fermarci:  600 mila morti lo testimoniano.

Come ci prendono in giro, vero?

Questo post è tratto dalla rivista on-line EffediEffe sito di informazione a cui consigliamo caldamente un abbonamento (50€ spesi benissimo)

Confesso che di Norberto Achille, il presidente delle Ferrovie Nord, non avevo mai sentito parlare. Evidentemente non ha mai dato notizia di sé per qualche bel successo nella gestione dell’ente (una SpA posseduta al 57% dalla Regione Lombardia), fino a qualche giorno fa. Quando si è saputo che: «Norberto Achille avrebbe utilizzato impropriamente la cassa della società, con acquisti e spese per 600 mila euro. Fra queste spese brillano: abbonamento pay tv, pasti al ristorante, capi d’abbigliamento e scommesse sportive», più «uso improprio di auto aziendali»; auto noleggiate dalle Nord a 220000 euro, che lui passava (secondo l’accusa) a moglie e figli. Ai quali – al cuor non si comanda – avrebbe anche ceduto «schede telefoniche intestate alla società», utilizzate oltre i 100 mila euro, se ho ben capito.

Dal Fatto Quotidiano: «In un mese, la carta aziendale ha pagato 300 euro a un paio di siti di gioco online, www.Bwin.it e www.pokervenice.com. Inoltre risultano spese anomale per circa 10 mila euro tra abbigliamento, cinema e tv (Sky e altro), informatica e carburante. Spesa anomala perché per l’auto aziendale Achille dispone già della carta carburante. Ci sono nella lista i migliori ristoranti di Milano, da Chatulle a La Pobbia, da Bice a I 4 Mori. Frequenti i viaggi in Calabria (dove Achille aveva avuto un incarico dall’Anas per il collaudo della statale Ionica, finito nel mirino della Procura della Corte dei Conti); qualche strisciata a Mosca dove ha sede la banca Kmb nel cui board troviamo Achille. Abbondano le spese a Forte dei Marmi dove Achille ha una villa. C’è anche una puntata a Venezia. Harry’s Bar e Hotel Grand Canal». Accollati alle Ferrovie anche: «due dipinti di scuola napoletana e una natività lombarda del 16° secolo per 17 mila euro. Una puntatina in agosto nel «famoso locale Twiga a Marina di Pietrasanta, proprietà di Flavio Briatore»: 900 euro. Altri 3.749 euro sono andati fra “film pornografici acquistati su Sky” e scommesse sportive online.

Ammirevole l’entità delle multe che L’Achille ha accollato all’azienda: fino a 74 mila euro, fra cui una in Svizzera di 1000 – mille euro – «per eccesso di velocità»: andava nella Confederazione ripetutamente sfrecciando davanti ai gendarmi? Lo faceva apposta? Forse per entrare finalmente, da anonimo qual era, nel mito: il pie’ veloce Achille. Forse perché si annoiava.

Succede, quando la tua vita è una festa perpetua.

Ecco il problema che modestamente mi par di avere identificato nelle nostre categorie pubbliche: non si sono accorte che la festa, per gli altri, è finita da un pezzo. Che gli altri italiani, quelli che pagano loro gli stipendioni e i video-porno, le multe e le autoblù, vivono un’altra realtà, completamente diversa: se lorsignori vivono la festa, questi lo stato di guerra.

Lorsignori, non si sentono nella stessa barca dei loro concittadini che arrancano, sotto le raffiche della tassazione e si ingegnano a vivere con la disoccupazione al 13%, che scendono in numero crescente sotto il livello di povertà: da 11 milioni del 2010, a 15 milioni oggi.

Lo dimostra con limpida, persino commovente chiarezza, l’appassionata difesa che Achille Occhetto, l’ex segretario del PCI, ha fatto del suo vitalizio da parlamentare: «Guardate il mio reddito. Non ho altre entrate. Se mi fosse tolto il vitalizio di cosa vivrei? E di cosa vivrebbe la mia famiglia? Sono pronto a restituirli, ma – specifica Occhetto – vi assumete voi la responsabilità del fatto che finirei in povertà. Con questo mantengo anche i miei due figli che sono disoccupati, perché non ho mai approfittato del mio ruolo per trovare loro un posto. Andando avanti, la differenza aumenterà. Dovrei morire così siete contenti».

