Profughi?

Ma secondo voi, un profugo non è un individuo che fugge da una guerra e sosta alle frontiere di essa nella speranza di poter rientrare a casa propria a guerra finita?

Domanda: ma secondo voi, un siriano che con la famiglia si trasferisce in Svezia o Germania, ha intenzione di ritornare?

Risposta ad un buono.

Da facebook:

AUSCHWITZ E’ COLPA VOSTRA, RAZZISTI DI MERDA

Ingrandite la foto e squartatevi gli occhi, bestie da social, perché questo è il risultato delle vostre politiche di repressione, il risultato delle vostre grida contro i più deboli venerando il più forte.
Auschwitz è colpa vostra, razzisti di merda, ed è ora che ve lo diciamo chiaro e tondo, i responsabili siete voi.

Non finirà come in Germania, che dopo il nazismo tutti dissero “non sapevamo”. Noi, oggi, sappiamo.
Noi, oggi, conosciamo i nomi, e i nomi sono i vostri. Voi che dietro “l’Italia agli italiani” “prima gli italiani” e “pensiamo prima ai nostri poveri”, nascondete il fango che siete. Voi, cari razzisti di merda, siete gli escrementi disinteressati alle sorti di chiunque, italiani compresi e per primi, basta vedere come avete governato quando siete stati al potere.
Non ci fate paura, razzisti, solo tanto schifo. Siete il vomito di ciò che resta dopo il comizio, e perderete. Sarà sempre tardi ma perderete. Lo dobbiamo agli uomini colorati (e non) che voi state uccidendo.
Saverio Tommasi

Povero idiota, sono quelli come te che causano auschwitz, i coglioni che credono che il mondo sia diviso tra buoni e cattivi. Questi morti non mi toccano assolutamente, e solo le nullità come te che se non vedono non capiscono, si possono scandalizzare davanti a foto cosi, ogni giorno milioni d’individui muoiono di miseria e spesso sono invidiati da chi in quella miseria ci vive, e chi ha coscienza non ha bisogno di vederli per saperlo; ma per quelli come te, sono reali solo se appaiono in tv o in foto. Vi sentite tanto buoni perchè a parole fate del bene, voi siete quelli che salvano i bambini piccoli e poi li lasciate crescere da miserabili, che poi finiscono per diventare assassini o vittime della miseria in cui vivono, o vengono qui a morire sui tir. IPOCRITI, IGNORANTI, VIGLIACCHI, non avete il coraggio di incidere la ferita ma vi lamentate del fetore che ne esce, vi lavate la coscienza scaricando la responsabilità addosso a noi “cattivi” che abbiamo il coraggio di ammettere il nostro egoismo, e che affrontiamo i problemi faccia a faccia, e non, come sempre fate voi gridando “qualcuno faccia qualcosa” limitandovi a frignare. Nella storia è sempre chi si è sporcato le mani, di fango o di sangue che ha permesso il progresso, che vi piaccia o no, quelli che pregavano, hanno solo fatto ingrassare i preti o i politici. Per voi contano solo i morti, che hanno smesso di soffrire, mentre sono i vivi quelli di cui occorre occuparsi, e non basta la vostra carità pelosa.

Grecia, debito e pensioni.

C’è un gran dibattito in rete sulle pensioni greche, chi mi legge sa che le pensioni sono sempre state una mia fissa, mi danno uno spunto per alcune osservazioni.

1) Le pensioni non sono tutte uguali; oltre a quanto è stato realmente versato, che è il primo parametro da considerare, occorre anche valutare alcune altre cose, e in particolare se i contributi versati hanno un valore reale. Sò che mi odierete, ma torniamo sul discorso soldi veri o falsi; io posso considerare soldi veri quelli versati da un operaio, un artigiano, un infermiere, un poliziotto (privilegi a parte) perchè il loro lavoro è utile alla società, è produttivo; ma posso considerare allo stesso modo i contributi versati da coloro che di fatto non rendono nulla? Per esempio, un politico  che non fa niente, ce ne sono con assenze del 90%, o un impiegato pubblico molto assenteista versano, o meglio lo fa lo stato, i loro contributi, ma questi soldi esistono? se lui di fatto non produce nulla, come possono essere “veri” i denari da lui ,o per lui, versati? Se costoro non producono ricchezza reale, i contributi  versati alla fine cos’altro sono se non debito? Mi rendo conto che è un ragionamento un pò contorto, perciò provo a spiegarmi con un esempio estremo.

