Guerra e guerrieri.

Mi è capitato di vedere un filmato recente di un drone che attaccava una colonna dell’isis: impressionante,. Ora, non verso lacrime su costoro, ma devo dire che mi disgusta vedere come dei guerrieri (spero che lo fossero) siano stati assolutamente indifesi contro delle macchine guidate da migliaia di km di distanza da personaggi che di fatto giocano ad un videogame, che non rischiano nulla. E poi c’è chi da dei vigliacchi ai kamikaze.

Beh, cosi è la guerra, e non ci si puo fare nulla, ma posso dire che ho trovato vergognoso i commenti che accompagnavano questo video su facebook, tutti inneggianti a questo massacro degno di macellai e non di soldati. Ripeto, non critico l’uso di questi mezzi, ma critico coloro che non si vergognano di usarli; è sempre stato cosi “il fine giustifica i mezzi” ma lasciatemi dire che è disgustoso, ne più ne meno di quando vedo quelli dell’Isis decapitare i prigionieri o fucilare dei civili. Attaccare senza dare modo all’avversario di difendersi è sempre una vigliaccheria, lo accetto, ma vorrei che non ce ne si vantasse o si facesse il tifo.

Armi e antiarmi.

Trovo assurdo, come mille altre cose, la politica antiarmi della sinistra. Ora, capisco il punto di vista, non lo condivido, ma lo capisco. Trovo invece assolutamente idiota le motivazioni di questo comportamento, la logica è che le armi sono un rischio per la salute pubblica; ora, non voglio negare che un pò di pericolo lo rappresentano, però occorre anche considerare alcune cose.

  1. Chiunque desideri uccidere in modo premeditato non usa armi denunciate, questo credo sia chiaro anche ai più idioti, sarebbe come fare telefonate oscene o di minaccia dal proprio cellulare.
  2. Esiste innegabilmente la possibilità che il proprietario di armi “regolari” impazzisca, e cominci a sparare ma questo può succedere anche a poliziotti, carabinieri, guardie giurate, militari… che facciamo, disarmiamo tutti (tranne i delinquenti, ovvio)?
  3. Può anche impazzire il pilota d’aereo (ricordate il caso German Wings?) il camionista, il guidatore di autobus o un semplice autista, e fare una strage; tutti a piedi?
  4. Molti di casi di omicidio sono effettuati con armi da taglio comuni, oggetti contundenti, a mani nude, veleno, cosa si fa? Posate di plastica tenera e martelli di gomma?
  5. Per non parlare di quelli che ce l’hanno con chi ha molte armi, cosa che spesso accade agli appassionati che possono detenerle in buon numero; ho letto spesso di qualcuno che deplorava il fatto, con argomenti tipo “cosa se ne fa di 10 fucili e 5 pistole?”. Potrei rispondergli “cosa se ne fa di 10 paia di scarpe, di 5 giacche o (visto che molte donne sono antiarmi) di 50 abiti?” per non parlare delle 3 case, 4 televisori, 4 orologi, 3 automobili ecc.ecc. . Ma poi, poveri idioti, cosa pensate che uno possa andare in giro a sparare con tre fucili contemporaneamente, uno per mano e il terzo nel c…? Provateci a sparare con un’arma per mano se siete capaci. Guardate troppi film di Rambo.
  6. Ultima novità, chi vuole possedere un determinato tipo di arma, secondo le ultime intenzioni dell’UE, dovrebbe frequentare assiduamente i poligoni di tiro dimostrando di essere “sportivi”. Cosi, al posto del collezzionista che si limita a sparare di tanto in tanto, la cui vera passione è quella a pulirle e “truccarle” (non avete idea di che livelli di barocco si riesce ad arrivare tra i customizzatori di armi 🙂 ) prepariamo tiratori abili ed esperti che, in caso di impazzimento, loro si che sono davvero in grado di fare stragi.

Io non capisco se sono matto io oppure…

 

PS, le armi in foto, sono armi ILLEGALI sequestrate.

Ohi vita, ohi vita mia…

Il caso del suicidio assistito del DJ Fabo mi porta a fare alcune riflessioni sul concetto di vita, la prima delle quali porterà molti a “toccamenti scaramantici” (tra l’altro, per i maschi si sa cosa si tocca, ma per le femmine? Non pervenuto. E comunque a certe operazioni ci si potrebbe affezionare  🙂 ): Signori, tutti dobbiamo morire. Questa banale osservazione già mette in dubbio il concetto stesso di “ la vita umana non ha prezzo”; visto che già ha una durata tutto sommato breve, se poi aggiungiamo che dai 20 anni in poi comincia a perdere qualità fino a raggiungere livelli decisamente bassi ecco che ci troviamo davanti ad una dichiarazione oggettivamente discutibile.