Viene un impulso di solidarietà verso il degno segretario; noi siamo fatti così, vogliamo salvarlo dalla mendicità. Però il vitalizio che a fatica mantiene l’Occhetto a un pelo dalla povertà, ammonta a 5860 euro mensili. Siccome lo prende dal 2006 quando ha lasciato il Parlamento in cui ha accumulato emolumenti per un ventennio, noi comuni mortali pensiamo: ma almeno si sarà messo qualcosa da parte. Noi, infatti, facciamo così: se guadagniamo benino, risparmiamo per i tempi duri.

Occhetto no, non è fatto così. Non ha messo via niente. «La Costituzione – protesta mitemente il quasi-mendico – vieta di rendere retroattive le norme. Io adesso come farei? Se le regole fossero state diverse, avrei accantonato dei soldi e mi sarei fatto un’altra pensione». Protesta giustissima, ci affrettiamo a commentare, che lo unisce spiritualmente agli esodati: anche loro vittime di regole cambiate di colpo sotto il loro sedere. Anche loro si sarebbero fatti un’altra pensione, se avessero saputo che nel loro futuro c’era la Fornero.

Una differenza tra loro ed Occhetto però resta: la moglie Aureliana Alberici, anche lei ex parlamentare, percepisce un vitalizio di 3791 euro mensili. In quella famiglia quasi indigente entrano ogni mese 9.651 di soldi pubblici, ossia da noi pagati. E non vi bastano, poverini? Occhetto risponde: «In una famiglia ci sono tante spese e tante situazioni che non potete conoscere. Quei soldi mi servono per vivere e mantenere i miei familiari. È tutto secondo la legge… Dovrei morire così siete contenti».

No, no, compagno Occhetto, non commetta il gesto irreparabile. Come non esserle vicino? Però:

Ho un amico separato, malato di mieloma, disoccupato da tre anni, che deve pagare gli assegni a moglie e figlio (che abita nella ex casa sua con l’amante) e non riesce a vendere una sua proprietà immobiliare, che lo sta strangolando con le tasse. Ho un altro amico cui è stata tolta la pensione d’invalidità perché l’Inps lo ha giudicato guarito (da cancro del sangue…), ed a 51 anni gli hanno detto di cercarsi un lavoro. Ho un altro amico, separato anche lui con obbligo di mantenimento del figlio, che ha accettato un taglio dello stipendio del 15%, come tutti gli altri colleghi – e adesso paga persino lui il gasolio dell’auto aziendale (una Ford), che gli serve per cercare clienti – per scongiurare la chiusura della ditta.

Dunque sì: «In una famiglia ci sono tante spese e tante situazioni che non potete conoscere»: gli amici di cui sopra possono ben sottoscrivere la sua frase, compagno Occhetto. Ma vivete in due Italie diverse. Se riaprisse ogni tanto il suo Marx, si ricorderebbe che il filosofo avvertì: «Il modo di esistenza crea la coscienza» di classe. Uno può spergiurare di essere «di sinistra» quanto vuole; ma quando prende quasi 10 mila euro mensili di soldi pubblici, non potrà fare a meno di imitare Maria Antonietta: «Niente più brioches? Volete ridurmi a mangiare pane?» Pane, orrore.

Gli italiani produttori, strangolati dall’euro, dalla torchia fiscale più rapace del mondo, dalla UE e dalla competizione globale, vivono in un panorama di macerie – il 25% del Pil è crollato, altrettante imprese produttive sono distrutte, come fossero bombardate, oppure sono saccheggiate dai finanzieri o conquistate dallo straniero – e lorsignori vedono l’Italia con gli edifici in piedi e i fumaioli fumanti, prospera e felice come negli anni del miracolo economico. Noi, l’austerità; loro, vogliono i soldi di prima, anzi di più.

