E’ sempre la stessa storia.

Mi stò stufando. Sono sempre le stesse cose ripetute all’jnfinito, e inutilmente a quanto pare. I “buoni” parolai imperversano, personaggi ipocriti e stupidi che raccolgono l’approvazione di ipocriti imbecilli come loro.

I “buoni, sempre loro. Quelli Europei, che condannano l’Italia per discriminazione contro gli omosessuali, http://www.repubblica.it/esteri/2016/06/30/news/niente_ricongiungimento_a_coppia_gay_la_corte_europea_condanna_l_italia-143113395/ evidentemente l’Europa non ha molti problemi seri a cui stare dietro, se le sue istituzioni sprecano cosi il loro tempo. Poi si lamentano se c’è chi vuole uscire.

Tra l’altro, sarei curioso di sapere per quale motivo a più di 50 anni questi due sono rientrati in Italia; sarò maligno, ma sono pronto a scommettere che è per motivi medici; secondo me l’italiano aveva bisogno di cure (quale altro motivo potrebbe avere per rientrare nell’orrida, omofoba e arretrata Italia? Se fosse per un tempo breve, non ne sarebbe nato il caso, quindi la ragione doveva essere un’altra e l’unica che mi sembra plausibile è questa); perchè l’Italia è un paese omofobo,cattivo e retrogrado, ma con una buona sanità gratuita; in fondo meglio avere a che fare con omofobi generosi, che con libertari a pagamento, vero? Ma quegli stronzi che fanno i “buoni” se ne guardano bene da verificare queste cose, condannano l’Italia a pagare 20.000 euro, ma di quanto l’Italia spende per curare lo stronzo, che lavora, paga le tasse e spende in Nuova Zelanda non se ne parla.

Nota: Queste considerazioni non valgono solo per gli omosessuali, ma anche per i “poveri” pensionati  e i “cervelli”che vanno a vivere all’estero , che come già detto spesso sono diventati tali a nostre spese, in fuga: io gli toglierei il diritto di usufruire gratuitamente della sanità a chiunque paghi le tasse all’estero. Giovani brillanti laureati abbandonate il paese? D’accordo, ma prima ci ripagate parte delle spese sostenute a prepararvi, poi andate dove cazzo volete, e la poi rimanete, e qui tornate solo per le ferie.

E poi sempre la solita manfrina dello stato ladro, ladro , ladro, Giannino dixit, che deruba i poveri Italiani sulle cui spalle ricade il sempre più grande debito pubblico. Ma chi cazzo lo ha fatto questo debito pubblico, se non gli Italiani? O forse sti giornalisti del piffero, populisti e imbroglioni, che si guardano bene dal ricordare che i miliardi di debiti lo stato li ha creati regalando diritti a cani e porci senza pretendere nulla in cambio? Sanità, pensioni, casse integrazioni, lavori pubblici, pubblica amministrazione, finanziamenti, corruzione, scuola, il cosidetto welfare, tutto ciò ha creato il debito, si è creato perché si è speso di più di quel che si è guadagnato, cioè non si è lavorato abbastanza, o meglio alcuni hanno lavorato anche troppo, altri, molti altri, molto meno, e costoro di solito sono anche quelli che allo stato costano di più. Anche il business dell’assistenza agli extracomunitari rientra in questa filosofia di inventarsi un lavoro per distribuire reddito a pioggia, ma un lavoro se non è veramente utile, non è vero lavoro, non crea vera ricchezza ma è solo altro debito mimetizzato.

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_maggio_25/atac-dossier-procura-9b6e5808-22a9-11e6-889d-0e478b0d5f56.shtml   Troverete decine di scandali che riguardano l’ATAC di Roma, una  delle centinaia di aziende dove GLI ITALIANI rubano allo stato,  uno dei mille esempi di ruberie VERSO LO STATO, BREBEMI, MOSE, mafia Capitale, banche, , furbetti del cartellino, corrotti e corruttori di ogni genere e tipo;  dove sono i cittadini che rubano allo stato, gli stessi che poi vanno in televisione a lamentarsi dello stato ladro. Ma chi, cosa è lo Stato se non la comunità?  O forse credono che li hanno rubati tutti i “politici” i 2300 MILIARDI di euro del debito pubblico? Cavolo, sarebbero tutti davvero ricchissimi.Ma no, meglio considerare lo stato un mostro impersonale, un’entità astratta su cui scaricare tutte le colpe, assolvendo cosi le nostre, un essere perfido attaccando il quale si può fare carriera, politica o giornalistica.

Si chiama tagliare il ramo su cui si è seduti, ma siamo cosi scemi, ma cosi scemi, da non capirlo.

 

 

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