A maggior ragione se poi guardiamo la realtà che ci circonda, dove si muore con una facilità impressionante per i più futili motivi, (tralasciando cause naturali come malattie o catastrofi naturali varie) dagli omicidi per furti anche di poco conto,  per gelosia, ira, odio razziale, interesse, guerre , violenza gratuita o meno, fino a sempre più giovani, che si ammazzano a causa di sport o azioni estreme, pericolose ed adrenaliniche o, peggio, per farsi selfie o filmati da mettere sui media, vedi il fenomeno “Jackass”. O, anche più triste, semplicemente cadendo da una sedia (incredibile la recentissima morte di un povero ragazzo che è morto cadendo in un tombino cercando di recuperare le chiavi dell’auto e ci è affogato); in ragione di tutto ciò posso asserire che non è assolutamente vero che la vita non ha prezzo: non solo ce l’ha, ma che è anche molto basso.

In realtà quando asseriamo è perché proiettiamo. E’ la nostra vita, e di coloro che amiamo, che non ha prezzo, mentre quella degli altri può essere sottoposta a ulteriori valutazioni: molte persone che sostengono la tesi della “vita bene impagabile” e “solo Dio può togliere la vita” sono assolutamente favorevoli a sparare ad un ladro che provasse a rubargli la bici, il che rende il concetto di “valore impagabile” alquanto aleatorio.

Sicuramente la vita prende grande valore economico quando paga lo stato; si sono pagate cifre consistenti, si parla di 11 milioni di euro più spese varie, per salvare persone come le due tipe che erano andate in Siria, per le quali io non avrei speso un cent, ma si sa che quando paga pantalone, sono tutti brillanti, fermo poi lamentarsi perché si pagano troppe tasse. Anche con le assicurazioni la vita prende grande valore, almeno nelle richieste degli avvocati di parte, dove un’anziano pensionato che viene normalmente presentato come “povero” (si sa, i pensionati sono poveri per antonomasia), o il genitore alcolizzato e violento, in caso di morte per incidente diventano improvvisamente fulgidi esempio di educatore e dolcissimo padre colonne della società e, pur essendo disoccupato, con un promettente futuro economico.

Ma la vita è sacra, specie alle religioni, anche perchè esistono in gran parte grazie ad essa, o per essere più precisi, le religioni vivono, sembra un gioco di parole, grazie alla paura della morte. Cos’hanno in comune le religioni? Che, in un modo o nell’altro, tutte garantiscono una vita oltre la morte, ed è questo il pilastro principale che le regge. Riflettiamoci un attimo, se dopo c’è solo la morte vera, cioè il nulla, (scompare la nostra coscienza di noi stessi, NOI diventiamo nulla, per molti è un concetto molto difficile da elaborare) Dio, qualunque esso sia, che “C’azzecca”?

D’altra parte, la ricerca dell’immortalità è stato un classico che ha attraversato la storia, la pietra filosofale, la fonte della vita eterna, L’errante, quanti ne sono stati affascinati? Quanti ci hanno anche provato? Eppure basterebbe avere 5 neutroni funzionanti in tenta per vederne l’orrore, prima ancora dell’assurdità. Vivere in eterno? Ma ci si rende conto di cosa significherebbe? A parte la solitudine totale, la vita degli altri per voi non durerebbe un attimo, pensate solo alla caccia spietata che altri idioti con ambizioni di eternità vi darebbero: immaginate cosa potrebbe farvi un potente, perchè sono sopratutto i ricchi e potenti che hanno ambizioni di questo genere, per estorcervi il segreto? Immaginate di non poterlo fare, e che per punizione vi seppellissero vivi in un blocco di cemento di vari metri e voi rimarreste li per migliaia di anni senza potervi muovere ne morire? Certo, prima o poi ne uscireste, ma cosa vi aspetterebbe? Bleah. Immortalità? No grazie.

Ma torniamo al povero DJ Fabo, non capisco perché si unisca il concetto di suicidio assistito a quello di eutanasia; sono due cose diverse, e potrebbero essere legiferate separatamente. Nel primo caso è una scelta dell’individuo, è lui che sceglie di morire, e non capisco perché non si debba aiutare qualcuno ad anticipare semplicemente un fatto inevitabile risparmiando a lui, ai suoi famigliari e alla società dolori, difficoltà e costi. Diverso è l’eutanasia, dove è la società o i parenti che devono decidere, e li capisco maggiori problemi etici, morali e pratici, il rischio che certi zii ricchi e anzianotti che si ammalano, aumenterebbero considerevolmente J.

Ma nel primo caso, non vedo la difficoltà il problema a fare una legge che lo permetta e contemporaneamente impegni lo stato e le assicurazioni a rispettare gl’impegni economici presi, visto che in caso di suicidio le assicurazioni non pagano.

La chiesa? Ma se io decido di suicidarmi significa che, o non credo, o credo che l’eventuale Dio coglierà la differenza, quindi chi se ne frega della chiesa?.