Nel 2013, un tentativo di prelievo straordinario del 5-10% sulle pensioni da 9/150 mila euro, fu affondata come incostituzionale della Corte dei Conti, decisione costata 80 milioni di euro a noialtri. La Corte Costituzionale è potente, insuperabile muro di difesa dei «diritti acquisiti» da lorsignori, mentre si falcidiano i «diritti acquisiti» nostri. Ha protetto gli emolumenti enormi della magistratura costosa, settaria e inefficiente, dichiarando che ogni taglio di stipendio annullava la «autonomia» e offuscava la serenità dei giudicanti. Secondo molti, è per quel tentativo (del resto respinto) che la Corte ha il dente avvelenato con Renzi, e che per questo (dicono i maligni) avrebbe «interpretato» la legge Fornero, in modo da obbligare il governo Renzi gli arretrati tolti dalla Fornero, creandogli un immane problema. Se fosse vero, sarebbe sabotaggio e danno allo Stato (1).

Questo atteggiamento scende per li rami e inzuppa l’animo di tutti i lavoratori pubblici. Tutti, adesso, armati fino ai denti a difendere i loro privilegi, appena si prospetta di tagliarglieli un po’, di risparmiare sui loro vizi. E con molto successo. I vigili urbani di Roma si assentano all’80% per Capodanno? Con falsi certificati medici per giunta, in modo da rubare la paga? Ricordate con quanta arroganza hanno contrattaccato, preteso di aver ragione, strillato alla persecuzione, all’attentato alla libertà sindacale!

Gli italiani produttivi hanno accettato decurtazioni delle paghe per tenere aperte le aziende, e i pubblici dipendenti dei trasporti che cosa fanno? Scendono in sciopero perché vogliono l’aumento: «Il nostro contratto è fermo da sei anni». Ma quello degli altri, cari, è non già fermo, ma in arretramento! E una quantità di italiani, non ha nessun contratto, nessuno stipendio, ma solo la partita Iva.

E che dire della ripugnante canea inscenata dalla casta degli insegnanti, vera piaga e palla al piede dello sviluppo culturale del Paese, che non vogliono essere giudicati e selezionati? E parliamo delle pensioni? Poco più di mille euro mensili quelle dei privati, 1770 quelli degli statali.

Due Italie. Una cosciente di essere nel mezzo di una guerra – la guerra dell’austerità, della deindustrializzazione, delle invasioni di bocche affamate dal mare, a cui è stata esposta senza difesa – e l’altra: l’Italia che vuole gli aumenti indipendentemente dagli introiti fiscali, che vuole gli emolumenti, che vuole i benefit come prima, e sgavazzare con le feste di sempre.

Che l’Italia impoverita abbia piena coscienza che «siamo in guerra», l’ha suggerito un fatto ultimo: appunto l’imposizione al Governo dalla Corte Costituzionale di restituire i soldi ai pensionati, che la Fornero gli aveva bloccato. Mentre tutti i partiti e partitanti – dalla Lega al 5 Stelle – hanno strillato che il Governo deve restituire tutto, svenarsi con 18 e 20 miliardi, sono proprio i pensionati medi a scrivere ai giornali e sui blog: no, la mia pensione mi basta, qui soldi dateli ai pensionati minimi che non ce la fanno. Gente con 1300 euro mensili che dice: date quel che mi dovete chi ne ha 600, 700.

Questa è più che solidarietà civile. È l’oro alla patria delle mogli e delle mamme che, lontane dal fronte dove muoiono i figli, cambiano la loro vera per una di ferro. È la fraternità che nasce nelle trincee, sotto le bombe. Dove il ferito lieve sacrifica il suo pacchetto di pronto soccorso per bendare il camerata con le budella fuoriuscite, anche se non sa nemmeno come si chiama. Dove – siccome il rancio non arriva, le retrovie non rispondono – e allora si divide la razione di fichi secchi, di grappa, e si fa a metà dell’ultima sigaretta acciaccata e mezza vuota. Dove nella notte illuminata dalle esplosioni e dai bengala, anche Ungaretti si commosse alla voce che diceva: «Chi che reggimento siete, fratelli?».