Io assumo una persona per costruirmi una casa, ok? Bene, a fine mese io gli pago il concordato, ma lui non ha fatto nulla. Domanda: visto che difatto il denaro da me pagato è stato speso inutilmente, visto che non si è trasformato in qualcosa di reale, che valore ha per me questo denaro?  IO  vedo diminuire il mio gruzzolo ma senza arricchirmi di nulla, la casa non c’è, quindi non è come se si io avessi PRESTATO soldi al muratore? Cioè si fosse creato  DEBITO? Quando si paga un servizio non erogato, o erogato solo parzialmente, si crea DEBITO.

Lo stesso ragionamento vale per i sussidi di ogni genere, se io dò denaro sotto qualunque forma, disoccupazione, cassa integrazione, abitazioni, aiuti vari, reddito di cittadinanza, non significa che io stato PRESTO soldi, cioè creo un DEBITO? Certo, in caso di cassa integrazione o pensioni, IL TEORIA uso denaro che è stato versato in anticipo, in attesa di verifiche contabili torno però all’esempio di prima, se coloro per cui io stato ho versato contributi non hanno di fatto reso nulla, o molto meno del dovuto, ho solo creato debito? Prendiamo ad esempio  l’esercito: se un soldato fa tutta la sua carriera senza mai fare una guerra, a cosa è servito?  Per lo stato è solo un debito? Attenzione, non stò criticando l’esistenza delle forze armate, stò facendo solo una riflessione economico finanziaria fine a se stessa e poche cose illustrano meglio il concetto; un carro armato, un caccia, un autoblindo che di fatto non ottempera a quella che è la sua funzione, combattere, è o non è un debito? Chiunque, poliziotto, infermiere, insegnante, operaio, politico, dirigente, è stipendiato per fare qualcosa che poi non fa, alla fine non si trasforma in debito?

E tornando alle pensioni, se un militare ha (incolpevolmente) creato debito durante la sua vita lavorativa, non continua ad aumentare il debito andando in pensione? Non avendo di fatto avuto nessuna utilità ne creato ricchezza, ha  realmente pagato i suoi contributi? Ovvio, qualcosa ha reso, ha consumato, e anche questo è un modo di creare economia, ma ovviamente solo in parte. Se vi è venuto mal di testa, capisco. ce l’ho anch’io.

Però questi cervellotici ragionamenti servono per capire cos’è il debito che tanto ci assilla, perchè solo conoscendone le varie forme possiamo cercare di controllarne gli effetti, e io continuo a pensare che sia molto più sfuggente di quel che sembra. Forse ricorderete che in me l’interesse per l’argomento nacque quando 30 anni fa lessi di un miliardario giapponese che fece bruciare con se un Van Gogh del valore di svariati miliardi di lire. La domanda che mi posi fu: dove diavolo finiva il valore monetario di quel quadro? Mi risposero che non era scomparso, che lo possedeva colui che aveva venduto il quadro, ( la teoria del denaro  che non scompare ma solo si trasforma, si trasferisce) ma la cosa non mi convinceva ne mi convince ora. Ipotizzando un valore di 10 miliardi del quadro, finchè io ho il quadro io ho un valore totale di 20 miliardi, i 10 rappresentati dal quadro, e i dieci che si sta spendendo il venditore, ma se io brucio l’opera d’arte, mi scompare metà della cifra. Dove sono andati a finire? Quando la borsa “brucia” x miliardi, dove sono andati a finire? Qualcosa che è stato pagato x, dopo vale molto meno o addirittura nulla; e allora? Per me si trasforma in un valore che deve essere ricostruito o recuperato nel futuro, e cos’è questo se non una definizione di debito?

Per Barisoni:

Caro Barisoni, ieri hai commentato il crollo della borsa lamentando il fatto che non si spiegava la ragione, che non era “giustificato da nessuna particolare notizia”. Voglio aiutarti e darti una spiegazione: Se sento che c’è un incendio in un reparto dell’azienda in cui lavoro e questa è una ditta di stampi, ad esempio, io alzo le spalle e continuo il mio lavoro; ma, se invece lavoro in una fabbrica di fuochi d’artificio… me la dò a gambe levate. E visto che la borsa oggi è, evidentemente, una polveriera pronta ad esplodere, ecco perchè sono tutti pronti a scappare al primo odore di fumo.

 

Indipendenza e libertà.

Libertà, indipendenza… ma di cosa parlano tutti? In una società complessa non è possibile essere liberi e indipendenti a meno che non vi ritiriate su un’isola deserta a fare i Robinson. Più una società è complessa, tecnologica, comoda, più diventa impossibile essere autonomi, perchè nessuno sa fare tutto, quindi hai bisogno degli altri, e ciò impedisce la tua indipendenza e libertà. Il punto non è essere indipendenti, ma creare rapporti corretti tra le parti, non ha importanza che io abbia bisogno degli altri, ma che il costo che io pago sia corretto e che io possa permettermelo. La libertà non esiste in natura, tutto deve seguire delle leggi, delle regole, e dove ci sono leggi, non può esserci libertà percui cercarla è uno spreco di tempo, se non per quelli che ci guadagnano denaro e potere promettendoli alle masse.