Uno su mille ce la fa.

Conoscete questa canzone di Gianni Morandi?  http://www.italianissima.info/testi/unosumil.htm   È stata la canzone della sua rinascita, quando ormai era precipitato, ridotto a cantare canzoni per bambini, e invece gli ha dato la possibilità di ritornare tra i big.

Credo che dovrebbe ascendere al ruolo di canzone emblema dei tempi moderni, anche se però più che “uno su mille” sarebbe corretto dire “uno su centomila”. E’ la globalizzazione bellezza!

A me non piace lo sport, specialmente quello di oggi, dove il motto di De Coubertin, “l’importante non è vincere, ma gareggiare” suona assolutamente ridicolo.

Competitività la chiamano, e la spacciano come una qualità, una virtù, mentre invece è l’arma perfetta per il “dividi et impera” utile, indispensabile, a chi comanda per mantenere le proprie posizioni ridendo della massa di idioti (noi) che si ammazzano uno con l’altro nel tentativo di risalire posizioni. Come già ho ripetuto spesso, “in una gara il secondo che arriva è solo il primo dei perdenti”, e più è grande il numero dei partecipanti, maggiore è il numero dei perdenti. Il che ci porta alla globalizzazione; secoli fa potevi essere il “campione” del tuo isolato villaggio, il che creava un numero percentualmente significativo di vincenti, 1-2%, ma oggi ti confronti con il mondo, e devi essere il primo almeno tra 100.000; il che ci fa asserire che, come minimo, riduce parecchio le possibilità individuali di successo. Tutti sanno chi è Bolt, (perfino il correttore automatico di word 🙂 ) ma quanti mi sanno dire i nomi di tutti i finalisti ai100 mt delle olimpiadi?  E si che non è cosa facile arrivare li su quelle corsie, in quella finale.

Cosi è il mondo che ci stiamo creando, i 5 vincenti (su decine di milioni) si prendono il 90% dei vantaggi, di popolarità ed economici, lasciando a tutti gli altri a dividersi (e non è detto pacificamente) le restanti briciole. Enormi energie spese per nulla, per arrivare a sentire l’odore del successo, per poi dovervi rinunciare all’ultimo momento; vi è mai capitato di correre come dei matti per prendere un treno, un aereo o una metro e vederveli partire sotto il naso? A me fa incazzare da morire, e magari ci ho perso solo pochi minuti di impegno e fatic;, come dev’essere per colui che lo fa per anni di impegnarsi al massimo per ottenere un determinato risultato e fallisce? Basta un piccolo errore, una partenza sbagliata e tutto il lavoro di anni sfuma in un attimo.

Dove voglio arrivare? Alla rete. Si, a internet, che è ogni giorno più vitale per le nostre vite, che in questo senso ha un percorso assolutamente parallelo allo sport; anche qui sono pochissimi i vincitori, i nomi li conosciamo tutti, Facebook, Google, Ali Baba, Amazon  ecc.ecc. tutti colossi con un potere immenso, che sono destinati ad assorbire l’ 80% delle risorse finanziarie lasciando ai milioni, anzi miliardi, di altri siti il compito di dividersi i magri resti. “E’ il mercato bellezza” “la concorrenza che salvaguardia il consumatore” si dice in questi casi,” vincono i migliori”. Beh, non è tutto falso, ma neanche tutto vero, potrei fare una lunga dissertazione sul concetto di “migliori” ma ve lo risparmio; il punto è un altro, cioè CHE QUESTO SISTEMA NON CREA VINCENTI, MA PERDENTI, e mi domando quanto danno questo possa fare al sistema nel suo insieme.

Non vi annoio ulteriormente, mi limito a ricordarvelo nuovamente: oggi, e domani sarà peggio, preparatevi all’idea che IL FALLIMENTO SIA LA NORMALITA’, quindi non prendetevela troppo e non fatevi distruggere da esso. Provateci (anzi, RIPROVATECI imparando dagli errori passati) preparatevi al meglio delle vostre capacità cercando di non farvi trasportare solo dal facile entusiasmo, ma usando sempre il buon senso: giocate puntando cifre che sapete potervi permettere di perdere. Poi capita la situazione in cui la posta si alza, e i rischi e i possibili guadagni aumentano, ed è logico rischiare di più. Anche in questo caso è una questione di statistica, di calcolo delle probabilità, se aumentano le possibilità di vittoria occorre rilanciare senza mai dimenticare il fattore “C” (come Culo).

Concludendo: Esistono ancora spazi, possibilità di vincere, e bisogna provarci se ne si ha la possibilità e lo si ritiene opportuno, ma per i motivi sopra espressi tenere presente che la sconfitta è la cosa statisticamente molto più probabile quindi siate pronti ad accettarla come si accetta che il nostro biglietto della lotteria non sia quello vincente. Beh, con le giuste proporzioni ovviamente.