Fratelli

Mettiamo a confronto gli esimi, strapagati giudici della Corte Costituzionale. Quelli da 30 mila euro al mese, che hanno decretato l’intoccabilità delle pensioni retributive anche se la collettività deve svenarsi per pagarle. Come già sapete, questi giuristi altissimi, supremi, di routine «eleggono presidente il proprio membro più anziano, il più prossimo al pensionamento», regalandogli così il «diritto» alla pensione presidenziale con i benefici connessi ed annessi, una differenza – mi par di ricordare – di 100 mila euro in più l’anno. A spese di quelli che si dividono la cicca in trincea, che stano svenandosi per pagare le tasse su immobili che non possono più permettersi, che accettano riduzioni del salario per non far chiudere la ditta, bombardata dalla competizione globale… Così, «Flick è stato presidente per soli 3 mesi; Zagrebelsky 7 mesi; Onida 4 mesi; De Servio 4 mesi», e sono andati in pensione da presidenti. Sicché l’anno scorso per erogare 31 pensioni (22 giudici emeriti e 9 vedove), la Consulta ci sono voluti oltre 5 milioni e mezzo: una media da 180 mila euro l’una».

Ma quello che non sapevo nemmeno io è questo: che questa pratica continuamente messa in atto dai giudici supremi è in contrasto con l’articolo 135 della costituzione, che recita: «La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica PER UN TRIENNIO, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice».

Ora, come si può risanare un Paese dove i primi a violare – o a fregarsene – della Costituzione sono i Giudici Costituzionali? Chi può rettificarli, sottoporli a verifica? Eventualmente punirli? Non c’è istanza superiore a cui fare appello contro di loro.

A parte una cosa: la guerra. Da qui la mia modesta proposta: dichiarare lo stato di guerra. Del resto, è esattamente la situazione in cui siamo nella realtà, solo che non è instaurata come istituzione (quale la guerra è). Dichiarare che quello presente è lo stato di guerra, è essenziale per rendere tutti non solo coscienti del pericolo estremo che corre la repubblica, ma anche consapevoli che si esige da loro estremo sacrificio, fino alla vittoria finale. Che quello che i ricchi di Stato prendono, è rubato a quelli che stanno nelle trincee sotto il fuoco della recessione e dell’austerità. Che fare feste e farsi pagare video-porno, passare carte di credito ai figlioli, accumulare pensioni milionarie, è sabotare lo sforzo dei combattenti di prima linea — quelli che producono, che esportano, che cercano di vincere la competizione globale nonostante tutti i pesi, quelli che subiscono l’austerità.

Il vantaggio dello stato di guerra è evidente, perché comporta la Legge Marziale. La magistratura ordinaria viene sovrastata da tribunali di guerra. I danni alle classi pubbliche per ripicca politica, divengono giudicabili come alto tradimento a livelli superiori; ai livelli medio-bassi, quello degli scioperanti scioperati pubblici, come disfattismo, diserzione, impedimento ed ostacolo alla difesa della nazione, forse anche intelligenza col nemico. In guerra, pensare solo ai propri egoistici interessi individuali a danno degli altri, è un reato gravissimo e punibile con la morte; emolumenti e benefici vari, come «profitti di guerra», verranno sequestrati. I reati pubblici più comuni, come corruzione e malversazione, peculato e truffa, saranno interpretabili come attività di sabotaggio dello sforzo bellico supremo, lesione dello Stato e della sua capacità di agire come soggetto sovrano, attentato alla sua integrità territoriale e alla sua indipendenza politica. I processi sarebbero spicci, la pena dei traditori la fucilazione (alla schiena), ai sabotatori in linea che scioperano, ossia rifiutano di trasportare i lavoratori produttivi (fratelli combattenti), si può applicare la decimazione.

Sì, lo so bene, i tempi non sono maturi. Ma lasciatemi sognare. È solo una modesta proposta. Ma è anche la sola riforma che può raddrizzare le nostre sorti collettive.


1) Come nota ormai anche Dagospia, «Il cuore della macchina statale è profondamente ostile» a Matteo Renzi per i suoi (vani) tentativi di ridurre gli sprechi e di metterli sotto controllo, «e appena può si mette di traverso per farlo inciampare. Magistrati, questori, ambasciatori, Banca Intesa eccetera sono tutti contro Renzi e lo aspettano al varco». Esempio: «La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni, divulgata il 30 aprile senza che per un mese e venti giorni Renzi ne fosse informato, la dice lunga sull’isolamento del premier rispetto a certi poteri costituiti come le alte magistrature. Nemmeno Giuliano Amato, giudice costituzionale e mandarino di prima categoria [quello che riceve 45 mila euro mensili], ha fatto un fiato con Palazzo Chigi. Così lo schiaffo è arrivato in piena faccia con tanti saluti al «tesoretto» e ai progetti di mance elettorali in vista delle Regionali. Gli ambasciatori [sono], piuttosto nervosi per i tagli alle indennità. Nell’avvocatura dello Stato, tra i consiglieri di Stato e in generale tra tutti i grand commis c’è una sorda avversione per il primo presidente del Consiglio che ha scelto di non avvalersi dei «professionisti delle leggi», ma di privilegiare il Giglio magico»… I tre milioni di insegnanti esibiscono senza remore un v ero e proprio odio. Ora, ricordo, Renzi è un governante pessimo. Il punto è che tutti gli altri che aspirano al suo posto sono persino peggiori di lui.