Perchè viviamo d’illusioni? Sprechiamo molte delle nostre migliori energie per seguire i sogni, sprecando cosi la possibilità di rendere la realtà un pò migliore per tutti, ma sopratutto, perchè i media continuano ad alimentare queste false speranze? Qui prodest? Capisco che ciò che io chiamo debolezze umane in realtà sono ciò che ci rende umani. Lo accetto, ma ho paura quando queste prendono il sopravvento sulla ragione perchè il risultato è sempre catastrofico, e se cadere è un’attimo, basta un attimo di distrazione, risalire è molto più difficile, e non sempre si può.

Lo stato è, o dovrebbe essere, l’organismo che

costruisce le scale sulle quali il cittadino comune può, a seconda delle proprie capacità e caratteristiche, salire o scendere la scala sociale. La scala dev’essere fatta con perizia, con gradini della giusta altezza, ne troppo alti ne troppo bassi; se ce ne sono alti 3 metri, (impedendo alla maggioranza di chi stà in basso di risalire), o esistono ascensori (ad uso dei pochi privilegiati) lo stato ha fallito il suo compito, e va riformato.

Lo stato serve (o dovrebbe servire)…

… A costruire quelle scale sulle quali il cittadino possa salire, o scendere,  assecondando i propri meriti e qualità. Più queste scale sono fatte bene, migliore è lo stato. Se i gradini sono di 2 metri d’altezza  (penalizzando le classi inferiori) o ci sono ascensori (che privilegiano solo alcune categorie), lo stato (politica + cultura+ governo) non stà facendo il proprio dovere e va riformato.

A proposito di zanzare.

Oggi ne ho eliminate un tot. Dichiaro che non ho motivi pregiudiziali di odio contro le zanze, ma se mi pungono io le ammazzo (se le prendo). Sarei anche disponibile a tollerare la loro puntura (che vuoi che sia un pò di sangue, ho anche la pressione alta), ma pizzica. Qui m’impegno a non ucciderle più nel momento che il loro morso non mi infastidisca, fino allora… SPLAT.

Un pò di cazzeggio ogni tanto non fa male. 🙂

Lo stato non è un’entità astratta, è un’organizzazione.

la cosa che non capisco di molti “liberisti” è che parlano dello stato come se fosse un’entità astratta, un qualcosa di soprannaturale. Non è cosi, lo stato è semplicemente un’organizzazione, è il cervello che regola, o dovrebbe regolare, la rete nervosa che tiene collegati i vari corpi di una nazione, cosi come lo è una qualsiasi azienda privata: e come tale può essere gestita bene o male, questo dipende, in democrazia, in gran parte dai suoi cittadini. Percui, se noi non siamo in grado di selezionare la nostra classe dirigente, la colpa è principalmente, non totalmente, nostra, e certi soloni che parlano dello stato come se questo fosse un mostro imposto da qualche essere superiore, o mentono ipocritamente, o sono dei cretini. Un’azienda può essere efficace e produttiva o un buco nero e fallire, ma nessuno, ne i dipendenti ne i fornitori se la prenderebbe con il concetto d’azienda, vero? Ce la si può prendere con la dirigenza, o con il mercato, o con qualche cattivo pagatore, ma nessuno accuserebbe l’azienda come entità, come concetto sociale ed economico, non avrebbe senso. Invece in Italia la colpa è dello stato che è fallace per concezione filosofica. Ora, se cosi fosse, nessuno mi ha ancora spiegato quale dovrebbe essere l’alternativa, cioè all’organizzazione atta a permettere il funzionamento del sistema di un paese, cosa dovrebbe essere a regolare le leggi necessarie alla convivenza, forse l’anarchia? O le aziende private? Ma che cazzate sarebbero? E’ un mezzo, un autobus, il cui funzionamento dipende dalla cura che se ne ha, sia da parte di chi lo usa, da chi ne deve controllare la manutenzione e ovviamente da chi lo conduce, non è dotato di volontà propria ne governato da un’entità superiore. LO STATO SIAMO NOI, o dovremmo esserlo.

Che poi uno stato sia governato da schifo, questo è un’altro paio di maniche, ma ripeto questo non dipende dallo stato in se, ma dalla sua classe dirigente e sopratutto dal popolo che lo costituisce. Se un popolo è di cacca, lo stato sarà un cesso, se il popolo è di cioccolata, lo stato sarà una tazza di limoges.