Specchio, specchio delle mie brame…

Ma si parla di Renzi quello che si è fatto assumere dall’azienda del papi pochi mesi prima di entrare in regione, così che i suoi contributi li abbiamo pagati noi fino all’altroieri? Parliamo di quel Renzi lì? (Un commento tratto da “Rischio calcolato”)

 

La cosa che mi diverte , mica poi tanto, è l’ipocrisia che alberga in moltissimi commenti che si leggono in rete. Si, si parla proprio di quel Renzi che ha fatto quelle cose li, le stesse che il 99% di noi farebbe al suo posto, e che FA BENE A FARE! E sapete perchè? Perchè se anche non le facesse, nessuno lo ringrazierebbe per questo, perchè è un politico, per cui un ladro per antonomasia, il responsabile di tutti i mali del paese, mentre i MILIONI di italiani che approfittano in mille modi dello stato, quelli sono innocenti, tutti santi. Perchè è comodo e  facile prendersela con i politici, scordandosi che gran parte delle stronzate che fanno le fanno PER COMPRARSI I VOTI, voti che “la ggente” è ben felice di vendere,  sputando su quel diritto, di voto, che è costato la vita a migliaia di poveri utopisti.

Guardiamoci nello specchio, facciamo un pò di autocritica e vedremo che non siamo poi cosi “onesti” come ci piace pensare.

Il costo della bellezza, chi lo paga?

Ci riempiamo il cuore e gli occhi di bellezza, la osanniamo, la desideriamo, la santifichiamo… ma fino a che punto è giusto? Il mio ultimo post riguardava l’acquisto di un quadro per 180.000.000 di dollari: un pezzo di tela colorata che vale come 1000 appartamenti; ha senso? Ma è ARTE, qualcuno mi risponderà, che come la bellezza si sa, è inestimabile*. Credo di averne già scritto in passato, mi chiedo quanto danno ha fatto la bellezza all’essere umano, per me moltissimo. Sapete, io giro per castelli, chiese, musei, e girando non ho potuto fare a meno di pormi una domanda: ma se solo la metà delle risorse che si sono spese nei millenni per inseguire l’arte e la bellezza fossero state investite sullo sviluppo tecnologico-sociale, oggi dove saremmo? Tutti, beh molti, conoscono Raffaello, Monet, Degas, Beethoven, Mozart, Roden o Michelangelo ecc, ma quanti sanno chi ha cominciato a costruire i primi acquedotti o le prime fogne? Chi sa chi ha scoperto i metodi della coltivazione o dell’allevamento? Nessuno, anche perchè queste sono frutto del lavoro comune e dell’intelligenza di molte persone, la cui importanza è tanto grande quanto ignorata. Credete che quando le cose vanno male, si preferisca avere una casa calda e del cibo o un quadro da ammirare? Ma chi pensa mai al lavoro di idraulici, elettricisti, muratori, ingenieri ecc.ecc.ecc.? La loro fama è al massimo limitata a settori ristretti, mentre l’archistar, che fa le cose belle, magari stupide come tante opere d’arte,  diventa ricco e famoso. Trovo tutto ciò molto ingiusto.

Enormi ricchezze sono state impegnate per qualcosa di fondamentalmente effimero, risorse tolte spesso allo sviluppo VERO della società e sia chiaro, non è che non apprezzi la bellezza, ma trovo che il rapporto qualità prezzo  sia troppo spesso assolutamente squilibrato, cioè, alla fine profondamente ingiusto.

*Nota: ma se qualcosa è inestimabile, com’è che lo stimano? Mah…

Ma sapete contare?

http://www.lastampa.it/2015/05/13/cultura/new-york-nuovo-record-da-christies-per-un-picasso-milioni-di-dollari-aIoiaRLp3WNKHlpK8npbgJ/pagina.html

Mi domando sempre, davanti a queste notizie, perchè se ne parla cosi poco; per me è una notiziona, di cui discuterei per ore nei bar e in famiglia, ma invece nulla, passa come se niente fosse.

180.000.000 centottantamilioni di dollari, circa 180 milioni di euro per un quadro. Ma la “gente” comune si rende conto di quanti soldi sono? Perchè mi sembra che non se ne abbia la minima percezione, sennò non si spiega perchè la cosa passi, tutto sommato, inosservata ai più. Eppure è una cosa che personalmente mi fa impressione. Stiamo parlando di una somma immensa, sono 1000 appartamenti, che affittati a 450 euro al mese produrrebbero un reddito di 5.400.000 euro l’anno, equivalgono a 900 ferrari, sono 9230 anni di lavoro di un operaio, o se preferite 9 anni di lavoro di 1000 operai. E tutto questo per che cosa? per un pezzo di tela colorata che, esageriamo, avrà fatto lavorare per un mese l’artista. Che senso ha? Come si può giustificare uno spreco cosi enorme? Ma sopratutto, come si può accettare supinamente uno spreco simile? Dicono che ognuno ha diritto a spendere i propri soldi come vuole, ma se io posso accettare chi compra 1000 appartamenti o 900 Ferrari, perchè costui CREA LAVORO RETRIBUITO, ridistribuendo ricchezza, continuo a trovare queste cose assolutamente immorali perchè  cosi invece poche persone guadagnano moltissimo, ma con quale merito?

Perchè non si reagisce a cose del genere? Perchè in un mondo dove milioni di persone muoiono di fame il fatto che si sprechino enormi risorse in modo cosi vergonoso non suscita l’indignazione che un fatto del genere dovrebbe invece suscitare nei cittadini?

Mah, forse sono strano io, però….

 

Piccolo è bello? No, è morto.

Leggo che stanno cominciando ad aprire alcuni centri commerciali anche la notte. Che  servizio! 24 ore su 24, 7 giorni su 7, figo no? Tutto per dare servizi al cittadino, o almeno cosi dicono. Come si fa a non capire che cosi si stanno eliminando tutti i piccoli e medi esercizi, che non potranno competere per ovvi motivi di costi? Ma poi? Una volta che si chiudono i piccoli e medi negozi, cosa succede? Succede un disastro: rimanendo solo i grossi gruppi, da una parte si strozzano i fornitori, ( e conseguentemente chi ci lavora)poi i propri dipendenti, che, sempre se non vengono sostituiti da macchinari, si ritrovano con condizioni lavorative sempre peggiori e stipendi sempre più bassi (fino ad arrivare a situazioni tipo Wall Mart che paga parte degli stipendi in buoni spesa) ed infine i clienti, che si vedranno ridurre sempre di più le possibilità di scegliere perchè si formeranno cartelli. Perchè è cosi difficile capirlo? Il benessere raggiunto in occidente negli ultimi 90 anni, non è dato dalla quantità di ricchezza prodotta, ma dalla sua ridistribuzione ad un numero sempre più grande di persone, grazie ad essa milioni di persone sono diventate CONSUMATORI creando domanda, quindi offerta producendo altra ricchezza in un circolo virtuoso. Per capirci, per quanto possa spendere un plurimiliardario, non riuscirà mai a consumare, movimentare il mercato creando nuova produzione e lavoro, come 1000 persone medie.

NON E’ LA QUANTITA‘ DI DENARO CHE CREA RICCHEZZA LAVORO E BENESSERE, MA LA SUA VELOCITA’ DI CIRCOLAZIONE. ENORMI QUANTITA’ DI DENARO FERMO, I FAMOSI RISPARMI, DANNEGGIANO PESANTEMENTE L’ECONOMIA.

Continuo a non capire se sono io che sono paranoico, o è la gran parte della popolazione che non ha le fette di prosciutto ,ma ha i maiali interi, sugli occhi.